Fiume. La ghigliottina del lockdown

Il Grand hotel Bonavia non ha riaperto dopo il lockdown

Nella speranza di non venire travolti da una seconda ondata di contagi da coronavirus – considerati i nuovi casi degli ultimi giorni –, la vita sta tornando (forse anche troppo in fretta visto l’andazzo) a una certa normalità. Si contano, però, i danni economici provocati da una delle peggiori crisi sanitarie della storia più recente. In alcuni casi, sembrano addirittura un preavviso di ciò che potrebbe succedere in autunno. Fin d’ora le statistiche relative alla disoccupazione rilevano un aumento dei rimasti senza un’occupazione fissa.
Non serve essere grandi esperti d’economia per capire che il periodo di lockdown dettato dal Covid ha lasciato le sue conseguenze. Il problema è serio e presumibilmente duraturo. Basta fare una passeggiata in città e concretamente percorrere via Krešimir, dal rione di Braida fino a piazza Žabica. A partire dal mercato della zona, da anni in agonia, dove il numero dei banconi affittati diminuisce di giorno in giorno, vuoi per la crisi causata dall’emergenza sanitaria, vuoi per i lavori in svolgimento nelle vicinanze e che lo rendono difficilmente accessibile agli acquirenti. Nemmeno la riduzione dei prezzi d’affitto delle bancarelle e delle casette ha avuto un grande effetto. Il mercato si presenta sempre più deserto, come pure il padiglione, all’interno del quale sono operative soltanto tre rivendite, tutte situate al pianoterra. Il piano superiore, ristrutturato qualche anno fa, è completamente vuoto.

Il negozio di fiori Orhideja

Sempre in Braida, dopo decenni di attività, l’emergenza coronavirus ha portato alla chiusura di due rivendite… storiche, il supermercato della Brodokomerc e il negozio di fiori Orhideja. Nonostante l’apertura dei vari centri commerciali, il negozio della Brodokomerc aveva mantenuto la sua fedele clientela resistendo al tempo. Gli acquirenti non mancavano mai, da ricercare soprattutto tra i residenti della zona. Lo stesso vale per il fioraio, da sempre presente all’angolo della strada.
Nonostante l’allentamento delle misure antipandemiche, che ha permesso ai negozianti di riaprire i propri esercizi, non tutti hanno agito di conseguenza. I titolari del negozio della Pletix, ad esempio, hanno deciso di mantenere abbassate le serrande. Anche in questo caso si tratta di una rivendita che ha lavorato per parecchi anni, la cui offerta comprendeva biancheria intima e abbigliamento di produzione croata.

Il negozio Ergoactiv

Proseguendo lungo via Krešimir, all’altezza di piazza Žabica, un altro negozio è rimaso chiuso anche dopo l’alleggerimento delle misure anti-Covid. Si tratta dell’Ergoactiv, specializzato nella vendita di letti e materassi. In centro città, lungo il Corso, ci sono anche diversi esercizi d’altro tipo, soprattutto dediti alla ristorazione, che hanno chiuso ancora prima dello scattare della crisi, uno fra tutti l’ex locale El Rio, in piazza Adria.
Ricordiamo che nemmeno il Grand hotel Bonavia, fiore all’occhiello tra le strutture ricettive di Fiume, ha riaperto dopo il lockdown. Si spera comunque che, con la riapertura dei confini e il timido arrivo dei turisti, molto presto questo storico albergo riprenda con la sua consueta attività. Attualmente il numero dei turisti presenti in città equivale al 15 per cento della complessiva capacità ricettiva in rapporto allo stesso periodo dell’anno scorso. Negli ultimi anni, considerato l’ottimo andamento del turismo urbano, si è investito molto negli ostelli e negli affittacamere. In questo momento, sono otto gli ostelli rimasti chiusi per insufficienza d’interesse.

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