Fiume. La Szent Istvan attracca al Museo di storia e del mare

Presentato il modello della corazzata della Marina austroungarica, silurata e affondata nel 1918 a poche miglia dall'isola di Premuda

Milan Vičević con la “sua” Szent Istvan. Foto Goran Kovacic/PIXSELL

Giugno 1918. La Prima guerra mondiale è ormai alle battute finali, con l’Impero austroungarico che ha il destino segnato. L’ammiraglio della Marina imperiale, Miklos Horthy, decide di lanciare un ultimo disperato tentativo per cercare di ribaltare le sorti del conflitto. L’offensiva prevede l’attacco contro lo sbarramento del Canale d’Otranto, il blocco predisposto dagli Alleati che impediva agli austroungarici di uscire dall’Adriatico e quindi di ricongiungersi con la Marina ottomana. L’offensiva prevedeva un massiccio dispiegamento di forze, incluso l’orgoglio della Marina, ossia le corazzate Viribus Unitis, Prinz Eugen, Tegetthoff e Szent Istvan. Le prime due salparono da Pola l’8 giugno, seguite la sera dopo dalle restanti due. Nella notte dell’11 giugno la Viribus Unitis e la Prinz Eugen raggiunsero la loro posizione a metà strada tra Brindisi e Valona, mentre in contemporanea il gruppo guidato dalla Tegetthoff e dalla Szent Istvan stava transitando all’altezza dell’isola di Premuda. Qui due motoscafi siluranti italiani, il MAS 15 e il MAS 21, notarono la presenza del convoglio nemico. Senza pensarci troppo, il MAS 15 lanciò due siluri che centrarono in pieno la Szent Istvan, per la quale non ci fu nulla da fare e all’alba scomparse tra i flutti. Il suo affondamento, passato alla storia come l’impresa di Premuda, fu un durissimo colpo per la Marina austroungarica, che da quel momento sospese ogni azione sul mare.
Volontà di Budapest
A distanza di 101 anni, la Szent Istvan è tornata a casa. Infatti un modello in scala della corazzata, è entrato a far parte della collezione del Museo della Marineria e di storia del Litorale.
“Ebbene sì, non tutti lo sanno ma la nave venne costruita e varata nel 1914, proprio a Fiume, nel cantiere Ganz&Danubius, il ‘precursore’ del 3. maj – ha spiegato il collaboratore presso il Museo Nikša Mendeš –. Come mai proprio Fiume? Le altre tre furono realizzate a Trieste per volere del governo di Vienna, il che fece storcere il naso a quello di Budapest, che insisteva per dare un contributo concreto alla Marina imperiale”.
E ora il MAS 15?
A realizzare il modello è stato Milan Vičević, che da anni porta avanti la sua passione per il modellismo. “Mi ci sono voluti otto mesi per portare a termine l’opera – rivela –, ma credo ne sia valsa la pena. Perché proprio la Szent Istvan? Un po’ perché si tratta della nave più grande mai affondata nell’Adriatico, e un po’ perché nella ricca collezione del Museo ci sono poche navi da guerra”.
Alla fine, a microfoni spenti, Vičević ci ha confessato di non aver ancora completato il suo lavoro. “Ora voglio costruire il MAS 15 che l’affondò. Credo sia un’ottima idea per chiudere il cerchio attorno questa memorabile azione navale”.

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