Il Consiglio cittadino di Fiume ha respinto la proposta di conclusione portata avanti da 13 consiglieri che avrebbe dato al governo locale la possibilità di adottare delle misure per garantire che negli spazi e sulle superfici gestiti dalla Città e negli spazi pubblici per i quali la municipalità rilascia permessi per eventi, non vengano usati simboli, slogan o messaggi che esaltano, incitano o approvano l’odio nazionale, razziale o religioso, compresi simboli o slogan fascisti/ustascia come “Za dom spremni” (“Per la Patria pronti”), richiamando il divieto previsto dall’articolo 39 della Costituzione croata. Se non avete capito esattamente di cosa stiamo parlando, mettetevi comodi, questa era la parte più semplice da spiegare. Nonostante un paio d’ore di discorsi, con repliche, controrepliche e quant’altro e argomentazioni abbastanza elaborate sia da una parte che dall’altra, non si è riuscito a capire fino in fondo né perché gli uni abbiano proposta una conclusione come questa proprio ora, per di più richiedendo una sessione straordinaria del Consiglio cittadino, né perché per tanti altri la forma sia più importante della sostanza. Attenzione, non vogliamo dire fosse tutta scena, anzi, ci sono state argomentazioni buone e articolate sia fra i sostenitori del “no” che fra quelli del “sì”, semplicemente quasi tutti alla fine si sono persi, a nostro avviso, in questioni di principio anziché pensare alla pratica. Chi ha centrato meglio la questione è stato Enea Dessardo, consigliere cittadino della CNI, il cui intervento è stato poi ripreso e citato da vari altri consiglieri.
Contro tutti i regimi totalitari
“Concordo con i colleghi che ritengono che questo Consiglio cittadino sia il luogo da cui devono venire avviati messaggi politici chiari. Fiume è una città da cui deve partire, non verso la Croazia, ma verso il mondo, una condanna non soltanto del fascismo, ma di tutti i regimi totalitari. Perché la nostra città è una città che ha sofferto durante il fascismo, durante l’occupazione nazista e durante il comunismo. Pochi giorni fa è stata inaugurata una mostra sui campi fascisti italiani nel Litorale croato e sono immensamente orgoglioso, come presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, che su invito della Comunità ebraica di Fiume proprio il nostro coro, il coro della CI, abbia partecipato all’inaugurazione della mostra e che tutti insieme abbiamo inviato un messaggio di condanna e sottolineato quanto sia importante lavorare insieme sulla memoria e sull’educazione delle future generazioni”, ha affermato Dessardo.
“Dieci anni fa circa, docenti e alunni della SEI Gelsi hanno svolto un’azione di copertura dei ripugnanti slogan e simboli, come quelli che abbiamo visto nella presentazione introduttiva, che si trovavano sulle attrezzature del parco giochi nel giardino pubblico di Mlaka. Le insegnanti di storia e di religione avevano spiegato ai bambini il contesto e perché quel gesto di copertura fosse importante, e poi i bambini avevano disegnato da soli fiori, cuori, animali e così via, direttamente nel parco giochi. Senza dover convocare sedute e senza annunci pomposi sui media. E credo che per quegli alunni quello sia stato un giorno di forte e duraturo impatto sui loro valori personali”, ha proseguito il consigliere della CNI.

