Ex ministri alla sbarra per fondi e assunzioni «pilotate»: udienza rinviata

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Ex ministri alla sbarra per fondi e assunzioni «pilotate»: udienza rinviata
Foto: Goran Stanzl/PIXSELL

Alle 9 di questa mattina, venerdì 19 settembre davanti al Tribunale regionamle di Zagabria, sarebbe dovuto cominciare il processo a quattro ex ministri del governo guidato da Andrej Plenković nel cosiddetto caso “Po babi i stričevima” . Un procedimento giudiziario già di per sé insolito per il nomignolo popolare, che in croato allude a raccomandazioni e favoritismi “per parentela”, e che ora rischia di trasformarsi in una lunga battaglia processuale.

In aula erano presenti Darko Horvat, Boris Milošević, Josip Aladrović e Damir Juzbašić. Assente invece Tomislav Tolušić, che ha inviato al giudice un certificato medico e una cartella clinica nella quale si spiega che deve osservare riposo per un infortunio avvenuto tre giorni fa. La richiesta di rinvio è arrivata giovedì pomeriggio, poche ore prima dell’udienza. La presidente del collegio, la giudice Ana Kovačević, ha preso atto della documentazione, ma ha espresso pubblicamente la sua irritazione: “Tolušić è andato dal medico con sufficiente anticipo e ha chiesto il rinvio in tempo utile per farlo sapere alla Corte. Ritengo scorretto un simile comportamento, sia verso il collegio sia verso tutti i presenti in aula”, ha dichiarato.

Il fascicolo sanitario sarà ora trasmesso a un perito giudiziario che dovrà stabilire se il rinvio è stato giustificato. In caso contrario, i costi dell’udienza non celebrata ricadranno sull’imputato assente. Il prossimo appuntamento è già fissato per il 17 ottobre, quando il tribunale si aspetta la presenza di tutti gli accusati per poter finalmente dare avvio al dibattimento.

Le accuse 

Il procedimento è nato dall’inchiesta dell’USKOK, l’Ufficio per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, che accusa tre ex ministri – Darko Horvat, Boris Milošević e Tomislav Tolušić – di aver manipolato l’assegnazione di 353mila euro di sussidi destinati a progetti in aree abitate da minoranze nazionali. Josip Aladrović, invece, deve rispondere di due episodi di assunzioni “truccate” all’interno dell’ente pensionistico HZMO, che dirigeva prima di diventare ministro del Lavoro e delle Pensioni.

Oltre ai quattro ex membri del governo, alla sbarra c’è anche Damir Juzbašić, sindaco di Županja, accusato di aver chiesto ad Aladrović di sistemare una persona “per via riservata”. Tutti gli imputati respingono le accuse. Quando la Procura avviò l’indagine, nel febbraio 2022, tre di loro – Horvat, Milošević e Aladrović – sedevano ancora in Consiglio dei ministri. Tolušić era stato rimosso sette mesi prima. Horvat, addirittura, era stato arrestato e aveva trascorso un breve periodo in custodia cautelare.

Patteggiamenti e condanne sospese

Il processo vede imputati anche nomi già noti agli inquirenti. In origine l’USKOK aveva iscritto nel registro degli indagati altre tre persone: l’ex assistente del ministro Darko Horvat, Ana Mandac, l’ex direttrice della Direzione per le aree svantaggiate del ministero dello Sviluppo regionale, Katica Mišković, e l’ex segretario di Stato nello stesso dicastero, Velimir Žunac. Tutti e tre hanno deciso di patteggiare, ottenendo condanne sospese o convertite in lavori di pubblica utilità: 11 mesi di reclusione sostituiti con lavoro per Mandac, nove mesi con due anni di sospensione per Mišković e dieci mesi con tre anni di sospensione per Žunac.

Una vicenda ad alto tasso politico

Il caso è diventato in Croazia simbolo di presunti favoritismi nell’assegnazione di fondi pubblici e nelle assunzioni. Nel 2022 il quotidiano Jutarnji list pubblicò in esclusiva ampi stralci delle difese degli imputati, provocando una dura reazione di parte degli avvocati che chiesero di identificare la fonte delle fughe di notizie. Anche questo episodio contribuì alla decisione del governo Plenković di proporre un disegno di legge che introduce sanzioni per la divulgazione di informazioni coperte dal segreto istruttorio, noto come “Lex AP”.

Intanto, la battaglia legale continua: gli imputati hanno già tentato due volte di far dichiarare illegittime le prove dell’USKOK, ma il tribunale ha respinto entrambe le richieste. La prima decisione era stata annullata dall’Alta Corte penale, che aveva chiesto motivazioni più solide, poi fornite dal tribunale di Zagabria: il provvedimento è così diventato definitivo.

Se il 17 ottobre tutti saranno presenti, il processo potrà finalmente entrare nel vivo. Sullo sfondo, resta il tema politico di una classe dirigente che, a indagine aperta, continuava a sedere ai vertici dell’esecutivo e oggi deve rispondere davanti ai giudici di reati legati a favoritismi, clientelismo e gestione disinvolta dei fondi pubblici.

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