EU Italian. Tra passato e futuro, l’abbraccio di due mondi

Torino. Un dialogo tra generazioni per custodire la memoria dell'esodo e costruire una memoria condivisa tra diverse generazioni unite da una storia comune

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EU Italian. Tra passato e futuro, l’abbraccio di due mondi

Una carrellata di stemmi istriani, quarnerini e dalmati, affiancati a dipinti con motivi istriani ordinatamente disposti sulle pareti del Circolo culturale “Unione regionale profughi e rimpatriati italiani dall’estero” di Torino ha fatto sentire a casa i 27 ragazzi che stanno partecipando al progetto EU Italian. Un incontro con il mondo degli esuli per conoscerne la storia, sentire le voci di chi ha lasciato la propria terra per ricostruirsi un futuro altrove ha caratterizzato la terza giornata della comitiva nel capoluogo piemontese. Ai giovani connazionali si è unito Marin Corva, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, trascorrendo una giornata insieme a loro e ai rappresentanti degli esuli.

La prima tappa è stata al Circolo culturale, dove a dare il benvenuto ai connazionali sono stati Walter Cnapich, da poco rientrato proprio dall’Istria in seguito alla premiazione del concorso “Mailing list Histria”, Attilio Cattich, Giuliana Filipovich ed Egidio Rocchi, accanto al presidente dell’ANVGD di Torino Antonio Vatta. L’associazione sorge in quello che fu un quartiere che nel secondo dopoguerra accolse gran parte degli esuli giuliano-dalmati alla periferia della città. In seguito la zona fu popolata anche da un grande numero di operai della Fiat giunti appositamente dal Meridione in ricerca di fortuna nel Nord Italia. Oggi l’area è caratterizzata da una popolazione multietnica, luogo di incontro di culture ed esperienze diverse e sfaccettate.

Una vicenda complessa

“La mia storia è complessa, sono partito da Zara nell’ottobre 1944 su un cacciatorpediniere tedesco, passando davanti a Pago e fermandomi a Fiume per sette mesi – ha raccontato Vatta ai ragazzi -. Sono stato 12 anni nei campi profughi prima di arrivare a Torino. Queste sono esperienze che ti segnano, comuni in un certo senso a tutti i territori di guerra. Nella vita bisogna prendere delle iniziative e non solo obbedire, facendo così siamo riusciti a costruire questo Circolo, rimettendolo completamente a nuovo”. Il presidente ha ricordato anche la nostalgia per Zara e la malinconia che sopraggiunge ogni volta che torna nella sua città natale. “Mia mamma era croata, mi ha sempre chiamato Tonči; vivendo nelle zone di confine ci si vuole bene, non esiste solo la guerra. La realtà è che, a molti non piace dirlo, ma le persone si mescolano tra di loro, convivono e molti di noi discendono da famiglie miste – ha commentato Antonio Vatta -. Il discorso è molto complesso, spesso ci si dimentica che fu Mussolini a iniziare la guerra e che ci fu pure la persecuzione della popolazione slava”.

L’esperienza è stata un modo alternativo per apprendere la storia, ascoltandola da chi l’ha vissuta in prima persona. Testimonianze di vitale importanza, da conservare e tramandare alle future generazioni per salvarle dall’oblio della memoria. Per i ragazzi sono stati momenti di grande impatto emotivo, capaci di far riflettere sulle conseguenze delle guerre e delle persecuzioni etniche, ma anche sulla difficoltà di lasciare la propria casa e ricostruirsi una vita altrove, in un luogo sconosciuto.

“Siamo qui a Torino con i ragazzi di EU Italian, un progetto di formazione organizzato dal Settore giovani dell’UI e dall’Associazione dei giovani della CNI, sostenuta finanziariamente per la maggior parte dal MAECI – ha commentato Marin Corva -. La manifestazione è un’iniziativa straordinariamente importante, perché occuparsi dei giovani significa pensare al futuro, coinvolgere quei profili che in un secondo momento andranno a guidare le nostre istituzioni e le nostre scuole. Il percorso formativo ha come obiettivo principale quello di formare i ragazzi, far conoscere loro nuovi contesti, per questo oggi siamo nel Circolo culturale dei nostri esuli, per metterli in contatto con tale realtà. Abbiamo incontrato il presidente, un novantenne zarantino che ci ha raccontato la propria storia, molto interessante, i ragazzi hanno voluto anche approfondire il tema, il che è sicuramente un aspetto positivo”.