Foto Roni Brmalj
L’antifascismo vero
L’antifascismo, ovvero i valori di libertà e uguaglianza, è qualcosa che si vive ogni giorno ed è qualcosa che conta molto di più nei fatti che nelle parole. Questo lo sapevano anche Giuseppe Carrabino, Giuseppe Duella, Mario Gennari e molti altri fiumani morti per la libertà durante la Seconda guerra mondiale. E i loro nomi giustamente si trovano oggi nelle nostre vie. Ma lo sapevano anche Mario Blasich, Nevio Skull e Giuseppe Sincich, autonomisti fiumani, antifascisti, che furono uccisi dopo il 3 maggio 1945. Lo sapeva anche Angelo Adam, ebreo fiumano che sopravvisse ai campi di concentramento nazisti e riuscì a tornare a Fiume, dove poi, insieme alla moglie, fu inghiottito dal buio nel dicembre del 1945. Forse un giorno anche loro avranno vie a loro intestate a Fiume. E allora, perché questa piccola lezione di storia? Perché un antifascismo che non condanna tutti i totalitarismi non è vero antifascismo, ma un’arma ideologica. Soprattutto quando resta alle parole e non si trasforma in fatti”, ha spiegato Dessardo.
“Una Conclusione di questo genere, soprattutto se siamo tutti d’accordo su quanto siano importanti i valori del vero antifascismo, non può essere qualcosa che una parte politica, o una parte dei consiglieri, proponga pubblicamente e poi qualcun altro accetti. Perché allora si tratta di raccogliere punti politici, mandando il messaggio che qualcuno è più antifascista di qualcun altro solo perché è stato il primo a ricordarsi che qualcosa debba andare condannato. Se davvero aveste avviato tutta questa vicenda con le migliori intenzioni, avreste riunito tutti i consiglieri, o almeno tutte le opzioni politiche, e poi avreste concordato tutti assieme un testo e un comunicato, uscendo insieme in pubblico. Quella sarebbe stata una comunicazione chiara e inequivocabile, senza quella politicizzazione da cui vi dissociate, ma per la quale, a ragione, alcuni vi chiamano in causa. Come consigliere indipendente, per tutti questi motivi non posso sostenere questa Conclusione, ma continuerò comunque a sostenere e a portare avanti personalmente azioni concrete di educazione delle future generazioni, affinché esercitino, costruiscano e difendano tutti quei valori umani fondamentali tutelati dalla Costituzione della Repubblica di Croazia. E anche la nostra polizia e la nostra magistratura faranno la loro parte, come abbiamo potuto vedere pochi giorni fa, mentre la Città, come istituzione, farà quanto la sindaca e i suoi vice hanno annunciato”, ha spiegato infine Dessardo.
Un lavoro silenzioso
Anche la posizione di Predrag Miletić, della Lista per Fiume, è stata particolarmente interessante e ha fornito uno spunto di riflessione. Miletić, infatti, risulta fra i tredici firmatari che hanno proposto questa Conclusione, ma all’inizio del suo intervento si è detto contrariato da come Nebojša Zelič, di Možemo!, abbia presentato l’intera faccenda. Miletić è tornato indietro di vent’anni, raccontando vari atti di vandalismo effettuati a Fiume in questo periodo, facendo emergere di fatto come la lotta all’intolleranza, prima ancora che alle idee neofasciste, non sia un problema emerso adesso, anzi. Miletić ha citato anche una conclusione del Collegio del sindaco del 1º dicembre 2020. “Quel giorno è stato assunto un piano d’azione contro il vandalismo in città, per combattere sia graffiti che manifestazioni di un certo tipo. In alcuni casi quel regolamento è stato applicato, in tanti altri no. Questo dimostra ancora una volta come non siano i documenti a garantire la tolleranza, il rispetto e la sicurezza, bensì le azioni quotidiane che ognuno di noi decide di fare”, ha spiegato Miletić.
