ESCLUSIVO Dino Kozlevac: «Covid. Istria, modello da seguire»

Abbiamo incontrato il comandante dell’Unità regionale dei Vigili del fuoco della penisola e capo del Comando della Protezione civile della Regione, da lui definita «una squadra fantastica»

Dino Kozlevac, responsabile della task force della Regione istriana per la lotta alla pandemia. Foto Ivo Vidotto

La Croazia è alle prese con una nuova impennata del numero delle persone positive al coronavirus, con la curva dei contagi che tende ancora a salire e a preoccupare le autorità sanitarie. Le informazioni sul numero totale di test positivi, decessi, ricoveri in ospedale e ricoveri in terapia intensiva sono preoccupanti e si rischia una saturazione del sistema ospedaliero. Molti spazi vengono riconvertiti in reparti Covid e gli interventi non urgenti vengono rinviati. Di fronte a questi numeri, sale inevitabilmente la pressione sugli ospedali e in alcune strutture i reparti Covid iniziano a essere completi. Insomma, si tratta di una situazione che lascia ben poco spazio all’ottimismo. L’andamento della curva dei contagi dipende molto dal senso di responsabilità di ogni singolo, ma anche dall’atteggiamento e dall’esempio dei politici, dall’operato delle task force della Protezione civile a tutti i livelli e dalla loro capacità di convincere la popolazione a rispettare le norme per contenere la diffusione del virus Covid-19 nei limiti delle possibilità. Insomma, bisogna essere prudenti, evitare le aggregazioni, utilizzare sempre la mascherina, applicare il distanziamento fisico e curare l’igiene delle mani.
Semplice, no? Eppure, molti focolai di contagio sono stati registrati proprio perché queste norme sono state disattese e sottovalutate. Rispetto a tante altre Regioni della Croazia, l’Istria è riuscita durante tutto questo periodo a mantenere il controllo della situazione e molti dei meriti vengono attribuiti proprio al Comando regionale della Protezione civile, che non ha perso la propria credibilità e al quale la gente crede. Per capire meglio il funzionamento della task force istriana, abbiamo incontrato la persona che la guida e che ne coordina il lavoro. Stiamo parlando di Dino Kozlevac, comandante dell’Unità regionale dei Vigili del fuoco dell’Istria e capo del Comando della Protezione civile dell’Istria, il quale non ha nascosto una punta d’orgoglio per il modo in cui l’Istria è riuscita a organizzarsi in una situazione di chiara emergenza.
“La Regione istriana, in ottemperanza delle disposizioni della Legge sulla Protezione civile, ha organizzato il proprio sistema di protezione civile. Lo ha implementato circa cinque anni fa nel modo più appropriato e io, in qualità di comandante dell’unità regionale dei Vigili del fuoco, ne sono stato messo al comando, in quanto la legge prevede che a guidare il sistema della protezione civile sia uno dei capi dei servizi di pronto intervento – ha esordito Dino Kozlevac –. In Istria, il corpo regionale dei pompieri è organizzato molto bene, in un modo specifico, con sette aree di competenza che corrispondono al territorio degli ex comuni, ossia delle attuali città, che hanno costituito le proprie unità professionali dei vigili del fuoco che fanno capo alla Comunità regionale, con 230 pompieri professionisti e 1.050 volontari distribuiti in 7 unità professionali e 35 società di pompieri volontari. Si tratta di un sistema compatto e tecnicamente attrezzato, con oltre 200 veicoli, nell’ambito della Protezione civile. Come conseguenza di questo stato di cose, era logico appoggiare logisticamente il sistema della protezione civile proprio sui pompieri. In base a tutti questi presupposti, la Regione istriana ha costituito il Comando della Protezione civile, del quale fanno parte i componenti di tutti i servizi più rilevanti”.

L’Ospedale di Pola

«Mai perso il controllo»