Incontro coinvolgente

L’incontro è stato infatti molto coinvolgente e ha lasciato spazio a una chiacchierata tra persone di generazioni diverse, felici di dialogare tra loro e confrontarsi. “Devo dire che la storia che abbiamo ascoltato era d’impatto, soprattutto il racconto di come queste persone hanno raggiunto Torino. In realtà avevo gli occhi pieni di lacrime, perché in alcuni frangenti mi sono rivisto in Antonio Vatta, in particolare nel racconto del ritorno a Zara e del dolore che ha provato. A me succede una cosa simile quando vado in Brasile, non perché sono cresciuto lì, ma perché parte delle mie radici sono lì e rivivo la stessa sensazione di malinconia – ammette Valentino della CI di Isola -. Mi è piaciuto anche il fatto che gli esuli sono determinati e difendono la loro cultura. È stata una bella esperienza, meritava farla”.

Nel corso della mattinata anche Lisa della CI di Abbazia è ritornata con il pensiero alla sua famiglia e alle storie che, soprattutto la nonna, racconta nei momenti di aggregazione. “Provengo da una famiglia fiumana, sentire queste storie ha il sapore di casa, perché di simili le racconta anche la nonna alle cene di Natale – ha commentato la ragazza -. Mi sentivo in famiglia, anche il posto è accogliente e le persone che ci hanno accolto sono molto care, hanno condiviso con noi la loro prospettiva, che è diversa dalla nostra”.

L’Associazione “Vides Main”

La visita è proseguita presso la sede dell’Associazione di volontariato “Vides Main”, fondata dalle suore salesiane. Una realtà che ha avuto un forte impatto sul territorio, offrendo possibilità a bambini, giovani e madri in difficoltà del quartiere. A presentare il lavoro dei volontari sono state la presidente Angela Bertero e la volontaria Giula Cnapich. “Vibes è un organismo nato per occuparsi delle donne nei villaggi e nelle periferie cittadine, che con il tempo ha espanso il suo raggio di azione – ha spiegato Bertero -. La struttura è situata nella Circoscrizione n.5 di Torino, che copre un’area di 16 chilometri quadrati e accoglie una popolazione di 100mila abitanti. Il quartiere è nato per accogliere gli immigrati, prima dal Sud Italia e poi da tutto il mondo. Nel passato vivevamo una forte dispersione scolastica, in particolare perché era molto diffusa l’idea che alle ragazze non serviva studiare. Fin da subito abbiamo aggiunto attività che vanno dallo sport alla danza, includendo pure corsi di italiano e supporto nello studio per coinvolgere la popolazione”.

Il centro cerca di fare coesione sociale in un territorio che ha delle difficoltà pregresse, molti degli abitanti hanno una storia di conflitto già prima di arrivare. Da questa situazione difficile l’Associazione ha creato un punto di incontro florido e coeso, tanto da essere soprannominato “Il villaggio delle 100 etnie”. A due passi da “Vides Main” sorge l’Allianz Stadium Juventus e la squadra di calcio è coinvolta nella valorizzazione del territorio, tanto da collaborare, assieme a Save the children alla ristrutturazione della struttura che ospita l’associazione, regalando ai bambini pure visite a sorpresa dei calciatori.

Una collaborazione particolare

Negli anni è nata pure la collaborazione tra il Circolo “Unione regionale profughi e rimpatriati italiani dall’estero” e “Vides Main”, due realtà apparentemente diverse e lontane, che in realtà condividono l’esperienza dell’emigrazione e dell’abbandono della propria terra. “La giornata odierna è stata molto interessante, soprattutto ascoltare le testimonianze degli esuli e dei loro figli. I signori sono molto in gamba, il loro modo di raccontare la storia è stato preciso e coinvolgente – ha ammesso Federico della CI di Rovigno -. Unitamente a questo anche l’Associazione mi ha sorpreso, ero un po’ titubante sulla coerenza rispetto alla nostra presenza a Torino, però poi ho colto una bella idea originale e di impatto, ovvero quella di unire il Circolo degli esuli e l’Associazione “Vibes Main”. Sono due storie che, per quanto possano essere diverse, si incontrano nei disagi. Inoltre si vede che queste persone si sentono bene nel raccontare le proprie vicende e d’altra parte ai bambini piace ascoltare le storie, le due cose vanno perfettamente a braccetto”.

La condivisione di un passato comune ha arricchito profondamente il soggiorno torinese dei giovani connazionali, regalando loro un tuffo nel passato colmo di emozioni e ricordi.

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