Poche, pochissime le voci fuori dal coro nella serata dedicata a “Fiume o morte!” e tanti applausi al regista Igor Bezinović. Nel Salone delle Feste di Palazzo Modello, sede della Comunità degli Italiani del capoluogo quarnerino, è stato proiettato il film che continua a mietere successi e a ricevere riconoscimenti. L’ultimo, in ordine di tempo, è arrivato ieri, il premio Michele Maylender, istituito tre anni fa e che viene assegnato dall’Associazione fiumani italiani nel mondo (AFIM) e dal sodalizio fiumano. Gli applausi hanno accompagnato i titoli di coda e la salita sul palco del regista che si è prestato alle domande del pubblico. Prima che venisse messo in collegamento il presidente dell’AFIM Franco Papetti, ci ha pensato Enea Dessardo, presidente della CI di Palazzo Modello, a introdurre l’ospite chiedendogli il perché di questo film e dell’inclusione di tanti fiumani. “Ho voluto fare un film che potesse venire condiviso sia dai croati che dagli italiani di Fiume. Sapevo di voler fare un film in dialetto fiumano, istroveneto, legato a un mio progetto precedente, del 2018 intitolato ‘Cartoline’ e che ho realizzato per la TV in 12 puntate di 5 minuti ciascuna”, ha risposto Bezinović rivolgendosi ai presenti in italiano.
La motivazione del premio
Grazie alle tecnologie, ormai d’uso quotidiano, l’assenza fisica di Papetti non si è fatta sentire, anzi. Numerose le domande e le riflessioni del presidente dell’AFIM. Per prima cosa, comunque, ecco le motivazioni per l’assegnazione del premio, consegnato sul palco dal vicepresidente dell’Associazione, Andor Brakus: “Non è un film storico, ma un film che parla di storia. Il premio viene assegnato per quello che è un omaggio originale alla fiumanità e mostrando che la storia e la cultura di Fiume possono diventare per i giovani di oggi una materia di studio in grado di creare un legame tra le generazioni e avviare un processo di reciproco rispetto e dibattito, aggiungendo il veicolo del dialetto che è un vero valore aggiunto. Il film ha fatto parlare di Fiume e della fiumanità nel mondo”.
A Fiume per mesi “Fiume o morte!” ha fatto registrare il tutto esaurito, ma il successo va ben oltre i confini cittadini. È una sorpresa per Bezinović? “È stata decisamente una sorpresa, come lo è il premio che mi viene conferito oggi. Volevo solo fare un film. Non potevo immaginare quello che sarebbe avvenuto – ha risposto il regista, che ha raccontato la genesi del progetto, il processo di produzione e le difficoltà –. Comunque, il mio intento era quello di coinvolgere tutta la città ed è stato davvero complicato, dalla produzione all’aspetto politico. Ho voluto narrare una storia condivisa”.
Impegno e coraggio
Nei giorni scorsi Bezinović ha presentato il suo film a Kiev, nel cuore dell’Ucraina in guerra: “L’ho presentato come un film pacifista, ma credo che lì non sia il momento giusto per parlare di pacifismo. C’è una psicosi di guerra, ma per me ogni giorno è buono per il pacifismo. È stata dura presentare il film a Kiev in queste circostanze”, ha commentato il regista, chiamato anche a pronunciarsi collegandosi alla questione palestinese e a un’altra guerra. “Ho rifiutato l’invito a partecipare al festival di Haifa. In questa situazione non abbiamo voluto presentare il film in Israele”, ha risposto incassando, forse, l’applauso più forte dalla sala gremita.
Cosa rimarrà di questo film? “Resta il film, le storie che vengono raccontate. D’Annunzio ha cercato di creare un mito, parlando di sé stesso come di un eroe, raccontando una storia sua. Io ho voluto raccontare una storia mia, condivisibile dal resto della città”, ha aggiunto l’autore, rispondendo poi anche a domande di altra natura. Mario Simonovich ha accennato a dettagli in cui il regista avrebbe trascurato la drammaticità comune del momento clou della presenza di D’Annunzio, cioè il Natale di sangue: “Ne fa fede l’immagine di D’Annunzio inginocchiato al cimitero di Cosala che rendeva omaggio alle vittime. Perché ha sorvolato, per così dire, sul fatto?”. “L’immagine l’avevamo in fase di montaggio e poi tolta nel momento in cui ci eravamo resi conto di avere troppi finali. La scena era prevista, ma poi ho deciso di toglierla”, ha spiegato il regista.
La voce fuori dal coro
Infine, Augusto Rippa Marincovich ha esordito dicendo di essere di parte, avendo avuto nonno e zio legionari. “Ho conosciuto a Brescia l’amico Bezinović”, al che l’interessato ha commentato: “Amico è troppo”. Rippa non accetta la considerazione che Fiume sia stata occupata sostenendo che prima i croati avrebbero occupato il Palazzo del governo. È salito sul palco con un plico di fogli, esortato a non leggerli tutti. La domanda? La liberazione della città dal nazifascismo sarebbe un’occupazione, secondo Rippa: “Il fatto che tu vada a far vedere il film in Italia con l’ANPI e qui a Fiume nelle scuole, non è educazione storica”. Ha reagito Enea Dessardo: “Se i liceali di Fiume hanno potuto vedere il film non è su iniziativa di Bezinović, ma della Comunità degli Italiani”. Applauso anche per lui, nessuno per colui che ha posto la domanda.


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