Fiume. Corso di diritto italiano: una lingua autoctona usata pure per il lavoro

Alla Facoltà di Giurisprudenza di Fiume inaugurato, alla presenza del Console generale d’Italia e del presidente dell’UI, il nono corso di diritto italiano

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Fiume. Corso di diritto italiano: una lingua autoctona usata pure per il lavoro
I saluti del Console generale d'Italia a Fiume. Foto: Željko Jerneić

Il corso d’Introduzione allo studio del diritto italiano della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Fiume è giunto quest’anno alla nona edizione. Andrà avanti fino al 21 ottobre, con una serie di lezioni estremamente tecniche che spaziano su vari argomenti del diritto italiano. La prima di queste, intitolata Lo sport e il diritto italiano, è stata quella dal professor Jacopo Tognon, dell’Università degli Studi di Padova. Prima di entrare nel concreto della sua lezione, è d’obbligo riportare le parole dei rappresentanti del Consolato generale d’Italia a Fiume e dell’Unione Italiana, che hanno permesso lo svolgimento del corso.

La lezione del prof. Jacopo Tognon. Foto: Željko Jerneić

“Eventi come questo sono testimonianza del fatto che la lingua italiana non è soltanto la lingua della Comunità Nazionale Italiana, il che è una cosa molto importante, che va tutelata, ma è anche una lingua autoctona di questo territorio. Questo è un corso importante, con un vocabolario tecnico e specifico che dà un contributo a tutti gli italofoni presso questa Facoltà ed è la dimostrazione della diffusione della nostra lingua anche come lingua di lavoro e di studio di questo territorio. Soprattutto in un periodo come questo, con l’Italia che è diventata il primo partner commerciale della Croazia sia per importazioni che per esportazioni”, ha dichiarato Davide Bradanini, Console generale d’Italia a Fiume.
“L’Unione Italiana è l’organizzazione unitaria, autonoma, democratica e pluralistica degli Italiani delle Repubbliche di Croazia e Slovenia, definita con un patto abbastanza unico nel suo genere in Europa, anche perché è registrata in due Stati, ma rappresenta un unico popolo. Il tutto è regolato da un trattato italo-croato sulle minoranze che meriterebbe di essere studiato qui in uno dei successivi corsi”, ha affermato il presidente dell’UI, Maurizio Tremul.

L’intervento del presidente dell’UI, Maurizio Tremul. Foto: Željko Jerneić

La lezione sullo sport
Jannik Sinner, Filippo Ganna e Sandro Tonali. Sapreste dirmi chi di questi è e chi non è un professionista? Per saper rispondere a questa domanda, apparentemente semplice, serve conoscere tutta una serie di leggi italiane in materia di sport. Sinner non è un professionista, Ganna lo è, ma solo perché corre per una squadra che ha una filiale in Italia, altrimenti non lo sarebbe, neanche per le imprese con la nazionale italiana, mentre Tonali è professionista, come tutti i calciatori. “Dipende da tutta una serie di leggi, alcune derivanti dalla Costituzione, dove lo sport è scarsamente citato – appare soltanto nell’articolo 117 –, altre del ‘78, quando si fermò il campionato di calcio perché la figura degli agenti non era regolamentata e in base alla legge allora in vigore queste figure facevano contrattazioni illegali con lavoratori dipendenti. E per fortuna che in Italia il calcio non può venir fermato, perché così dovettero muoversi e varare una legge. Altre normative poi risalgono a qualche anno fa, ma non sono ancora entrate in vigore”, ha spiegato il professore.
Durante le ore di lezione si è parlato un po’ di tutte queste leggi, dei decreti, di una serie di semplificazioni, di varie deleghe, della struttura sportiva italiana, della definizione di professionismo che ne deriva e di tutta un’altra serie di fattori. Il tutto con un tono scherzoso e divertente, che si può permettere soltanto chi padroneggia in maniera assoluta la materia di cui parla.

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