Fiume, abusi: il coraggio di Maja

Un caso che sta scuotendo la Casa della salute e la Regione litoraneo-montana

L'infermiera Maja Vučković ha raccontato la sua terribile esperienza alla trasmissione d'inchiesta Potraga di Rtl. Foto: screenshot rtl.hr

A faccia aperta senza pixellare il viso o filtrare la voce. All’infermiera Maja Vučković della Casa della salute della Regione litoraneo-montana bisogna dar atto del coraggio con cui si è esposta di fronte alle telecamere della popolare trasmissione d’inchiesta di Rtl “Potraga”. Lo ha fatto per denunciare abusi sessuali e tentato stupro, lo ha fatto in segno di rivolta contro il sistema e una società, in concreto l’ambiente di lavoro, che da vittima l’ha trasformata in persona non grata, mettendola allo stesso livello di chi ha abusato di lei.
Una sera di servizio con l’autoambulanza Maja e l’autista Marin (non sono indicate in toto le generalità) al ritorno alla base, racconta Maja tra un singhiozzo e l’altro, ricordando la notte da incubo vissuta, si è verificato il culmine di un mese di maltrattamenti verbali. L’uomo, una volta denudatosi, l’ha gettata sul divano. Lei era andata togliersi la divisa, Marin ha sferrato l’attacco, ha iniziato a toccarle il seno. “Le urla erano inutili, non c’era nessuno”. Mentre lei era svenuta, l’autista si è masturbato in bagno. Poi con tono minaccioso le ha detto che questo sarebbe stato il suo lavoro e se avesse proferito parola del fatto avrebbe tagliato la testa a lei e alla sua bambina”, ha raccontato Maja. Ha tenuto dentro di sé tutto, non ha parlato fino a che non ha subito un altro “attacco”.
Nel frattempo, per tentato stupro e atti osceni Marin è stato condannato a 10 mesi di carcere, ma il Tribunale ha commutato la pena in lavori socialmente utili. Anche se il responsabile della Casa della Salute della Regione litoraneo-montana aveva preparato la disposizione circa il licenziamento del mostro, giorni fa questa è stata ritirata: la vittima è costretta a vedere e incrociare giornalmente il suo persecutore sul posto di lavoro.
“Mi sento tradita dall’intera direzione – prosegue il monologo di Maja –: dall’ex direttore e da quello attuale. Provo sensazioni come se fossi io il mostro, mentre lui se ne va in giro; lo incontro ad ogni angolo, in ogni reparto, al Pronto soccorso, insomma come se niente fosse accaduto racconta Maja Vučković.
C’è un altro aspetto della vicenda che coinvolge personaggi illustri della Regione. Quando Maja ha cercato di mettere sul chi vive l’aggressore, questi quasi con tono di sfida e vanto ha risposto dicendo di “essere intoccabile perché è stato assunto tramite raccomandazione del presidente della Regione, Zlatko Komadina, mentre la sorella è direttrice dell’Ente turistico di Abbazia”. I giornalisti di “Potraga” hanno tentato di contattare la sorella, non ha risposto, mentre il presidente della Regione per caso negli studi di Kanal Ri dove è stata registrata la trasmissione, ha risposto in maniera evasiva quasi irritato dalla domanda. Poi quando i giornalisti di Rtl hanno insistito, Komadina è stato più categorico, smentendo qualsiasi legame con Marin ha affermato che la questione circa il licenziamento dell’uomo “riguarda il direttore dell’Ente, ma se ci sono le condizioni per licenziarlo, verrà licenziato”.
Tuttavia, pensando anche ai casi di Zara, ancora una volta bisogna stigmatizzare una Legge blanda e lenta nei confronti dei reati di abusi e violenza sulle donne, riflesso di una società ancorata alle tradizioni rural-patriarcali. Forse disposizioni più severe e condanne adeguate sono la strada da percorrere alla vigilia del 2020, quando ormai nella maggior parte del mondo civile-occidentale la donna ha raggiunto un alto livello di tutela dei diritti.

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