Euro. Lo spettro del referendum

La destra sovranista affila le armi e fa balenare l’idea di una consultazione popolare per impedire l’adozione della moneta unica europea. Il governo e l’HDZ invece difendono a spada tratta l’adesione all’eurozona, quale uno degli obiettivi strategici del Paese

Euro o kune. Sarà la Corte costituzionale a fermare il referendum, oppure non si riusciranno a raccogliere le firme necessarie a indirlo?

L’ingresso nello Spazio Schenbeg e nell’eurozona restano gli obiettivi di fondo in politica estera. Lo hanno ribadito di recente sia il premier Andrej Plenković che il presidente del Sabor Gordan Jandroković. Se sull’entrata nell’area senza confini non ci sono dilemmi di sorta, ovvero nessuno la contesta, ben diverso è il discorso relativo all’adozione della moneta unica europea. A destra dell’HDZ si sta formando un fronte abbastanza compatto di detrattori dell’eurozona, che comprende forze che sulla carta non sono del tutto irrilevanti in quanto a numeri: il Most, il Movimento patriottico e i Sovranisti. Non si può escludere che questi schieramenti, con l’appoggio di altre formazioni minori della galassia di destra facciano fronte comune a sostegno di quel referendum sull’ingresso nell’eurozona di cui si vocifera ormai da tempo. A quanto sembra i preparativi per l’avvio della raccolta di firme sono già in corso. I vari partiti d’ispirazione sovranista fanno leva sull’orgoglio nazionale, ossia sul fatto che si è combattuto per avere la moneta nazionale, ma anche sul timore di una parte della popolazione che l’adesione all’euro possa provocare una valanga di rincari. Il governo e la Banca nazionale sono impegnati da tempo per cercare di fugare il timore di aumenti incontrollati dei prezzi e per illustrare gli indubbi vantaggi derivanti dall’ingresso nell’eurozona. In questo contesto non si manca di rilevare che l’economia croata è già fortemente eurizzata, che il grosso dei depositi bancari dei cittadini è in euro e che le transazioni di maggior respiro (ad esempio la compravendita di immobili) vengono già calcolate di fatto in euro, anche se effettuate poi in kune come impone la legge.

Botta e risposta

Fatto sta comunque che la destra sovranista affila le armi, nel tentativo magari in questo modo di fare uno sgambetto al governo guidato dall’HDZ. Anche nel fine settimana non sono mancate le polemiche, con tanto di botta e risposta tra i Sovranisti e il partito del premier Andrej Plenković. Il deputato dei Sovranisti croati, Marko Milanović Litre, si è nuovamente lanciato contro l’HDZ e il premier Andrej Plenković, asserendo che, unitamente al governatore della Banca nazionale (HNB), Boris Vujčić, “hanno unilateralmente deciso che la Croazia si aggreghi all’eurozona. Per tale motivo i sovranisti hanno avviato l’iniziativa per indire un referendum sulla tutela della valuta croata”.

Marko Milanović Litre ha ricordato che il premier ha affermato che “sull’introduzione dell’euro abbiamo già avuto il referendum, quello del 2012”. I Sovranisti, ha ribadito in questo contesto il parlamentare, reiterano che allora c’era una domanda soltanto, ovvero “Volete che la Croazia entri e far parte dell’UE?”, mentre nel corso di quella campagna referendaria non si era mai fatto parola sull’ingresso nell’eurozona. Infine, Milanović Litre ha ribadito che “il popolo ha il diritto di esprimere la propria opinione sui fatti che influiscono sull’esistenza dei cittadini, soprattutto se si tratta di temi dove l’autonomia e l’indipendenza ottenute con il sangue vengono semplicemente consegnati nelle mani di Bruxelles”.

Il segretario politico dell’HDZ, Ante Sanader, ha reagito prontamente alle asserzioni di quanti propugnano il referendum antieuro, asserendo che il premier e il principale partito di governo stanno facendo di tutto per tutelare gli interessi nazionali.

Sanader, nell’affermare che i detrattori dell’euro sono sovranisti fasulli e venditori di fumo, ha affermato che “ovviamente non capiscono cosa sia la lotta per gli interessi nazionali. Se non fossimo nell’UE, come avremmo costruito il ponte di Sabbioncello e superato la crisi della pandemia? Per ciò che concerne l’euro, un referendum specifico non è possibile, né necessario, perché la questione è stata decisa nel 2012, al referendum sull’entrata nell’UE nonché quando il Sabor ha confermato il Trattato di adesione”.

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