Giornata importante per il gruppo di giovani connazionali attualmente a Torino per il viaggio di formazione EU Italian. I ragazzi, infatti, hanno fatto tappa al Campus delle Nazioni Unite, entrando in contatto con una realtà internazionale unica nel suo genere, punto di riferimento per i diplomatici di tutto il mondo.
L’organizzazione sorge in quelli che furono gli spazi dell’Esposizione Universale del 1961, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, oggi trasformati in padiglioni che ospitano le varie agenzie dell’ONU. All’interno del Campus operano il Centro internazionale di formazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ITCILO), lo Staff Collage del sistema delle Nazioni Unite (UNSSC), l’Istituto interregionale di ricerca delle Nazioni Unite sul crimine e sulla giustizia (UNICRI) e due Associazioni internazionali: il Club per l’UNESCO di Torino e la Sezione Piemonte e Valle d’Aosta della SIOI.
Ad accogliere il gruppo è stata Maria Canavese, che ha guidato i ragazzi nell’area denominata Italia ’61 che ospita i padiglioni sedi della realtà dell’ONU torinese, ognuno con la denominazione di un continente per sottolinearne l’internazionalità. Nelle molte aree verdi sono stati piantati alberi e piante provenienti da tutto il mondo, per accentuare, anche da questo punto di visto, la multiculturalità dell’organizzazione.

Obiettivi e valori
La mattinata è stata dedicata alla conoscenza del Campus ONU, scoprendone gli obiettivi e i valori, analizzando il coordinamento di tale realtà complessa e strutturata, che accoglie personale provenienti da tutto il mondo. Una lezione non solo interessante, ma al contempo coinvolgente e istruttiva, svolta nelle aule dell’OIL, dove a dare il benvenuto ai connazionali è stata la direttrice Paola Babos, la quale ha descritto le principali funzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro, fondata già nel 1919 in seguito al Trattato di Versailles. A fare da moderatore è stata Maria Paola Azzario, presidente del Club per l’UNESCO e dell’Istituto culturale della Regione Piemonte, che opera divulgando e praticando i principi e i valori dell’Unesco, situata a Torino dal 1985.
A spiegare meglio il funzionamento dell’OIL è stato Michel Scheen, coordinatore dei servizi linguistici per il Centro di formazione in questione: “Il multilateralismo e la difesa dei diritti umani e dell’uguaglianza è indispensabile per la pace. Infatti, uno dei punti del Trattato di Versailles dice che non può esserci una pace sostenibile e universale se non è basata sulla giustizia sociale. Quest’ultima comprende anche il ‘lavoro dignitoso’, concetto ampio che abbraccia diversi aspetti e comprende un campo d’azione molto ampio”.
Il Centro per il lavoro offre apprendimento, condivisione delle conoscenze e programmi istituzionali di potenziamento delle capacità per governi, organizzazioni dei lavoratori e datori di lavoro e partner per lo sviluppo. Il suo obiettivo è essere un forum dove lo sviluppo si incontra con tutte le forme di conoscenza nel mondo dell’occupazione. In qualità di hub multiculturale per l’apprendimento, il Centro accoglie tutti senza distinzione di genere, etnia o classe sociale.