“La crisi provocata dalla pandemia – ha proseguito – non ha cambiato praticamente nulla. Semplicemente abbiamo continuato a operare nel modo in cui lo facevamo anche prima, a parte il fatto che oggi lo facciamo permanentemente. Rispetto a tutti gli altri a livello nazionale, il nostro sistema era ben collaudato ed efficiente. Con la piena fiducia del presidente della Regione, è stata costituita la task force regionale e sono stati formati i comandi cittadini. Anche a capo di questi ultimi ci sono i comandanti dei Vigili del fuoco. Tra incendi, alluvioni ed eventi meteorologici estremi, la Protezione civile ha funzionato sempre in maniera efficace e competente. Quando è stata proclamata la pandemia, abbiamo semplicemente continuato a lavorare. Non dovevamo farlo con tutti gli effettivi, perché non aveva senso coinvolgere, ad esempio, le persone impegnate nella tutela delle acque. In questo caso la massima importanza è stata data al sistema sanitario, per cui nella task force troviamo il direttore dell’Istituto regionale di salute pubblica, la direttrice dell’Ospedale, la direttrice dell’Istituto di medicina d’urgenza, i responsabili della Casa della salute, della Croce rossa, dei pompieri, della Protezione civile e della polizia. Ecco, questa è la nostra squadra mandata in campo nella lotta contro il coronavirus, una squadra in grado di gestire situazioni del genere. Ovviamente, ci affidiamo ai professionisti, principalmente agli epidemiologi dell’Istituto di salute pubblica. A differenza di quanto avvenuto a livello nazionale, in Istria non abbiamo perso il controllo sul virus. L’Istituto si è attrezzato, raddoppiando gli effettivi, in modo da poter individuare tutti quelli che hanno avuto contatti con persone contagiate ed è per questo che possiamo tenere sotto controllo l’intera situazione. L’impennata dei contagi sul nostro territorio è dovuta principalmente agli studenti che studiano a Fiume o a Zagabria. C’è stato un evento in seguito al quale il virus ha potuto diffondersi, specialmente nell’Istria centrale e adesso cerchiamo di circoscrivere l’area del contagio. Possiamo essere soddisfatti che il 95 per cento dei contatti sono persone in isolamento domiciliare. È molto importante sapere dove si trovano le persone contagiate. Insomma, il virus non è disperso nell’area”.
“Gli epidemiologi sono figure professionali determinanti in queste circostanze – sostiene Dino Kozlevac –. Non appena una persona risulta positiva, il loro compito è di circoscrivere l’ambiente e le persone che sono state in stretto contatto, imporre quanto prima l’isolamento domiciliare, evitando che questa persona si muova tre o quattro giorni nell’ambiente senza che nessuno l’abbia contattata. Spero, comunque, che in un periodo ragionevolmente breve riusciremo ad avere un quadro epidemiologico decisamente migliore. La squadra di epidemiologi dell’Istituto di salute pubblica è fantastica ed è grazie al loro operato che la situazione è sotto controllo, senza trascurare il ruolo dell’Ospedale generale di Pola. Già in giugno ci eravamo attrezzati per poter affrontare la stagione turistica, con una moltitudine di turisti, che però non ci ha creato problemi. Abbiamo avuto anche la fortuna che con l’apertura del nuovo ospedale quello vecchio non sia stato dismesso, per cui il reparto malattie infettive è stato ricollocato nel vecchio ospedale della Marina. Attualmente abbiamo 100 posti letto a disposizione per pazienti Covid e in caso di necessità possiamo aumentare sensibilmente questo numero. Abbiamo predisposto anche un determinato numero di posti letto per gli anziani delle Case di riposo nel caso in cui risultassero positivi. Durante tutto questo periodo sta funzionando anche la quarantena, gestita dalla Croce rossa. Il perfetto funzionamento dell’intero sistema è dovuto anche al sostegno incondizionato della Regione e di tutte le Città e Comuni dell’Istria, sia per quanto riguarda le decisioni che vengono prese, sia per quanto riguarda i finanziamenti. È bello e molto più facile lavorare quando hai il sostegno di tutti”.

Persone in attese di sottoporsi a tampone nel tendone dell’Istituto regionale per la salute pubblica a Pola

«Come un svejarin»

