Fiume. Esattamente 107 anni fa la prima partita a Cantrida

Ne abbiamo discusso con il professore Marinko Lazzarich in occasione di un anniversario, non rotondo, ma un valido pretesto per parlare degli storici antagonismi nel calcio fiumano. Rijeka e Orijent non sono più lontani

Una veduta dell’impianto ai giorni nostri. Foto Željko Jerneić

Il calcio possiamo considerarlo una specie di religione pagana, con le sue divinità che cambiano a seconda del colore delle maglie, le sue liturgie, i suoi adepti a cui si contrappongono eretici, blasfemi e altri nemici più o meno immaginari. Le comunità religiose, che chiamiamo tifoserie, grandi o piccole che siano, hanno un proprio tempio. C’è, per esempio, il Meazza a Milano, la Scala del calcio, un luogo in cui convivono due fedi e che gli anni di servizio e le nuove esigenze porteranno al suo smantellamento. Se San Siro è “fuori norma”, figuriamoci Cantrida, il tempio del calcio fiumano, che nei suoi oltre cent’anni di storia ne ha viste di tutti i colori. Il prossimo potrebbe essere il rosso, quello dell’Orijent 1919, che ha delle reali chance di approdare al massimo campionato. Il club di Crimea ha bruciato le tappe, arrivando in tempi brevissimi dalle competizioni di quarto rango alle qualificazioni per la Prima Lega, troppo presto per creare i presupposti tecnici per poter ospitare nel proprio stadio delle partite di questo livello. C’è la licenza per la Seconda Lega, conquistata con una serie di accorgimenti, ma in caso di promozione ci vorrà ben altro.
A Cantrida c’è uno stadio dismesso, ma non del tutto, nel quale fino a cinque anni fa si disputavano anche le partite di Europa League grazie alla comprensione dell’UEFA, confermata e riconfermata, che consentì al club fiumano di vivere dei momenti storici sotto le rocce di Cantrida. Dall’estate 2015 il Rijeka gioca a Rujevica in quello che sarebbe dovuto essere, e così veniva chiamato, lo stadio provvisorio in attesa dell’impianto nuovo a Cantrida. Con il disimpegno dell’imprenditore ligure Gabriele Volpi dalla società fiumana la prospettiva di uno stadio nuovo è diventata un traguardo lontanissimo, potremmo dire, irraggiungibile. Nelle ultime due stagioni si è ipotizzata anche una “pista cinese”, con tanto di lettera d’intenti firmata con i potenziali partner dal presidente del Rijeka, Damir Mišković, ma resta molto più probabile che i soldi, se ci saranno, verranno utilizzati per la copertura della tribuna Est a Rujevica, per rendere più comodo e confortevole un impianto sempre meno provvisorio.
Esilio, nostalgia, eresia…
Un anniversario, anche se non rotondo, è un pretesto sufficiente per occuparci dei due complessi architettonici, di due fedi e di sentimenti irrazionali, scomodando chi se ne è occupato con un approccio più serio, possiamo dire, scientifico. Il professore Marinko Lazzarich deve la sua notorietà più alla sua passione per il calcio fiumano che alla più importante e impegnativa carriera accademica. È il potere del calcio. Lazzarich, mamma di Sušak e papà fiumano, ha trattato alla pari Rijeka e Orijent e la loro storia, attraverso delle pubblicazioni ricche di documenti, immagini e aneddoti. “I primi 100 anni di Cantrida“ è una monografia per celebrare un centenario, quello della prima partita ufficiale disputata a Cantrida. In quel 1º giugno 1913, esattamente 107 anni fa, non giocarono né il Rijeka né l’Orijent, bensì a fare gli onori di casa fu il Victoria, squadra di calcio che operava nell’omonima polisportiva. Non approfondiremo questo discorso e questo momento storico, ma lo usiamo come pretesto, come una buona scusa per una chiacchierata con Lazzarich: “Sono cresciuto a Torretta e quindi era naturale che fossi più vicino a Cantrida dove ho visto, tra l’altro, le mie prime partite di calcio dal vivo. D’estate, a 10-11 anni, si andava al bagno a Villa Nora e poi si andava allo stadio per il Riviera del Quarnero, alle 6-7 di sera. All’epoca potevano parteciparvi giocatori sotto i 21 anni, per cui anche diversi titolari del Rijeka come Juričić, Radin, Desnica, Makin, Trošelj, Uljan… C’erano 5-6mila spettatori per quelle partite. Noi ragazzini ci arrampicavamo sulle rocce e ci godevamo la partita da una posizione più alta anche rispetto alla tribuna centrale. Il mio secondo stadio è stato quello di Crimea, quando frequentavo la quinta elementare, durante le vacanze invernali. L’Orijent ospitò una squadra proveniente dall’allora Cecoslovacchia. Ci andai da solo, con la pioggia e mi guardai l’incontro dalla tribuna in legno sistemata dietro la porta. Quello stadio mi sembrò enorme. Premetto che sono tifoso del Rijeka, e qui non si discute, ma per l’Orijent provo un grande affetto”.

