Esuli e Cni, unico popolo: insegnare a tutti la storia

La videoconferenza organizzata da Unione italiana e Federesuli in occasione del Giorno del ricordo ha offerto spunti interessanti

Palazzo Modello, sede della Comunità degli Italiani di Fiume

l Giorno del ricordo 2021: New generation, dal passato al futuro condiviso: è questo il titolo della conferenza organizzata in comune dall’Unione Italiana e dalla Federesuli in occasione del 10 febbraio. “Si tratta della prima iniziativa congiunta portata avanti dalle nostre due associazioni su questo tema”, ha spiegato il presidente dell’UI, Maurizio Tremul. Giudicando dagli ospiti che hanno partecipato e dalla qualità dei contenuti e delle proposte pervenute, ci permettiamo di dire: è stata una buona prima.
L’Ambasciatore italiano a Zagabria, Pierfrancesco Sacco, ha spiegato come la memoria sia un obbligo, ma anche un desiderio, ringraziando tutti quelli che con spassionata attenzione e grande sensibilità hanno da sempre dato massima importanza a una delle grandi tragedie del ‘900. “Tutta la rete consolare e diplomatica ha avuto oggi le bandiere a mezz’asta, per rendere omaggio a questa tragedia e per ricordare quello che è successo, con la speranza che occasioni d’incontro come questa possano venire sfruttare per creare dei ponti per il futuro”, ha affermato l’Ambasciatore.

Intensificare il dialogo

L’assessore alle Autonomie locali della Regione Friuli Venezia Giulia, Pierpaolo Roberti, intervenuto a nome di tutta la Giunta e del presidente Massimiliano Fedriga, ha citato alcune parti del discorso fatto ore prima dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dalle quali emerge come l’orrore delle foibe colpisca le coscienze, per poi parlare di futuro. “Dobbiamo intensificare il dialogo ai più alti livelli istituzionali, partendo dall’incontro fra Mattarella e Pahor alla foiba di Basovizza e proseguire su quella strada coinvolgendo in futuro anche la Croazia, facendo in modo che la storia delle foibe e dell’esodo venga digerita e condivisa da tutti i popoli”, ha affermato l’assessore.
Furio Radin, vicepresidente del Sabor nonché deputato della minoranza nazionale italiana in Croazia, ha parlato dell’importanza di questa conferenza comune, in quanto le due parti che hanno partecipato all’organizzazione sono un popolo solo, perché la tragedia di chi ha scelto di andare, o è stato cacciato, e di chi è rimasto, è stata comune. Noi che siamo rimasti abbiamo fatto molta fatica a ottenere i nostri diritti, ma anche chi è partito spesso per anni non è stato compreso dal resto d’Italia”, ha affermato Radin.

Un futuro migliore

Il direttore del Centro di ricerche storiche di Rovigno, Raul Marsetič, ha parlato di come certe ferite non si siano ancora rimarginate e di come la speranza per un futuro migliore sia proprio nelle nuove generazioni, che non avendo vissuto queste tragedie direttamente sulla propria pelle possono analizzare i dati in modo meno emotivo, permettendo delle analisi definitive che portino a conclusioni riconosciute da tutte le parti.
Anche Renzo Codarin, presidente dell’ANVGD, intervenuto in rappresentanza della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati, ha parlato di futuro e di come sia importante insegnare la storia alle nuove generazioni, citando un importante progetto a livello nazionale che permette ai ragazzi di terminare gli studi delle scuole superiori con delle basi di storia che comprendano la storia dell’esodo e la tragedia delle foibe. “Il prossimo obiettivo sarà riuscire a creare dei fascicoli da far studiare non soltanto nelle scuole italiane, ma anche in quelle slovene e croate”, ha affermato Codarin. Un obiettivo che se raggiunto sarebbe davvero un passo avanti fondamentale per la cultura e il rispetto dei popoli.

Una tragedia comune

Lucia Bellaspiga, giornalista di Avvenire, che negli anni ha spesso raccontato le vicende dell’Adriatico orientale raccogliendo una marea di testimonianze, ha ribadito l’importanza di insegnare a tutti la storia, facendo presente agli italiani di ogni Regione, come questa sia la disgrazia comune di un unico popolo, spiegando poi come un passo fondamentale per il futuro sia ripensare all’onorificenza conferita a Tito. “Qui in Italia non c’è la consapevolezza delle tragedie causate dalla sua dittatura. Viene ricordato come un personaggio che andava in giro in macchina a visitare gli stabilimenti Fiat, o per le foto con Sophia Loren e non come un tiranno”, ha affermato Bellaspiga.
Orietta Moscarda, ricercatrice del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, ha messo in evidenza tutta una serie di documenti, emersi recentemente dagli archivi croati, nei quali viene di fatto confermato come l’esodo sia stato una conseguenza diretta della presa di potere e del consolidamento dello Stato jugoslavo, con i servizi segreti dell’OZNA determinanti in questo processo. “Nello specifico a Fiume nella documentazione del partito abbiamo trovato una connessione diretta dell’OZNA nell’uccisione degli autonomisti fiumani e dei capi del CLN all’indomani dell’entrata delle truppe partigiane in città il 3 maggio”, ha spiegato la ricercatrice, la quale sostiene come le fonti jugoslave confermino l’asprezza della situazione in Istria, già vista dalle fonti italiane.
In conclusione dell’evento il saluto del presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Marin Corva, che ha voluto spiegare come non sia il caso di dire più “quelli che hanno scelto di partire o di restare”. “La maggior parte delle persone non ha scelto nulla, almeno nella mia famiglia. Chi è andato via lo ha fatto perché costretto, perché ha dovuto”, ha spiegato Corva.

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