Fiume. Alunno di turno bocciato

Finisce (forse) l’era di una tradizione: in tre delle quattro scuole italiane del capoluogo quarnerino questo compito è stato abolito

L'edificio che ospita la scuola elementare italiana Dolac. Foto Nel Pavletic/PIXSELL

Svolgere le mansioni dell’alunno di turno è stato da sempre un grande onore per la maggior parte dei ragazzi, che aspettavano con ansia di venire in fila, di stare seduti in corridoio e di suonare il campanello. Ora però i tempi sono cambiati. Si tiene più conto della sicurezza degli scolari, ci sono sempre più casi di persone violente e aggressive nei confronti di terzi e di conseguenza anche il ruolo dell’alunno di turno subisce dei cambiamenti. Con l’inizio del secondo semestre, nella Scuola elementare di Nedelišće, nella Regione dello Međimurje, l’ispezione scolastica ha deciso di abolire questi turni dopo avere ricevuto delle lamentele anonime da parte dei genitori. In queste si poteva leggere che gli alunni di turno vengono “sfruttati come degli schiavi in quanto devono svolgere pesanti lavori fisici aiutando la cuoca in cucina”. Il direttore Ivica Paić ha spiegato che il compito dei ragazzi in cucina era quello di sparecchiare la tavola per permettere al secondo turno di alunni di arrivare in tempo per il pranzo. Per capire come funziona il sistema nelle quattro scuole in lingua italiana a Fiume, abbiamo contato i rispettivi direttori e direttrici. Alla Dolac l’alunno di turno non c’è più dall’inizio di quest’anno scolastico. “Abbiamo il campanello automatico e di conseguenza non c’è più bisogno di un alunno che segni la fine o l’inizio dell’ora. Se invece arriva qualcuno dei genitori o altre persone, abbiamo il citofono al quale risponde il nostro segretario. L’abolizione di questi turni è stata una delle prime cose che ho deciso di fare appena diventata direttrice. Il motivo? Ritengo che gli alunni abbiano il diritto di stare in classe e seguire le lezioni. Per quanto riguarda la storia della scuola di Nedelišće, ogni genitore ha il diritto di dire la propria opinione“, spiega la direttrice Dunja Kučan Nikolić.
Giornata di lezione persa
Lo stesso vale per la SE Belvedere. “Da settembre non c’è più l’alunno di turno in corridoio – ha detto il direttore Denis Stefan –. Penso che sia la cosa più giusta in quanto si tratta di una giornata di lezione persa e non è corretto nel confronto dei ragazzi. Inoltre, essendo minorenni, non sono nemmeno autorizzati a chiedere i documenti a chi entra a scuola. D’ora in poi chi verrà a scuola suonerà il campanello e qualcuno verrà ad aprire. Credo che non ci saranno problemi in merito”.
Alla SE Gelsi non c’è un alunno di turno per un motivo puramente tecnico. “Visto che non abbiamo la possibilità di disporre di uno spazio protetto per i ragazzi, come nel caso di altre scuole, questo ruolo è stato abolito. Infatti, i ragazzi si trovavano al pianoterra, lontano dagli uffici, e quindi non potevano venire protetti in caso di aggressione, come quella avvenuta alcuni anni fa da parte di un genitore con il quale avevamo avuto più volte dei problemi. Quando è stata rifatta la facciata, avevo chiesto se avremmo potuto ricevere un nuovo portone con tanto di finestrella, in modo che l’alunno potesse chiedere prima le generalità e poi far entrare la persona. Purtroppo questo non è stato possibile in quanto un’entrata del genere non era in armonia con l’edificio. Per questo motivo abbiamo ora il campanello e il bidello che fa anche da portiere. Non potevamo fare altrimenti in quanto non possiamo garantire la sicurezza ai ragazzi”, ha dichiarato la direttrice Gloria Tijan.
L’unica scuola che ha ancora sempre l’alunno di turno è la San Nicolò. “Reputo che il turno di sorveglianza sia un qualcosa che ha anche una componente educativa. Fa parte della scuola per la vita in quanto i ragazzi imparano a comunicare e a rapportarsi con gli adulti. L’alunno in questione si trova vicino alla sala insegnanti e di fronte alla segreteria e al mio ufficio. Per questo motivo in caso di qualsiasi problema noi siamo sempre all’erta, non sono lasciati soli a sé stessi. Penso che a volte si esagera un po’ da questo punto di vista. La scuola è fatta anche per insegnare cose di ogni giorno e non solo nozioni in classe. Se vogliamo proteggerli da tutti i mali, iniziamo a ridurre l’uso dei cellulari, a trascorrere più tempo in natura. Questa è la mia opinione a riguardo”, conclude la direttrice Iva Bradaschia Kožul.

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