Una foto d’epoca dello stadio di Cantrida

Come la vede la rivalità tra le tifoserie? Oggi i Red fuckers, ultrà non numerosissimi dell’Orijent, sembrano poco disposti al trasloco a Cantrida, in caso di promozione, mentre l’Armada, o parte di essa, a Rujevica dice di vivere una sorta di esilio forzato. Tutti insoddisfatti, dunque. “Mi sento di trovarmi sulla stessa linea di Drago Čohar, juniores dell’Orijent e quindi bomber del Rijeka quando venne promosso in Prima Lega nel ‘74. Drago disse in un’intervista di amare nella stessa misura le due squadre, sostenendo che ogni cittadino fiumano dovrebbe percepire i due club nello stesso modo, apprezzando e sostenendo entrambi. Per certi versi, anch’io la penso così. Comprendo certi ‘capricci’ dei tifosi, che possono risalire a determinati periodi storici e a certe divisioni fin dai tempi dell’Impero Austro-ungarico, per proseguire nei periodi successivi quando c’è sempre stato un confine lì in mezzo. È comprensibile che certe questioni politiche si siano potute riflettere anche nel calcio. Vi fu l’antagonismo tra Sušak e Fiume, quindi tra Orijent e Rijeka. L’idea di trasformare la cava di Cantrida arrivò da Sušak, dai ragazzi del Victoria che ne ottennero l’utilizzo con il consenso della municipalità di Castua sotto la cui giurisdizione si trovava l’area gestita dalla compagnia Schwartz-Gregerson, proprietaria della cava ormai dismessa”.
Dal punto di vista del tifoso
Oggi l’Orijent, grazie a una politica societaria evidentemente azzeccata, si trova a un passo dalla promozione in Prima Lega. Il presidente Saša Matijaš e il suo vice Marinko Koljanin non hanno mai posto la Prima Lega come un obiettivo da centrare ad ogni costo, ma non hanno nemmeno detto di volervi rinunciare qualora si fosse offerta l’occasione per compiere questo salto di qualità. C’è la componente più rumorosa del tifo, piccola a livello di numeri, che dice di preferire la Quarta Lega a Crimea che la Prima a Cantrida. “C’è una cosa che si chiama tradizione e l’Orijent ce l’ha sicuramente. Lo scorso anno ha festeggiato il centenario. La tradizione non si può comprare. Quest’anno, invece, si presenta questa grande opportunità al termine di un percorso straordinario nelle ultime stagioni. Ci si è arrivati presto, forse troppo presto. Anche il Rijeka ha la sua tradizione che qualcuno vorrebbe far risalire a epoche precedenti al dopoguerra in cui è nato il Kvarner che poi sarebbe diventato Rijeka. Prima c’era l’Olimpia, la Fiumana”. Che sia giusto o meno, un ragionamento simile lo avevano adottato nell’assegnare alla Dinamo un secolo di tradizione. “È vero. La storia non si può reinventare a proprio piacimento. Il Rijeka con la Fiumana o con l’Olimpia non ha alcun legame se non quello di aver giocato nello stesso stadio. L’anno prossimo il Rijeka festeggerà i 75 anni. Quello che c’era prima avvenne in altri Stati, con altre dirigenze e altri nomi. Erano semplicemente altri club. Oggi possiamo accettare Crimea come il simbolo dell’Orijent e Cantrida come il simbolo del Rijeka. Fiume è una città piccola che non ha bisogno di nuove divisioni. Rifiutare di vedere la propria squadra in un altro stadio per una questione di principio è una cosa che non posso giustificare. Dall’altra parte, il Rijeka a Cantrida, pur essendo giunto a un passo dai grandi traguardi, ha dovuto aspettare di giocare a Rujevica per vincere il primo titolo. A Cantrida ricorderemo tante grandi delusioni. Come tifoso dell’Orijent sarei felice se la mia squadra riuscisse a disputare partite di Prima Lega. C’è bisogno di pazienza, di saper comunicare, per il bene del club stesso. I tifosi devono rendersene conto. La reazione dei Red fuckers, personalmente, non mi stupisce più di tanto perché gli ultrà sono tradizionalmente poco portati a scendere a compromessi”, è la conclusione di Lazzarich.

