L’Ambasciatore d’Italia a Lubiana, Giuseppe Cavagna, ha consegnato al deputato della Comunità nazionale italiana alla Camera di Stato del Parlamento sloveno, Felice Ziza, le insegne di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, conferite dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La cerimonia si è svolta nella residenza dell’Ambasciatore, alla presenza della moglie, dei figli e del fratello dell’on. Ziza, dei presidenti delle CAN, delle Comunità degli Italiani del Capodistriano, dei rappresentanti dell’UPT, della direttrice dell’EDIT di Fiume, di esponenti di Radio e TV Capodistria e di numerosi rappresentanti degli enti e delle istituzioni della CNI operanti in Slovenia.
L’incontro di lunedì 4 novembre è stato anche l’occasione per ringraziare Giovanni Coviello, accompagnato dalla consorte Ida, per l’impegno profuso nella veste di Console generale d’Italia a Capodistria. Coviello, si ricorda, a breve concluderà il suo mandato in Slovenia.

Un punto di riferimento
“Ziza pone come obiettivi principali della sua azione la conservazione delle tradizioni e la difesa dei diritti della CNI”, ha osservato Cavagna illustrando la motivazione ufficiale del conferimento. “Come parlamentare – ha proseguito l’Ambasciatore – ha contribuito in modo rilevante al finanziamento delle attività della CNI, alla conservazione e al restauro dei monumenti italiani e al rafforzamento del bilinguismo previsto dalla normativa slovena nelle aree in cui risiede la minoranza italiana. L’on. Ziza si è inoltre prodigato affinché venisse reintrodotta l’obbligatorietà dell’esame triennale di lingua italiana per gli studenti delle scuole elementari nei territori d’insediamento storico della CNI”. “La sua opera – ancora Cavagna – gli è valsa la stima e la fiducia tanto degli elettori quanto delle istituzioni. La sua attività parlamentare è riconosciuta anche dalle autorità italiane, che vedono in Ziza un interlocutore di riferimento nei rapporti fra i due Stati, soprattutto per quanto riguarda la CNI in Slovenia”.
Lavoro di squadra
“Per me è un grande onore ricevere un’onorificenza della Repubblica Italiana”, ha dichiarato Ziza dopo aver ricevuto il diploma di Cavaliere. Ha ringraziato l’Ambasciatore per averlo proposto e il Presidente Mattarella per avergli conferito il titolo. “E grazie soprattutto a tutti voi che siete qui questa sera”, ha aggiunto. “Ricordo che, qualche anno fa, quando Alberto Scheriani ricevette questo riconoscimento, lo dedicò al padre. Oggi anch’io voglio dedicarlo a mio padre, che non c’è più da 15 anni”. “Sebbene non avesse un mestiere prestigioso – era contadino e poi pescatore, fino a diventare capitano di una nave importante – con i quotidiani sempre in mano e la televisione sintonizzata sui telegiornali, mio padre mi ha trasmesso la volontà di fare il medico e poi l’istinto di dedicarmi alla politica della CNI”, ha raccontato il neocavaliere. “Lo dedico alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei figli, per il supporto che mi hanno sempre dato e per avermi sopportato. Lo dedico anche a mia madre, a mio fratello e a tutti i parenti”, ha proseguito.
“In particolare desidero dedicarlo a voi che vi siete riuniti qui oggi, ai rappresentanti della CNI in Slovenia e a qualcuno giunto anche dalla Croazia. Questa onorificenza non sarebbe arrivata senza di voi. Come abbiamo sempre detto, i risultati si raggiungono insieme. Se oggi posso fregiarmi di questo riconoscimento, è anche grazie a voi”. “Ogni passo che compiamo lo facciamo insieme – ha concluso –. Mi riferisco in primis a Scheriani, che presiede la CAN Costiera, ma anche ai presidenti delle CAN comunali, delle Comunità, ai colleghi di Radio e TV Capodistria, dell’UPT, dell’UI e di tutte le nostre istituzioni”.
Ziza ha spiegato d’aver imparato l’importanza del lavoro di squadra esercitando la professione medica. “Un chirurgo – ha osservato – non entra mai in sala operatoria da solo: anche per l’intervento più semplice serve un’équipe di almeno otto persone. Indossando il camice bianco si impara a collaborare. Se vogliamo, è una sorta di deformazione professionale”.
