Fiume, città «nuvola»

Il convegno sul carteggio Brazzoduro – Santarcangeli, tenutosi nell'Aula consiliare della Città di Fiume, apre nuove prospettive sulla letteratura fiumana

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Fiume, città «nuvola»
Foto Roni Brmalj

Nel contesto del 62esimo Raduno degli esuli a Fiume, l’Aula consiliare della Città di Fiume ha ospitato il convegno “Fiume città nuvola. Polvere dei nostri pensieri”, dedicato allo scambio epistolare tra Gino Brazzoduro e Paolo Santarcangeli (1981-1984), ora pubblicato nell’omonimo volume. Dopo gli studi su Morovich, Vegliani, Santarcangeli e Ramous, anche il nome di Brazzoduro entra nel pantheon letterario fiumano, segno della vitalità di una cultura insieme profondamente italiana e universale. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, dalla Comunità degli Italiani di Fiume e dal Dipartimento di Italianistica dell’Università di Fiume, si è aperta con i saluti istituzionali di Franco Papetti, presidente dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, Enea Dessardo, presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, e Corinna Gerbaz Giuliano, a capo del summenzionato Dipartimento. Il primo ha ricordato l’importanza di questo ciclo di convegni, giunto al quinto anno, come ritorno ideale nella città delle origini. Ha sottolineato il valore dell’inedita corrispondenza, ritrovata nella biblioteca dell’AFIM a Padova, in cui due intellettuali fiumani riflettono sul destino di un’identità in bilico tra esilio e appartenenza. Dessardo ha rimarcato la forza del dialogo culturale tra Fiume e l’Italia, evidenziando come queste iniziative, sostenute dalle traduzioni croate, permettano di restituire voce a una letteratura che parla “a tutta l’Europa, a tutto il mondo, alla letteratura mondiale”. Gerbaz Giuliano ha espresso la gratitudine del Dipartimento di Italianistica per la collaborazione pluriennale con AFIM e Comunità degli Italiani, ricordando che Brazzoduro e Santarcangeli rappresentano due anime dell’esodo, segnate da un esilio esterno e interiore, in cui la parola scritta assume un potere di salvezza.

Il lascito letterario di una corrispondenza ritrovata
Ha aperto i lavori Rosanna Turcinovich Giuricin, giornalista e studiosa, con l’intervento “Abitare il passato per immaginare il futuro: il lascito degli autori fiumani”, raccontando il lungo contatto con le lettere tra Brazzoduro e Santarcangeli, in cui i due autori interrogano sé stessi sul senso dell’identità, dell’appartenenza e del ritorno impossibile. Dalle loro parole emerge l’eredità poetica e umana di due uomini uniti dalla ferita dell’esilio e dalla fede nella parola come unica patria possibile. Damir Grubiša, già ambasciatore di Croazia a Roma, in collegamento da remoto ha illustrato “La sindrome di Fiume nel carteggio Brazzoduro – Santarcangeli”. Ha letto in quelle pagine il riflesso di una città-mondo, crocevia di lingue e coscienze, dove la perdita diventa creazione e la pluralità memoria viva. La traduzione croata del volume, ha spiegato, restituisce circolarità a un’eredità che appartiene a entrambe le sponde dell’Adriatico. Con l’intervento “Gino Brazzoduro e la letteratura: una ‘nuvola’ di figure, ponti e rimandi”, Gianna Mazzieri Sanković (Università di Fiume) ha tracciato l’universo simbolico di Brazzoduro, in cui la scrittura si trasforma in mappa interiore. Nei suoi testi, l’autobiografia si intreccia alla riflessione critica, rivelando una lingua al tempo stesso nitida e visionaria. Giovanni Stelli, presidente della Società di Studi Fiumani, anch’egli da remoto, ha illustrato “Gino Brazzoduro nelle carte custodite presso l’Archivio Museo Storico di Fiume a Roma”, soffermandosi sul valore documentario degli archivi e sulla vastità degli interessi dello scrittore. Ha messo in luce la fitta rete di rapporti con intellettuali italiani e sloveni, nei quali l’esodo assume il valore universale di una condizione umana. Dall’Università di Trieste, Cristina Benussi ha analizzato “Brazzoduro – Santarcangeli. Un dialogo sulla frontiera”, un confronto fra due voci che esplorano le sfumature dell’appartenenza e della perdita. Ha evidenziato come la loro scrittura oltrepassi le barriere geografiche e ideologiche, facendosi atto di resistenza alla dimenticanza. Elvio Guagnini (Università di Trieste) ha discusso “‘Corrispondenza’ come ‘autocoscienza’. Da Fiume alla ‘ventura esistenziale'”, sottolineando come le lettere diventino spazio di consapevolezza e di riflessione sull’identità. In esse si costruisce un laboratorio intellettuale, in cui la parola diventa rivelazione di sé. Da Genova, Francesco De Nicola ha delineato “Gli scrittori fiumani e gli editori italiani”, tracciando un quadro dei rapporti editoriali che hanno consentito la diffusione, spesso difficile, delle opere degli autori dell’esodo. Ha posto l’accento sul ruolo delle riviste come luoghi di dialogo e di affermazione culturale.

Dialoghi e prospettive della letteratura fiumana
Dopo la pausa, Pericle Camuffo (Università di Trieste) ha esaminato “Nati a Fiume: Gino Brazzoduro e Paolo Santarcangeli in una prospettiva interculturale”, collocando il carteggio nel contesto della transculturalità. Ha evidenziato come la “anomalia fiumana” diventi privilegio e responsabilità: essere nati in una città di confine significa portare in sé la pluralità e il dovere dell’ascolto. Dall’Università di Torino, Johnny Bertolio è intervenuto con “‘Il cuore molteplice’ (1949) di Paolo Santarcangeli: le prime poesie dell’esule fiumano”, ricostruendo gli esordi poetici dell’autore e la sua ricerca di una lingua capace di ricomporre la patria perduta. La nostalgia, ha osservato, si trasforma in energia creativa e in canto. Ha concluso Corinna Gerbaz Giuliano (Università di Fiume) con “Fiume: Gino Brazzoduro, collaboratore della rivista ‘La Battana'”, illustrando l’attività del poeta come saggista e traduttore. Ha mostrato la sua duplice anima, divisa tra tecnica e arte, e la sua convinzione che la parola sia l’unica dimora possibile dello spirito. La giornata, moderata da Diego Zandel, si è chiusa nel Salone delle Feste di Palazzo Modello, suggellando un intenso percorso di ricerca e dialogo.

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