Fiume. Pandemia: a volte basta una semplice telefonata

Da qualche giorno è operativo in seno al Centro clinico-ospedaliero di Fiume un call center destinato ai familiari dei pazienti ricoverati

Dragan Lovrović e Domagoj Kusić

Nell’intento di migliorare la comunicazione con i familiari dei pazienti affetti da Covid-19 ricoverati in ospedale, è diventato operativo a tutti gli effetti, in seno al Centro clinico-ospedaliero, una specie di call center, che offre dati e informazioni sugli ammalati. “L’idea è nata dal bisogno dei familiari e dei parenti più stretti dei ricoverati per virus, di venire informati sulla cartella clinica dei loro cari, scoprire come stanno, in che reparto si trovano ed eventualmente di mandare loro qualche messaggio di conforto – ci ha spiegato Ivana Rede, responsabile dell’Istituto di psicologia clinica, sanitaria e organizzativa –. Visto che al momento sono assolutamente proibite tutte le visite nel CCO, in particolar modo nei reparti Covid, i familiari di solito usavano telefonare direttamente al reparto in questione. Essendo i medici oberati dal lavoro, spesso risulta loro impossibile rispondere al telefono. In tal modo, viene mandato erroneamente un messaggio negativo a tutti coloro i quali desiderano ottenere informazioni sui propri cari. Va sottolineato però che a questi numeri non vengono date informazioni di cui sono autorizzati a parlare soltanto i medici che hanno in cura i pazienti, bensì ottenere dati su eventuali trasferimenti in altri reparti o se ci sono stati eventuali miglioramenti delle condizioni di salute. Le domande fatte da chi chiama vengono raccolte giorno per giorno e trasmesse ai team medici che curano i singoli pazienti, gli unici in grado di rispondere alle famiglie. Sappiamo tutti che la degenza in ospedale non è piacevole e che chi finisce al centro Covid è in condizioni gravi. Con questo servizio vogliamo far sapere ai familiari che i loro cari sono al sicuro e in buone mani. Per il momento abbiamo due medici che rispondono al telefono e se sarà necessario subentrerà anche uno psicologo”.
Dopo nove mesi di lotta alla pandemia, ci sono però ancora persone che ritengono il virus inesistente o lo associano a una semplice influenza stagionale. Quanto sono pericolosi simili affermazioni?
“Viviamo in una situazione che spesso risulta difficile da gestire e che di conseguenza può diventare traumatica e stressante per tante persone. In molti riescono a gestirla in maniera positiva, altri invece hanno bisogno di trovare un colpevole sul quale scaricare tutta la negatività che sentono. Ci sono, purtroppo, ancor sempre troppe persone che s’oppongono alle misure antipandemiche, senza neanche sapere il perché. Il virus è ancora sempre sconosciuto e non sappiamo che decorso avrà. Certo, oggi sappiamo molto di più che in primavera, ma ancora troppo poco per fare previsioni. Tutto ciò ha cambiato le nostre vite e dobbiamo adeguarci”, ha precisato Rede.
Sono circa una trentina in media le telefonate giornaliere che arrivano al centro informazioni, come spiegato da Dragan Lovrović, psichiatra che risponde al telefono assieme al suo collega Domagoj Kusić, specialista di medicina nucleare. “Le persone chiedono per lo più informazioni sullo stato del paziente che noi possiamo dare consultando i dati elettronici i quali corrispondono comunque alla situazione rilevata nelle tre ore precedenti circa. Cerchiamo di fornire tutte le risposte possibili per alleggerire il lavoro dei colleghi ai reparti, che non riescono a rispondere e comunicare con i familiari dei degenti”, ci ha detto infine Lovrović.

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