Integrazione sì, assimilazione no
Nel suo intervento ha toccato anche le sfide demografiche e le opportunità legate al crescente numero di italiani provenienti dallo Stivale che scelgono di stabilirsi in Slovenia e in Croazia. “Gli italiani arrivati dall’Italia, pur non essendo autoctoni, danno forza alla CNI, alla nostra cultura e alla nostra lingua. E perché vengono? Perché sentono che qui si parla italiano, che è lingua obbligatoria nei nostri territori bilingui”, ha affermato.
Ha ricordato che negli ultimi anni gli iscritti AIRE a Capodistria sono passati da meno di 3.000 a oltre 5.000. “Come già accade in Croazia, anche noi potremo avere il Comites. È una forza anche questa. Ma soprattutto – ha concluso Ziza – continuiamo a lavorare insieme per integrarci sempre meglio, senza però lasciarci assimilare, valorizzando tutto ciò che rappresentiamo storicamente sul nostro territorio”.
Un solutore di problemi
Nel corso della serata l’Ambasciatore Cavagna ha voluto ringraziare ancora una volta il Console generale Giovanni Coviello per la collaborazione fornita sin dal suo arrivo in Slovenia. “Non conoscevo Coviello prima di iniziare il mio mandato. Non credo che avrei potuto essere più fortunato. È un Console generale eccezionale – e ne ho conosciuti diversi – non solo per la carica umana e la bella persona che è, ma anche per l’efficacia nel lavoro”, ha dichiarato Cavagna. “Non solo è un grande solutore di problemi, ma non ne crea. Non mi ha mai chiamato per dirmi che aveva un problema senza sapere come risolverlo: al contrario, di solito mi comunicava che il problema era già stato risolto. È raro, ma quando succede è una fortuna, e per me lo è stato”, ha aggiunto.
L’Ambasciatore ha poi raccontato un aneddoto: “La prima volta che sono andato a Capodistria, due settimane dopo il mio arrivo a Lubiana, mi ha ricevuto al Consolato generale e poi siamo andati in Comune. Lungo i settecento metri di tragitto ha salutato almeno nove persone, tutte desiderose di fermarsi a parlargli. Persino un ragazzo seduto per terra, che suonava la chitarra, lo conosceva: si sono messi a chiacchierare”. “Lasci un vuoto umano che non sarà semplice colmare – ha concluso Cavagna –. Penso che ovunque andrai continuerai a portare la tua bonomia, il tuo sorriso e la tua capacità di risolvere i problemi. Qui resterai un personaggio che ha seminato molto: quando vorrai tornare a raccogliere, sarai accolto con grandi sorrisi. In bocca al lupo”.
Coviello, dal canto suo, ha ricordato con emozione “il saluto riservatomi dalle Comunità degli Italiani a palazzo Manzioli di Isola”, sottolineando il valore del rapporto umano instaurato con l’Ambasciatore Cavagna e sua moglie. “Un rapporto nato in appena un anno e mezzo di collaborazione e che va oltre la stima professionale”, ha precisato il Console generale.
Ha poi condiviso con i presenti il “metodo” per affrontare i problemi, ispirato a Luciano De Crescenzo, lo scrittore e ingegnere napoletano: “Gli ingegneri – diceva De Crescenzo – sono persone che magari non sanno tutto, ma che davanti a un problema riescono a risolverlo meglio di chi ingegnere non è”.
“Scherzi a parte – ha aggiunto Coviello (laureato in ingegneria civile per la difesa del suolo e la pianificazione territoriale), assicurando che il suo legame con la Slovenia rimarrà saldo – i problemi non si risolvono da soli, nessuno ha la bacchetta magica. Il mio è stato un lavoro di squadra con le CAN e le Comunità. In ogni circostanza ho avuto il sostegno dell’on. Ziza, di Scheriani, dei presidenti delle CAN comunali e dell’UI, che mi hanno aiutato ad andare avanti anche nei momenti difficili. Abbiamo gettato semi che, ne sono certo, continueranno a germogliare lungo il percorso tracciato”.
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