Energia e indipendenza: l’Istria al centro del dibattito sul nucleare

La crescita dei consumi e la transizione verde spingono Zagabria verso l’energia atomica

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Energia e indipendenza: l’Istria al centro del dibattito sul nucleare
La centrale termoelettrica di Fianona (Plomin). Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Il dibattito sulla possibile costruzione di una centrale nucleare in Croazia è tornato di attualità. Con la crescita costante dei consumi elettrici e l’obiettivo di garantire sicurezza energetica e autosufficienza, il governo di Zagabria ha confermato di voler valutare la fattibilità di un impianto nucleare nazionale.

Il ministro dell’Economia, Ante Šušnjar, ha dichiarato che è in corso la stesura del quadro legislativo per la creazione di un’Agenzia per l’energia nucleare, che si occuperà della scelta della tecnologia e della località del futuro impianto.

Le possibili sedi

Le prime ipotesi sulle località candidate si concentrano su Prevlaka, a 50 km a sud di Ragusa (Dubrovnik) al confine con il Montengero, lungo il fiume Sava vicino a Ivanić-Grad (40 km a sud-est di Zagabria), e sulla centrale termoelettrica di Fianona (Plomin) in Istria, destinata a essere dismessa entro il 2033. Entrambe le aree sono considerate tecnicamente idonee, ma serviranno studi ambientali e sismici approfonditi prima di una decisione definitiva.

Tra i principali esperti del settore c’è il dottor Duško Čorak, scienziato e imprenditore, fondatore dell’Istituto per l’Energia Nucleare (INETEC), oggi leader mondiale nella sicurezza degli impianti nucleari.

In un’intervista al canale all news N1, Čorak ha sottolineato che la Croazia raddoppierà i consumi di energia elettrica entro il 2050, passando dagli attuali 20 a circa 45–50 terawattora.

Le risorse idroelettriche sono ormai sfruttate al massimo e il Paese importa fino al 50% dell’elettricità. “Sole e vento sono fondamentali, ma non bastano per garantire la stabilità della rete 24 ore su 24”, spiega il ricercatore.

La centrale nucleare, prosegue, rappresenterebbe “una fonte stabile e a basse emissioni di carbonio, capace di sostenere la transizione verde e la sovranità energetica nazionale”.

Le origini del progetto

La Croazia aveva già preso in considerazione la costruzione di una centrale nucleare a partire dagli anni Settanta. Tre erano le aree selezionate allora: Dalj (Tanja) sul Danubio, Prevlaka, vicino a Ivanić-Grad e l’isola di Puntadura (Vir). Il progetto di Dalj risultò tecnicamente il più promettente, con piani per quattro reattori da 1.300 MW e studi ambientali già completati nel 1990.

Tuttavia, l’incidente di Chernobyl nel 1986 cambiò radicalmente il clima politico e sociale, portando a un moratorium federale sulla costruzione di nuove centrali nucleari in Jugoslavia. Da allora, il programma fu sospeso.

Tecnologie moderne e costi stimati

Secondo Čorak, oggi la scelta più razionale sarebbe un reattore di terza generazione (III+) da circa 1.100 MW, come il Westinghouse AP1000 o il Hualong One cinese, già operativi in diversi Paesi.

Il costo stimato di un impianto di questo tipo si colloca tra 5 e 15 miliardi di euro, a seconda del fornitore e del modello di finanziamento.

In prospettiva, potrebbero essere valutati anche reattori modulari di piccole dimensioni (SMR), ma per la prima centrale croata sarebbe preferibile una tecnologia collaudata e certificata.

Tempi di realizzazione e prospettive

Dalla decisione politica all’entrata in funzione dell’impianto, il percorso potrebbe richiedere da 8 a 15 anni. Il primo passo sarà l’aggiornamento degli studi tecnici e ambientali, seguito dalla scelta del fornitore e dal via ai lavori.

La Croazia, che vanta già esperienza nel settore grazie alla partecipazione nella centrale di Krško in Slovenia, dispone di buone competenze ingegneristiche e scientifiche per contribuire al progetto.

Se il processo procederà senza ostacoli, la prima centrale nucleare croata potrebbe entrare in funzione entro la metà degli anni Trenta, assicurando stabilità, indipendenza e basse emissioni per il sistema energetico nazionale.

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