“Il nostro compito – ha precisato – è quello di proporre in maniera professionale e responsabile le misure, la Regione e le unità di autogoverno locale solitamente accettano e approvano queste misure e noi le mettiamo in atto. La Croce rossa ha messo a disposizione tantissimi volontari che in marzo, aprile e maggio hanno svolto un grande lavoro. Abbiamo incluso tantissimi pompieri, sia professionisti che volontari, mentre le forze di polizia hanno espletato quello che era il loro compito. Tutto funziona ‘come un svejarin’ e non abbiamo nessun tipo di problema. Ci incontriamo formalmente una volta alla settimana, ma i contatti tra i membri della task force sono quotidiani”.
A differenza della task force nazionale, quella istriana ha sempre goduto della fiducia della popolazione. A Dino Kozlevac abbiamo chiesto quanto la perdita di credibilità da parte del comando nazionale della Protezione civile possa aver influito sulla situazione in Istria. “Per quanto riguarda l’Istria, mi rallegra il fatto che la gente abbia continuato a credere nella task force regionale, nel nostro sistema di Protezione civile. In un momento, però, è successo che la gente era disorientata. Noi del comando regionale ne abbiamo tenuto eccome di conto, cercando in ogni situazione di convincere la popolazione che le misure da noi adottate per contenere la diffusione del contagio erano in quel momento le migliori e che la loro applicazione avrebbe sortito i risultati desiderati. La gente, specie in estate, ci ha creduto. Abbiamo consentito all’intero settore turistico di rimanere in vita, di lavorare. Siamo riusciti a tenere la situazione sotto controllo in tutta l’Istria, però non hanno seguito il nostro esempio, il che ci ha parecchio infastiditi. Ci ha dato fastidio anche il fatto che a livello nazionale non siano state adottate determinate misure, perché dopo il 15 agosto avremmo potuto prolungare la stagione di almeno un mese. Purtroppo, le cose sono andate diversamente e mi dispiace che gli operatori turistici non abbiano potuto gestire la stagione fino in fondo. Naturalmente, siamo molto orgogliosi del fatto che durante la stagione turistica non ci sia stato nemmeno un focolaio in Istria, neppure tra i turisti. Tutto è stato un po’ diverso quest’anno e anche i turisti si sono comportati in maniera responsabile, limitando i propri spostamenti. Ci mancherebbe, ci sono stati contagiati anche fra i turisti, ma in questo caso hanno reagito come avrebbe reagito ciascuno di noi. Ai primi sintomi sono andati alla reception, hanno saldato il conto, hanno ringraziato dell’ospitalità e se ne sono andati a casa. In questo senso non abbiamo avuto problemi”.

«Pronti a reagire»

“Abbiamo reso possibile anche il funzionamento del sistema scolastico – ci ha detto ancora il comandante della Protezione civile della Regione Istriana –. Noi seguiamo costantemente la situazione. La maggior parte delle scuole lavora ‘on site’, molte hanno introdotto un sistema combinato, con una o due classi che lavorano ‘on line’ a causa di contatti stretti con persone contagiate e ci sono scuole che non sono in grado al momento di organizzarsi in questa maniera e lavorano esclusivamente ‘on line’ per un periodo di due settimane. Per quanto riguarda il sistema sanitario, siamo riusciti ad arginare abbastanza bene la diffusione del virus, di modo che le persone contagiate in isolamento domiciliare non hanno inciso sul funzionamento del sistema sanitario. In Istria abbiamo 18 ventilatori meccanici, comunemente chiamati ‘respiratori’, anche se per il momento i pazienti con problemi respiratori vengono trasportati a Fiume perché è così che ci siamo messi d’accordo a livello nazionale, dove è stato deciso che Fiume sia il centro di riferimento per i ventilatori meccanici. In caso di emergenza, però, abbiamo questi 18 respiratori pronti per l’uso. Tanto per rendere l’idea, oggi (il 17 novembre) abbiamo 36 degenti all’Ospedale, tre in meno rispetto al giorno prima. Come già detto, potremmo arrivare a cento, ma in questo caso alcune attività ospedaliere dovrebbero subire una riduzione. Ciò che conta è che siamo pronti a gestire una situazione con un numero maggiore di persone contagiate che hanno bisogno di cure ospedaliere”.
“Vorrei sottolineare che la politica non ha mai cercato di interferire nel lavoro del nostro comando della Protezione civile e neppure nel mio operato. I nostri contatti sono stati continui, perché in fin dei conti sono i detentori del potere a essere i maggiori responsabili. I rapporti con le autorità sono stati esemplari e continuano a esserlo. Mi rallegra il fatto che abbiamo avuto in ogni momento il massimo appoggio sia a parte del presidente della Regione, sia da parte dei sindaci di tutte le Città e Comuni, a prescindere dal loro orientamento politico. Sinceramente, non me la sento di commentare quanto avvenuto in altre parti del Paese. In fin dei conti la gente ha potuto capire da sola e commentare quanto stava avvenendo”.
“Da un lato comprendo appieno la complessità della situazione. Noi abbiamo chiesto allo Stato di rispettare il principio di sussidiarietà – ha puntualizzato Dino Kozlevac –, che è il principio secondo il quale se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma può eventualmente sostenerne l’azione. Abbiamo chiesto, pertanto, che vengano rispettate le misure da noi adottate perché noi sappiamo meglio di chiunque altro quali misure potrebbero essere le più adatte a una determinata situazione. Ciò ci è stato permesso e noi in questo senso non abbiamo avuto nessun problema. Che ciascuno si preoccupi di far funzionare le cose al proprio livello. Quindi, noi ci prendiamo cura della nostra Regione e che lo Stato si preoccupi di far funzionare le cose a livello nazionale. Noi cerchiamo in ogni momento di evitare che qualche misura presa a livello nazionale si rifletta negativamente sulla situazione in Istria. In questo modo abbiamo reso possibile che i bambini a scuola non debbano indossare le mascherine, che non lo debbano fare nemmeno i frequentatori dei locali pubblici. Ciò è stato possibile perché la situazione ce lo consentiva e noi continueremo a seguire gli sviluppi della situazione. Nessun lock down, quindi. In Istria non chiuderemo niente. Al limite, imporremo norme più rigorose per quanto riguarda l’organizzazione di eventi, convegni e feste”.