Il professore Marinko Lazzarich

La terza via?
In breve, per l’Armada che rimpiange il proprio tempio vedervi come padroni di casa i rivali di Crimea sarebbe percepito come una sorta di profanazione. Per i tifosi dell’Orijent ospitare gli avversari a Cantrida sarebbe un’eresia. Crimea in tempi brevi non potrà ricevere il via libera della Federcalcio per le partite di Prima Lega, mentre Cantrida, per motivi tutt’altro che razionali, non è gradita ai tifosi dell’Orijent. “Forse si sarebbe potuta prendere in considerazione un’altra ipotesi, quella dello stadio di Žuknica a Kostrena dove il Pomorac seppe assicurare le condizioni per la licenza nel massimo campionato. Sušak e Kostrena e i due club hanno sempre avuto dei buoni rapporti. L’impianto, credo, potrebbe essere adattato alle esigenze e alle richieste della Federcalcio. Noi qui possiamo parlarne, anche se la dirigenza dell’Orijent ha già preso le proprie decisioni. Nell’attesa – auspica Lazzarich –, inviterei tutti alla calma, accettando per ora di giocare la partita di qualificazione a Cantrida. Per il seguito, ci si potrà ragionare. Tra le altre cose, nemmeno Cantrida al momento dispone di tutto ciò che viene richiesto per il massimo campionato, dai tornelli al tabellone elettronico”.
Un derby inedito
Ammesso, ma non concesso, che l’Orijent riesca a superare l’esame di ammissione alla Prima Lega, nella prossima stagione ci sarà un derby inedito. Per intenderci, nella stagione 1996/97 le due formazioni fiumane giocarono nel massimo campionato (2-2 a Crimea, 4-0 per il Rijeka a Cantrida). Come se lo immagina un derby, la stracittadina, con l’Orijent padrone di casa contro il Rijeka a Cantrida? “La vita è piena di situazioni strane e questa lo sarà sicuramente. C’è una storia simpatica che si ricorderanno tutti gli appassionati, legata ai derby di Prima Lega. Davor Đelalija fu la prima punta del Rijeka in occasione del 2-2 a Crimea passando all’Orijent nella seconda parte del campionato per giocare a Cantrida con la casacca rossa. Ce ne ricorderemo anche per il fatto che tutti i giocatori dell’Orijent scesero in campo con i capelli tinti con il colore del club. L’Armada era molto più numerosa e rumorosa, ma fu un bello spettacolo sugli spalti. Sarà curioso vedere un derby a Cantrida con l’Orijent padrone di casa”.
Come sdrammatizzare
“Certe divisioni oggi sono assurde – conclude Lazzarich –, e sarebbe molto meglio guardare alla collaborazione che c’è stata in passato e che ritroviamo anche oggi, tra i due club. Un’idea potrebbe essere quella di mettere insieme una squadra con tutti i calciatori che nel corso della loro carriera hanno indossato entrambe le maglie. Sono altri valori a cui dovremmo pensare e non alle cose che ci dividono. Concluderei con un personaggio come Osvaldo Ramous, rimasto a Fiume dopo la Seconda guerra mondiale, in una situazione tutt’altro che facile, mantenendo vivo lo spirito della cultura italiana, una componente irrinunciabile dell’identità della nostra città. Fu uno dei personaggi che mi piace citare spesso, che non hanno mai cercato di dividere, ma di avvicinare la gente, a prescindere dalla loro provenienza. Oggi le dirigenze di Orijent e Rijeka sono vicine, attraverso un rapporto di collaborazione utile a entrambe. Il solo fatto che l’Orijent stia lottando per entrare in Prima Lega è merito di questa collaborazione”.

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