Il premier croato Andrej Plenković ha lanciato un appello netto ai tribunali: utilizzare fino in fondo gli strumenti e le pene più severe previste dalla legge per contrastare il femminicidio. Un intervento duro, arrivato dopo l’ennesimo caso di violenza estrema (marito uccide la moglie, poi si toglie la vita nel weekend), che secondo il capo del governo mette in luce una falla particolarmente grave del sistema: l’autore del delitto era un violento già noto alle autorità, che avrebbe dovuto essere fermato prima che diventasse un assassino.
Dopo il 19esimo omicidio di una donna dall’inizio dell’anno, Plenković ha ricordato che proprio su iniziativa del suo esecutivo l’uccisione di una donna per motivi di genere è stata introdotta nel Codice penale come reato autonomo di femminicidio. Una scelta che colloca la Croazia tra i pochi Paesi europei ad aver fatto questo passo.
Una legge che esiste, ma va applicata
“La Croazia è una delle cinque nazioni dell’Unione europea che ha definito il femminicidio come reato specifico nel proprio Codice penale“, ha dichiarato il premier ai giornalisti, al termine della riunione della presidenza e del Consiglio nazionale dell’HDZ. Le pene previste, ha sottolineato, sono particolarmente elevate. Eppure il fenomeno della violenza di genere continua a colpire, come avviene purtroppo in molti altri Paesi.
Ciò che rende l’ultimo caso ancora più inquietante, secondo Plenković, è il fatto che l’autore fosse già registrato come maltrattante. “È preoccupante che il sistema non sia riuscito a impedire che una persona con precedenti ripetuti di violenza arrivasse a commettere un omicidio”, ha affermato.
Punizione e prevenzione, i due pilastri
Il premier ha invitato apertamente i giudici a fare pieno uso degli strumenti messi a loro disposizione, dalle misure cautelari alle sanzioni più severe. La politica penale, ha spiegato, si fonda su due pilastri: la punizione e la prevenzione. Da un lato, pene esemplari per chi commette reati gravi, affinché il colpevole e chi potrebbe imitarlo sappiano quali conseguenze li attendono. Dall’altro, un effetto deterrente capace di fermare in anticipo altri potenziali aggressori.
Proprio per questo, ha ribadito Plenković, le sanzioni e le misure restrittive devono essere applicate con rigore.
Il ruolo delle istituzioni e delle associazioni
Il capo del governo ha ricordato anche il lungo dialogo avviato negli anni scorsi con le associazioni che si occupano della protezione delle vittime di violenza, in particolare donne e bambini. In quegli incontri, ha spiegato, è emersa chiaramente la necessità di migliorare la comunicazione tra le diverse istituzioni, spesso isolate in compartimenti stagni.
“Le organizzazioni che seguono le vittime dal primo giorno fino alla riabilitazione sono le uniche ad avere una visione completa del problema”, ha osservato. Da qui la scelta di introdurre nuovi protocolli, meccanismi operativi e norme legislative.
Plenković ha concluso sottolineando che ora spetta a tutte le istituzioni utilizzare appieno gli strumenti disponibili. Pur riconoscendo che nessun sistema può eliminare del tutto comportamenti così violenti e devianti, il premier ha ribadito la condanna senza appello di questi atti e la necessità di fare tutto il possibile per prevenirli.
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