 

Dialogo continuo

“Va detto che finora più o meno tutti gli eventi si sono potuti svolgere. Qualcuno ha rinunciato, ma non perché glielo abbiamo imposto noi, bensì perché le misure erano troppo restrittive e avrebbero inciso sul loro tornaconto. La nostra prassi è che tutti si debbano rivolgere alla task force, regionale o locale che sia, per chiedere il permesso di organizzare qualsiasi tipo di evento. A quel punto indichiamo loro le misure da osservare e rispettare. Devo sottolineare che nessuno degli eventi per il quale abbiamo dato il nostro consenso è risultato poi essere focolaio di coronavirus. Anche la Chiesa ha rispettato in ogni momento le nostre decisioni e misure. Abbiamo consentito lo svolgimento dei riti della cresima, le varie cerimonie per la Giornata dei defunti e per Ognissanti. Precedentemente ci siamo riuniti con i responsabili del Vescovado, abbiamo trasmesso loro le misure da seguire e posso dire che le hanno rispettate con grande senso di responsabilità, a partire dai parroci nelle varie parrocchie. Non abbiamo avuto nessun caso di contagio riconducibile a qualche messa o cresima. Per raggiungere un livello del genere ci vogliono contatti quotidiani, dialoghi continui. Questo è l’unico modo per poter avere il pieno controllo della situazione. Non avrebbe nessun senso imporre delle misure se poi non vengono rispettate. Se qualcuno voleva organizzare una mostra con 30 o 40 invitati, doveva inoltrarci la richiesta. Verificavamo allora la superficie del locale indicato e trasmettevamo agli organizzatori le misure alle quali avrebbero dovuto attenersi. Nella maggior parte dei casi, le persone si sono dimostrate molto responsabili. In collaborazione con il Ministero degli Interni e gli ispettorati verifichiamo se le norme imposte siano state rispettate. Non lo facciamo, sia ben inteso, in maniera repressiva. Cerchiamo di consigliare alle persone di seguire un certo modello di comportamento, ma se poi continuano a ignorare le misure prescritte, intervengano pure i servizi di ispezione che possono poi chiudere un locale e multare il proprietario”.
“L’Istria si è dotata di un ottimo sistema e spero che un domani, quando questa crisi sarà stata superata, lo Stato prenda l’Istria come esempio di efficienza e faccia proprie alcune nostre regole. Tutti ci lodano, ma quando arriva il momento di stabilire norme e strutture, le nostre indicazioni vengono puntualmente ignorate. Mi aspetto che qualcuno faccia tesoro delle esperienze dell’Istria per migliorare l’intero sistema.