Combattere la criminalità
A spiegare il funzionamento dell’IstituInterregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (UNICRI) è stata Marina Mazzini. L’Istituto, il cui mandato è quello di contrastare la criminalità, promuovere la giustizia e i diritti umani a sostegno di pace e sviluppo, in origine aveva un profilo fortemente criminologico. Nel corso del tempo l’UNICRI si è costantemente adattato per rispondere alle priorità dei Paesi Membri. Inizialmente si occupava prevalentemente di reati di corruzione, mafie, traffico di stupefacenti, ma con il mutarsi delle forme di criminalità nella loro dimensione transnazionale le priorità e le richieste di supporto a livello globale sono mutate. La globalizzazione e l’innovazione tecnologica sono stati gli elementi chiave che hanno portato a tale dimensione con un conseguente adattamento delle strategie e azioni di contrasto alla criminalità e di rafforzamento dei sistemi di giustizia. Un esempio: il traffico e la tratta di esseri umani che vedono la criminalità organizzata sfruttare le stesse rotte transnazionali per altri traffici illeciti, compresi quelli di armi e di materiali chimici, biologici, radiologici e nucleari. Le vulnerabilità di paesi in conflitto o instabili sono sfruttate dalla criminalità organizzata per ridefinire le rotte di tali traffici. A questo si affiancano le vulnerabilità delle persone in stato di povertà, deprivazione dei diritti fondamentali e in stato di marginalizzazione, le quali vengono sfruttate dai gruppi criminali per fare business. Un esempio: il reclutamento di giovani da parte di gruppi terroristici nel Sahel e in molte altre regioni del mondo, o lo sfruttamento di donne e bambini nell’economia illegale (contraffazione e settore minerario).
La criminalità organizzata è la più grande multinazionale a livello globale, che dispone di risorse finanziarie enormi. La dimensione territoriale della criminalità, i confini di un paese, è sempre più labile: oggi l’espansione dei traffici è rappresentata da una mappa transnazionale che si estende sempre più nel cybespazio. Un grande punto di svolta nelle azioni di contrasto tra i paesi è stata la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, adottata a Palermo nel 2000, ha sottolineato Marina Mazzini. Questa Convenzione ha consentito un rafforzamento della cooperazione tra i Paesi firmatari. Proprio in questi giorni è stata aperta alla firma la Convenzione ONU contro i crimini informatici, una nuova pietra miliare per rafforzare il contrasto a questi fenomeni sempre più pervasivi.
In questo contesto, l’UNICRI attraverso ricerca applicata e formazione specialistica rivolta a una vasta categoria di professionisti (quali forze dell’ordine e giudiziario) ma anche a giovani professionisti, opera in collaborazione con gli Stati Membri, le università, la società civile e il settore privato e in coordinamento con altre istituzioni internazionali e regionali per rafforzare la conoscenza dei fenomeni emergenti e l’efficacia delle azioni di contrasto.

La Dichiarazione universale del 1948
Il pomeriggio invece è stato aperto da un videomessaggio di Mohamed Kheir incentrato sui diritti umani, una riflessione sul loro ruolo e sulla storia della Carta dei diritti umani, documento di straordinaria importanza. Secondo tale dichiarazione ci sono 30 articoli di cui 29 diritti e un dovere: quello di contribuire alla comunità. “Ci sono dei grandi cambiamenti, le future generazioni avranno a che fare con nuove minacce dei diritti umani, come l’evoluzione tecnologia e il cambiamento climatico – ha commentato Kheir -. Anche in questi casi si parla della vita umana e di come l’evoluzione sociale possa minacciarla”. Alla tematica si è aggiunto il lavoro sull’Agenda 2030, dove i ragazzi hanno partecipato a una lezione alternata ad attività di gruppo. Un modo originale per ripercorre i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro la fine del decennio. Per attuare tali punti il documento si basa sulla tutela dei diritti umani, quale eredità della Dichiarazione Universale, come spiegato dal professor Lorenzo Grossio. “Il fatto che il diritto internazionale si occupi di diritti umani è scontato, ma non è stato sempre così. Dopo la Seconda guerra mondiale gli Stati hanno compreso che alcuni interessi sono comuni all’intera comunità internazionale e la cooperazione per la loro salvaguardia è essenziale per mantenere la pace e le relazioni – ha commentato il docente -. La pace si raggiunge con la cooperazione internazionale attraverso determinati obiettivi come il commercio internazionale, l’eliminazione del genocidio, la protezione dei diritti umani e del patrimonio culturale, il rafforzamento dell’autodeterminazione e la promozione della salute. La Dichiarazione universale del 1948 è il primo catalogo di diritti umani riconosciuto a livello globale, strumento a livello mondiale e punto di inizio per la stipula di trattati internazionali. Da lì sono nati altri documenti a livello continentale, nazionale e regionale con dei meccanismi di applicazione di tali diritti”.
Il gruppo ha infine analizzato i 30 articoli della Dichiarazione universale confrontandoli con i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, proponendo attività per sensibilizzare una determinata fascia di pubblico nei confronti di una tematica. I vari gruppi di lavoro hanno proposto un’idea concreta di azione o un’iniziativa che possa essere realizzata a livello locale e globale, prendendo in considerazione la situazione da affrontare, i vantaggi che ne deriveranno e il pubblico di riferimento. Il tutto sottolineando i cambiamenti concreti che queste idee porteranno con sé.
Quella di ieri è stata una giornata di immersione in un ambiente internazionale di confronto, conoscendo realtà e problematiche molto diverse da quelle che viviamo nella vita di tutti i giorni. Cambiare i punti di vista, acquisire nuove conoscenze, dibattere su temi attuali e globali ha rappresentato per i giovani connazionali un’opportunità di crescita non indifferente in un’atmosfera positiva e stimolante.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.












































