Nella municipalizzata KD Kozala la situazione, secondo una parte dei dipendenti, è arrivata al limite. Un gruppo di lavoratori ha deciso una forma di boicottaggio andando in malattia. Non con certificati “di comodo”, precisano, ma per una reale e profonda stanchezza fisica e psicologica accumulata nel tempo.
A fermarsi sono due figure chiave: l’intera squadra dei necrofori e una parte degli autisti. “Hanno aderito tutti”, raccontano a Kanal Ri. Nonostante questo, i funerali per ora si svolgono regolarmente: l’organizzazione è stata presa in mano dai capisquadra e dal responsabile del servizio, con l’aiuto di alcuni autisti e del team dei marmisti.
Secondo quanto riferito dai lavoratori, nell’ultimo anno l’azienda avrebbe perso numerosi dipendenti. I nuovi assunti arrivano, ma molti se ne vanno dopo poco, una volta confrontati – sostengono – con le reali condizioni di lavoro. Alcuni parlano di aspettative disattese su stipendi e carichi di lavoro.
Il problema principale resta la carenza cronica di necrofori. Chi è rimasto deve coprire turni e mansioni ben oltre il normale, con un impatto evidente anche sui tempi di attesa per le sepolture registrati negli ultimi mesi. Il boicottaggio, spiegano, è un modo per dire basta a una situazione diventata insostenibile. Le assenze per malattia – che di fatto coincidono con la protesta – dovrebbero durare almeno fino a venerdì.
Il sindacato sarebbe in trattativa con la direzione, ma il confronto è fermo anche perché è in corso la ricerca di un nuovo direttore, come accade in altre aziende cittadine. Il malcontento, assicurano, va avanti da oltre un anno e questa azione rappresenta un segnale estremo.
Tra i punti più critici c’è il rapporto con la dirigenza. “Ogni tentativo di dialogo finiva con la frase: ‘Se non vi sta bene, andatevene’. E molti lo hanno fatto”, raccontano. A colpirli sarebbe stata anche una frase attribuita alla direttrice durante una riunione: “Non siete venuti qui per guadagnare”.
I lavoratori parlano di un clima pesante e di una gestione percepita come distante. “La gente è allo stremo. Non c’è più energia per aspettare cambiamenti che non arrivano”, dicono.
Intanto, resta aperta la questione più concreta: per garantire un funzionamento regolare del servizio mancherebbe già oggi un numero significativo di necrofori, anche se la cifra esatta dei posti vacanti non è stata comunicata.
La risposta della Città
Dalla Città di Fiume arriva però una precisazione. Secondo quanto comunicato dall’amministrazione al Novi list, dalla scorsa settimana è effettivamente aumentato il numero di lavoratori in malattia, ma è stata effettuata una redistribuzione delle mansioni utilizzando altre unità operative, così che i servizi funebri si stanno svolgendo secondo programma.
La Città sottolinea inoltre che tra la fine di dicembre 2025 e gennaio 2026 si è registrato un aumento dei decessi, circostanza che ha provocato tempi di attesa più lunghi per le sepolture e la necessità di un impegno straordinario del personale. Un picco che, spiegano, ha inciso sull’organizzazione già sotto pressione.
L’amministrazione riconosce che KD Kozala, come molte altre realtà economiche, soffre una carenza di manodopera, in particolare per la figura del necroforo. Tuttavia, fa sapere che dall’inizio di febbraio 2026 sono stati assunti cinque nuovi dipendenti, di cui tre lavoratori stranieri, con l’obiettivo di alleggerire la situazione.
Sul fronte economico, la Città precisa che a gennaio 2026 la retribuzione netta media dei necrofori si è attestata tra i 1.200 e i 1.500 euro, a cui si aggiungono indennità previste dalla legge – per trasporto, pasti e premi di risultato – per un totale di circa 248 euro. Le retribuzioni e le indennità previste dal contratto collettivo, viene assicurato, vengono corrisposte regolarmente.
Resta aperto il capitolo governance. Proprio alla luce della situazione interna, la Città ha avviato un bando per la nomina di un nuovo direttore, ritenendo necessario un cambio al vertice per garantire una gestione più efficace. Va ricordato che la persona che avrebbe dovuto essere proposta per l’incarico, in base alla selezione avviata, ha poi rinunciato alla posizione.
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