Foto Ivo Vidotto

Non ci saranno chiusure

“Sia ben chiaro, senza la collaborazione dei cittadini, senza la loro fiducia e senza una corretta comunicazione non avremmo potuto fare niente! Per questo motivo mi sento in dovere di ringraziare tutti gli istriani per il modo in cui si sono comportati durante questo periodo di crisi. È un dato di fatto che sono tutti stufi di questa situazione. Lo sono anch’io. Non ci saranno chiusure, però. Dobbiamo mantenere alto il livello di guardia e far capire alla gente che il virus è ancora tra noi e che dipenderà da noi se riusciremo a contenerne la diffusione. Indossate le mascherine, mantenente la distanza fisica, e così via. Abbiamo osservato che in questi ultimi tempi sono state le riunioni di famiglia a provocare un’impennata dei contagi. Ci sono state poi tante feste e festicciole, si organizzavano incontri per la raccolta delle olive… In questi casi il virus non è piovuto dal cielo, bensì ci sono state persone contagiate a diffonderlo, oppure persone che non hanno preso seriamente la misura di isolamento domiciliare. Io invito tutti a rispettare queste misure, per rispetto di sé e degli altri. Se qualcuno avverte i sintomi tipici del virus, non li sottovaluti, limitandosi magari a prendere qualche aspirina. Sarebbe quanto mai inopportuno andare tre o quattro giorni al lavoro facendo finta di niente. In tre giorni potrebbe aver contagiato una decina di persone ed è ciò che è successo in alcune piccole aziende. Ai primi sintomi bisogna rivolgersi subito al medico di famiglia, il cui compito sarà poi quello di valutare correttamente la situazione”.

Europa e interessi politici

Come si diceva prima, l’Istria e il Quarnero avrebbero potuto avere stagione turistica più lunga. Ne è convinto anche Dino Kozlevac. “Certamente! Abbiamo perso un terzo della stagione turistica a causa delle altre regioni costiere della Croazia che hanno ignorato tutte le raccomandazioni delle task force. Avrebbero dovuto chiudere i confini orientali, chiudere i locali notturni e risarcire i gestori. Noi in Istria abbiamo adottato diverse misure e le abbiamo rispettate. Certo, faceva piacere essere l’unica regione ‘verde’ in tutt’Europa, ma quando attorno a te ci sono colori diversi, prima o poi finisci col cedere anche tu. Ed è quello che è successo. Noi continuiamo a controllare la situazione. Adesso si parla di vaccino. Credo che l’esistenza di un vaccino muterebbe radicalmente le cose e inciderebbe psichicamente sulla popolazione.”
“Anche l’Europa si è comportata in maniera poco coerente e alcune decisioni sono state perlomeno strane. Austria e Italia avevano aperto, poi stanno chiudendo di nuovo – osserva Kozlevac –. Credo, però, che si tratti soltanto di interessi politici. Penso abbiano voluto toglierci i turisti in quanto la Croazia stava avendo una stagione più che dignitosa e la cosa non era vista di buon occhio. Il 15 agosto hanno chiuso le porte ai propri cittadini, la Slovenia accusava la Croazia di aver un elevato numero di contagi. Non posso influire sulla politica. Se la politica interferisce laddove dovrebbero esprimersi soltanto i professionisti, non può andare bene”.
Quale futuro, allora? “Credo che la curva dei contagi continuerà a scendere, pur essendo consapevoli che non potremo annientare il virus, ossia la sua presenza dalle nostre parti. Continueremo a convivere con questa ‘nuova normalità’. L’importante è che le aziende continuino a lavorare, che le scuole rimangano aperte e che i numeri dei contagi siano quanto più bassi. Il nostro sistema è predisposto ci sono anche le risorse finanziarie necessarie per ogni tipo di situazione. La nostra task force ha funzionato così soltanto perché è composta esclusivamente da persone competenti e responsabili che da anni svolgono il proprio lavoro e tanti di noi sono addestrati e quindi preparati per saper gestire situazioni di crisi. Non lo possono fare tutti. La crisi può essere gestita soltanto da professionisti. La politica e le autorità possono soltanto darci i parametri giusti, ma a livello operativo non possono intervenire persone che non sono abilitate per poterlo fare, che non hanno le nozioni e le abilità necessarie”.
“Per questo mi rallegra che a Fiume abbiano messo a capo della task force regionale il mio collega e omologo Mladen Šćulac. Avrebbero potuto farlo subito, ossia adottare il modello valido per tutta la Croazia. Abbiamo cercato di trasmettere i nostri principi a livello nazionale, ma siamo rimasti inascoltati. I politici, le autorità ha sempre l’ultima parola perché in fin dei conti sono responsabili della situazione, ma non sono loro a doversi assumere la parte operativa. Ed è per questo che esiste un comando della Protezione civile in cui ci sono persone competenti in grado di valutare una situazione e proporre le dovute misure. Vorrei lodare tutti quelli che sono coinvolti nel sistema di Protezione civile, e stiamo parlando di circa 4000 persone tra sanitari, pompieri e poliziotti. Sono tutte persone e profili professionali che anche in condizioni normali hanno il compito di proteggere la popolazione”, conclude.

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