Croazia, femminicidi: l’anno è iniziato male

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Croazia, femminicidi:  l’anno è iniziato male
Foto: Dusko Marusic/PIXSELL

Il femminicidio sta diventando un problema sempre più sentito in Croazia. L’onda lunga dei fatti di cronaca nera verificatisi nel 2021 che hanno visto come vittime le donne, si è travasata anche su quest’anno. Soltanto nei primi 40 giorni del 2022 sono state uccise tre donne, una a Pola, una a Fiume e una a Vallegrande (Vela Luka) sull’isola di Curzola (Korčula). Nella città dell’Arena il 39.enne Vedran Bašić ha ucciso i gentiori Dario (67 anni) e Nada (66), poi domenica 6 febbraio, in Cittavecchia a Fiume, il 36.enne Roman Brnada ha picchiato a morte la 67.enne Darinka Krivec. Pochi giorni dopo un 35.enne ha ucciso la madre brasiliana di 56 anni nella loro casa di famiglia sull’isola dalmata.

In base ai dati dell’Ufficio del Difensore civico per la parità dei sessi nel 2021 si sono avuti 30 omicidi: in 14 occasioni la vittima è stata una rappresentante del gentil sesso. Ben 11 donne sono state uccise dai loro partner o figli. Scorrendo i fatti di cronaca nera degli anni passati, nel 2016 sono state uccise 20 donne, poi nei due anni successivi si è avuto un calo dei femminicidi, ma dal 2019 sono nuovamente in crescita: nel 2020, infine, 20 donne sono state uccise, di cui a 14 la vita è stata tolta da persone a loro vicine.
In gennaio e nella prima metà di febbraio di quest’anno, sono stati registrati anche un tentativo di omicidio nella Regione di Osijek e della Baranja, una minaccia con pistola a Velika Gorica in cui l’arma da fuoco è stata puntata da un agente della Polizia, nonché un tentativo di omicidio nell’area di Pleternica, vicino a Požega. Inoltre, alcune donne sono state anche trattenute in casa o in vari altri luoghi contro la loro volontà sul territorio di Istria, isola di Brazza (Brač) e Zagabria. La Polizia quasi quotidianamente riceve denunce di violenze in famiglia, senza contare le rapine agli sportelli della Posta o nei negozi, in cui lavorano soprattutto donne.

Il Difensore civico Višnja Ljubičić, continua a insistere sulla necessità di puntare sulla prevenzione, sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, nonché di lavorare sulla riabilitazione delle persone che si macchiano di questi crimini in cui le donne vengono uccise o maltrattate. “In Croazia abbiamo anche un problema di patriarcato, e la violenza in famiglia spesso non rappresenta un problema della società, bensì un fatto che deve rimanere tra le quattro mura domestiche. Spesso succede anche che la donna non venga presa sul serio quando racconta le violenze di ogni genere che subisce dai propri partner”, ha spiegato Ljubičić.

Il Difensore civico per la parità dei sessi, però, non vede di buon grado l’iniziativa del Partito socialdemocratico (SDP) sull’introduzione del femminicidio come reato specifico nel Codice penale. “Questo reato è specificato soltanto nella legislazione del Messico e anche qui si sono avuti molti problemi nel dimostrare che si è trattato di un effettivo maltrattamento o omicidio solo perché la vittima era una donna”. Secondo Ljubičić, “bisogna dimostrare il motivo che ha portato all’uccisione e in questi casi ciò non è facile”. Il Difensore civico, commentando i casi di Fiume e Vallegrande (Vela Luka), ha sottolineato che in base alle indagini i killer avevano dei disturbi psichici, che non erano curati. “E anche qui bisogna lavorare tantissimo, affinché persone con questo genere di problemi di salute siano sotto controllo medico e delle istituzioni preposte”, ha concluso Višnja Ljubičić.

Restando su questo tema, i medici sono preoccupati dalle conseguenze causate dalla pandemia di Covid. “In questi ultimi due anni il consumo di sostanze stupefacenti è cresciuto enormemente, ma nessuno ne parla. Di conseguenza sono aumentati anche gli episodi di violenza in famiglia e, quindi, anche i femminicidi”, ha sottolineato il medico Slavko Sakoman, ora in pensione, ma che ha dedicato tutta la vita a curare i pazienti con disturbi psichiatrici e i tossicodipendenti.

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