Fiume: ricerca di team di scienziati sull’immunità Covid

Nel momento in cui le nuove varianti del virus SARS-CoV-2 sono relativamente comuni, alcune delle quali aggirano con successo l’immunità acquisita tramite vaccinazione o malattia curata, sorge la domanda su cosa ci protegge e quanto dalla malattia e se e come questa protezione può essere misurata.
Un team di scienziati dell’Università di Fiume si è sforzato di rispondere a queste domande e la loro risposta, tra le altre cose, mostra e spiega che misurare i livelli di anticorpi non è un indicatore affidabile circa il livello di immunità.
L’équipe composta da Felix M. Wensveen, Vanda Juranić Lisnić e Ilija Brizić, del Centro scientifico d’eccellenza per l’immunologia virale e i vaccini, ritiene che i test che misurano la presenza o la quantità di anticorpi o dell’immunità cellulare (linfociti T), finora, non forniscono informazioni sufficienti sul livello di protezione contro l’infezione da virus SARS-CoV-2. A questo punto, suddetti test possono misurare approssimativamente quanti linfociti T specifici del virus SARS-CoV-2 abbiamo e possono dire  quale tipo di risposta si potrebbe avere  dai linfociti T  di fronte all’infezione. Tuttavia, non esiste ancora un limite definito al numero di linfociti T oltre il quale qualcuno potrebbe dire che non c’è bisogno di una dose extra di vaccino, o non c’è limite a dare tali istruzioni.
Pertanto, va tenuto presente che un test di immunità cellulare può dare informazioni sul fatto che sei stato in contatto con un virus o un vaccino, ma non può darti informazioni sul livello di protezione  dall’infezione o quanto saremo protetti e se  c’è bisogno del booster.

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