Nonostante inflazione, carburanti più cari e un quadro internazionale incerto, la voglia di viaggiare non rallenta. Anzi, cresce. Il turismo globale mostra segnali di forte ripresa e il Mediterraneo torna al centro delle scelte dei viaggiatori. In questo contesto anche la Croazia registra un aumento degli arrivi tra il 2 e il 3 per cento rispetto allo scorso anno, un dato incoraggiante ma che apre interrogativi sulla reale solidità della domanda.
A fare il punto è Monika Udovičić, segretaria di Stato del Ministero del Turismo che, parlando ai microfoni della Hrt, invita alla prudenza. I risultati finora registrati rappresentano solo una piccola parte del bilancio complessivo: la gran parte della stagione si gioca nei mesi estivi, quando si concentra oltre l’85 per cento dei flussi. Parliamo di milioni di presenze già contabilizzate, ma lontane dai volumi complessivi che, lo scorso anno, hanno superato quota cento milioni di pernottamenti.
Il messaggio è chiaro: i segnali sono positivi, ma il vero banco di prova deve ancora arrivare. In questo scenario, la sicurezza continua a essere un fattore decisivo, insieme alla vicinanza geografica ai principali mercati europei, che rende la Croazia una meta facilmente raggiungibile anche in tempi di incertezza. Proprio questa accessibilità, soprattutto via terra, rappresenta un vantaggio competitivo rispetto ad altre destinazioni più dipendenti dal traffico aereo.
Regole più stringenti
Tra le novità in arrivo c’è anche un rafforzamento delle regole nel settore dell’ospitalità. Le piattaforme digitali come Booking.com e Airbnb non potranno più pubblicizzare strutture non registrate, un passo che punta a contrastare il sommerso e a garantire maggiore trasparenza.
Le modifiche normative, insieme alle misure contro il lavoro irregolare, mirano a rendere il sistema più equo e a migliorare la qualità complessiva dell’offerta, un tema sempre più centrale per la competitività del Paese. L’obiettivo è anche quello di riequilibrare il mercato tra operatori regolari e attività non dichiarate, che negli ultimi anni hanno inciso sulla percezione dei prezzi e sulla qualità media dei servizi.
Secondo Andreja Vukojević della Camera d’economia croata (Hgk), non c’è motivo di allarmarsi. I primi mesi dell’anno hanno superato le aspettative e il settore si presenta alla stagione con un cauto ottimismo.
Cambiano, però, le abitudini dei viaggiatori. I soggiorni si accorciano, spesso limitati a tre o quattro giorni, e cresce il desiderio di visitare più destinazioni nello stesso viaggio. Il turista di oggi è più informato, più autonomo nelle scelte e soprattutto più attento ai prezzi. A questo si aggiunge una crescente sensibilità verso la qualità dei servizi, la sostenibilità e l’autenticità dell’esperienza.
Questo rende fondamentale offrire proposte diversificate, capaci di intercettare interessi diversi: dal turismo enogastronomico a quello culturale, fino alle esperienze outdoor. Non basta più il mare: serve un’offerta completa, distribuita durante tutto l’anno, per ridurre la forte stagionalità che ancora caratterizza il settore.
Su questo punto insiste Damir Krešić, direttore dell’Istituto per il turismo. La Croazia, sottolinea, non deve inseguire il modello delle destinazioni di massa basate sui prezzi bassi, ma puntare su un’offerta di qualità.
L’obiettivo è quello di affermarsi come una “destinazione boutique”, capace di offrire valore più che convenienza. In altre parole, non essere la più economica, ma quella che offre il miglior rapporto tra prezzo e esperienza. Una strategia che implica investimenti, formazione e una gestione più attenta delle politiche tariffarie, evitando aumenti eccessivi che potrebbero allontanare una parte della domanda.
Una strategia che appare coerente con l’evoluzione del turismo negli ultimi decenni. Il settore si è dimostrato sorprendentemente resiliente, anche di fronte a crisi globali come la pandemia, e continua a beneficiare dell’allargamento della domanda alla classe media.
In questo quadro, la Croazia parte da una posizione favorevole: sicurezza, prossimità ai mercati europei e capacità di adattamento. Ma il risultato finale dipenderà, ancora una volta, dalle scelte interne, soprattutto sul fronte dei prezzi, della qualità dell’offerta e della capacità di innovare senza perdere competitività.
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