ETICA E SOCIETÀ CNI, l’assistenzialismo poco selettivo provoca danni

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ETICA E SOCIETÀ CNI, l’assistenzialismo poco selettivo provoca danni
L'ultima sessione dell'Assemblea UI, svoltasi a Gallesano. Foto Goran Žiković

Mi spiace leggere i resoconti spiacevoli e sconfortanti di troppe assemblee dell’UI. Parlo della grave spaccatura riguardante la struttura organizzativa della CNI, soprattutto in Slovenia, con le annesse conflittualità generalizzate. Temo che ciò rifletta disagi diffusi e radicati.

Fortunatamente, la vita comunitaria prosegue anche al di là di questo sconforto. L’ho visto partecipando come relatore a 57esimo Seminario itinerante per le nostre insegnanti e i nostri insegnanti, realizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dall’UPT, dal Consolato Generale d’Italia a Capodistria, dalla CAN Costiera e dall’Istituto dell’Educazione della Repubblica di Slovenia. Ottimi l’organizzazione, i relatori (parlo degli altri), l’atmosfera e la partecipazione impegnata del corpo docente. Ma non trovo stimoli solo in contesti professionali. Penso anche a intrattenimenti che rafforzano lo spirito di gruppo, come le serate di tennis da tavolo o i karaoke organizzati dalla CI di Fiume. Ma gli scontri ai quali assistiamo lasciano segni nocivi. Propongo una lettura che vada oltre le incompatibilità personali.

Penso che una delle cause sia l’eccessivo spirito assistenzialista, anche se un certo grado di assistenzialismo è necessario. Una comunità come la nostra non può essere completamente autosufficiente. In generale, da liberale egalitario, sono favorevole a un assistenzialismo saggio e ponderato. Ma ciò implica criteri di selezione e meccanismi di verifica.
Esprimo posizioni analoghe anche nella mia professione, l’università e la ricerca scientifica. Costringere questi settori a vivere solo con i ricavi del mercato è dannoso. Tuttavia, il sostegno pubblico deve seguire criteri selettivi. Ad esempio, la proposta di un progetto di ricerca da parte di un’università deve essere corroborata dai risultati ottenuti in precedenza dalla persona che coordinerà l’attività, per garantire che le risorse saranno utilizzate in modo efficace. Occorre spiegare quale valore duraturo sarà generato dal progetto. Infine, se gli obiettivi non vengono raggiunti, devono esserci delle conseguenze (come la restituzione dei fondi ricevuti).

Uno dei mali della CNI è l’assenza di un’organizzazione simile, coerente e rigorosa. Non tutti i progetti della CNI devono essere paragonabili a quelli scientifici, ma dovrebbero comunque seguire modalità simili per quanto riguarda la selezione e l’allocazione delle risorse. Se, per esempio, chiedo fondi per organizzare una serie di gite, devo spiegare quale beneficio permanente ne deriverebbe. Diciamo, il consolidamento dello spirito comunitario, la maggiore aggregazione tra persone e un ambiente più fertile per ideare e realizzare altri progetti. A un certo punto devo indicare a chi ha finanziato l’iniziativa quante persone hanno partecipato alle gite (e si presume una buona varietà, non la ripetizione degli stessi nomi), e dimostrare che l’attività ha contribuito ad accrescere il numero delle persone associate alla CI ed ha incentivato la partecipazione attiva e la nascita di nuove iniziative.

Lo stesso metodo deve valere se propongo un concerto, la pubblicazione di un romanzo, o una ricerca scientifica. Quante persone ne usufruiranno? A quale pubblico è destinato? Quali saranno i benefici permanenti? A differenza delle gite, contano anche i criteri di eccellenza. Non è accettabile pubblicare un libro solo perché è stato scritto da “una persona nostra”. Deve essere un libro valido, importante e lo deve essere secondo criteri generali, non perché “va bene per noi”. Deve poter essere valido anche per un lettore di Milano, Bologna, Zagabria, o di Anversa o Manchester (realmente o idealmente, immaginando che comprendano l’italiano).

Ecco, penso che l’assistenzialismo poco selettivo all’interno della CNI provochi danni, poiché porta alla perdita dei criteri di valore e, in assenza di questi, il confronto si sposta sul piano del conflitto personale. Con il massimo rispetto per chi mette qualità, impegno e passione nel proprio operato (come, per fare solo un esempio tra i tanti possibili, le insegnanti e gli insegnanti che ho conosciuto al corso di aggiornamento cui ho recentemente partecipato), il rischio è che per alcuni la CNI diventi uno strumento gestito senza la necessaria spinta alla creatività o l’obbligo di rendere conto dei risultati ottenuti.

*Professore ordinario di Filosofia Politica

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