I concerti di Thompson
Vari consiglieri contrari alla decisione hanno detto che essa arriva adesso a causa dell’imminente concerto di Marko Perković Thompson a Fiume e che non c’è altro motivo reale per discutere ora in questo modo della faccenda. Chi ha sostenuto con più forza questa tesi è stato Josip Ostrogović, dell’HDZ, che si è detto più volte con forza antifascista, ribadendo come questo non sia un valore esclusivo della sinistra e come essere antifascisti oggi non dovrebbe avere nulla a che fare con la proibizione di un concerto. “Vi ammirerei di più se aveste il coraggio di dire che quel concerto vi crea dei problemi e che vorreste vietarlo. Ma non avete gli attributi per farlo”, ha affermato duramente Ostrogović. Il consigliere dell’HDZ, così come Petra Mandić, del Most, hanno inoltre fatto notare come non abbia alcun senso, da un punto di vista legale, adottare una decisione che rimanda esattamente all’articolo 39 della Costituzione. Entrambi hanno spiegato nel dettaglio come quello che si vorrebbe votare è già legge in Croazia. “L’antifascismo è alla base della Costituzione croata”, ha affermato Petra Mandić, anch’essa contraria al voto.

Foto Roni Brmalj
Il mondo sta andando in malora
Nelle intenzioni dei proponenti, di cui fanno parte Možemo!, SDP, DDI, PGS e altri vari esponenti politici, si sarebbe voluto dare una risposta concreta all’aumento di atti violenza pubblica, sia essa manifestata da cori, canzoni, graffiti o atti di violenza fisica vera e propria. Nebojša Zelič, Ivana Prica Matijaš dell’SDP e Ana Trošelj del PGS, più di tutti gli altri, hanno evidenziato come la situazione stia peggiorando, sia a Fiume che in tante altre aree del mondo. La violenza pubblica sta aumentando ed è giunto il momento di dare una risposta che vada nella direzione opposta. Una risposta necessaria, che rimetta al centro i valori dell’antifascismo e che serva d’esempio all’opinione pubblica. Anche l’indipendente Stefan Mataja Mafrici, si è speso più volte sostenendo la necessità di dare un segnale e invitando i colleghi a votare a favore della risoluzione.
Molti consiglieri, fra quelli che si sono astenuti o hanno poi votato contro, si sono detti d’accordo con i loro colleghi che proponevano il sì. Fra questi è stato interessante il discorso di Marinko Koljanin, che ha dato loro ragione in tutto per tutto, ribadendo però come l’antifascismo non sia un valore esclusivo della sinistra e non vada presentato come tale, perché questo non fa altro che creare ulteriori divisioni. “Io sono antifascista ma non sono di sinistra. Sono un patriota, ma non sono di destra. Non so perché è così difficile da capire”, ha affermato Koljanin.
Una scelta difficile
Più volte durante la seduta è apparso evidente come nessuna delle parti chiamate in causa non fosse soddisfatta di dove stava andando il discorso. In modo particolare il blocco di maggioranza che fa fede alla sindaca di Fiume, Iva Rinčić, avrebbe preferito non dover votare contro una decisione che fondamentalmente non riteneva sbagliata. Marin Račić, di Centar, ha provato a salvare capra e cavoli quando verso fine seduta ha chiesto una pausa di mezz’ora per cercare di trovare un accordo. Una possibilità sarebbe stata quella che i proponenti ritirino la proposta e che in Consiglio decida di creare una risoluzione contro tutti i regimi totalitari e le intolleranze, fatta congiuntamente da tutti, cosicché determinati partiti non vengano esclusi. L’accordo non è però stato raggiunto. I voti favorevoli erano 12, quelli contrari 6, gli astenuti 13, con due consiglieri che erano assenti.
La sindaca è intervenuta due volte sul tema, ribadendo in entrambi i casi di essere antifascista e di ripudiare tutti i simboli di quelle ideologie che hanno fatto così tanti danni a questo territorio. Ha però anche detto di non avere nessuna intenzione di vietare un concerto, in quanto non crede che proibire un evento di questo tipo sia la strada giusta. Ha però affermato di aver avuto già vari incontri sia con la polizia che con la municipalizzata “Rijeka Plus”, con gli organizzatori del concerto e con altri soggetti al fine di assicurarsi che durante tutta la durata dei due concerti di Thompson venga garantito l’ordine pubblico e che non venga in alcun modo violata la legge.

Foto Roni Brmalj
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