Edilizia: le sfide sono tante

Il direttore della divisione croata della Strabag, Veljko Nižetić, parla delle difficoltà con le quali si scontrano quotidianamente gli addetti al settore, dalla difficoltà a reperire il personale all’incognita dei prezzi delle materie prime

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Edilizia: le sfide sono tante
Foto: Matko Begovic/PIXSELL/PIXSELL

Siamo alla vigilia dell’inaugurazione del Ponte di Sabbioncello (Pelješac), che dopo tre secoli consentirà di unificare l’exclave di Ragusa (Dubrovnik) al resto del Paese, bypassando il territorio di Neum, ossia i circa venti chilometri di costa Adriatica appartenenti alla Bosnia ed Erzegovina. La cerimonia si svolgerà domani, alla presenza delle autorità e di numerose personalità, alcune delle quali giungeranno dall’estero. Ma mentre alcuni faranno festa, celebrando quella che è indubbiamente “la più grande opera infrastrutturale della moderna Croazia”, come ripetuto a più riprese dal ministro del Mare, del Traffico e dell’Infrastruttura, Oleg Butković, altri hanno ancora un po’ di lavoro da fare. Fra questi c’è il direttore della filiale croata della società di costruzioni edili Strabag, Veljko Nižetić, che ha il delicato compito di dirigere i lavori per la realizzazione delle strade d’accesso al ponte.

Veljko nižetić.
Foto: HINA/ MARIO STRMOTIĆ/ MS

Il deadline del 13 agosto
Il contratto per la realizzazione di questo progetto, “secondario”, ma indispensabile, ha un valore di 478,3 milioni di kune (tasse escluse). In base a un recente annesso al contratto la data di fine lavori è stata fissata al 13 agosto, ossia tra poche settimane. “Alla Strabag Hrvatska sono stati commissionati i lavori di realizzazione di un tratto di circa dieci chilometri, precisamente di 1.300 metri di strade sul lato continentale e di 9.220 metri sul lato della penisola di Sabbioncello, che finiremo prima del previsto”, ha affermato il manager. Sulla penisola di Sabbioncello sono state completate la galleria di Kamenice, i ponti Dumanja Jaruga 1 e 2, la galleria Debeli brijeg, il viadotto Doli, e il sottopassaggio Zaradeže. Sul continente gli sforzi dei costruttori sono concentrati principalmente sullo snodo Duboka. Per arrivare a questo punto è stata necessaria una grande concentrazione di uomini e mezzi, con in media 300 lavoratori che erano in cantiere ogni giorno, con i picchi che arrivavano anche a 400. Per quanto riguarda i macchinari, invece, si andava dai 60 ai 90 mezzi impiegati ogni giorno, coordinati da una sessantina d’ingegneri e da qualche direttore dei lavori.
A opera quasi terminata Nižetić ci tiene a sottolineare alcuni dei problemi riscontrati. Non si tratta di novità tecniche, né tantomeno di problemi dovuti alla complessità del terreno, bensì di guai che affliggono il settore dell’edilizia ormai da anni. “Abbiamo notato una grande fluttuazione dell’offerta di personale sul mercato del lavoro. Gli addetti al settore sono alla costante ricerca di un lavoro all’estero. Negli altri Stati membri dell’Unione europea le paghe nell’edilizia sono migliori. In questo momento stiamo esaurendo il bacino di lavoratori di origine regionale. Anche se la maggioranza dei lavoratori sono ancora croati, ne abbiamo già molti della Bosnia ed Erzegovina e alcuni dell’Albania e presto dovremo cercarne altri in Paesi più lontani”, ha affermato il direttore.

Uno dei cantieri dalla Strabag a Sabbioncello.
Foto: HINA/ KOTONTEKS/ UA

Il costo dell’inflazione
Un’altra sfida molto seria per tutto il settore è dato dall’inflazione. Nel campo dell’edilizia l’aumento dei prezzi rischia di causare problemi maggiori rispetto a quelli che crea in altre attività, sia per un uso molto abbondante di tutta una serie di risorse primarie, che sono le prime ad aumentare, sia perché fra la firma del contratto e la realizzazione dell’opera possono passare anche anni. Un lasso di tempo nel corso del quale i materiali vengono acquistati a scaglioni, man mano che se ne presenta la necessità. Una circostanza questa che penalizza le imprese edili visto che il costo di un materiale può variare (aumentare) anche sensibilmente rispetto a quelli che erano i prezzi al momento della stipula del contratto. A tale proposito si ricorda che l’Istituto nazionale di statistica (DZS) ha pubblicato i dati relativi al costo dei principali materiali da costruzione, facendo notare come il loro prezzo medio sia lievitato del 9,7 per cento fra il giugno di quest’anno e quello del 2021, con l’aumento che arriva al 17 per cento se si prende come punti di partenza i prezzi medi del 2015.

Nuove formule contrattuali
“Le aziende edili hanno assorbito la prima ondata di rincari pagando di tasca propria. Abbiamo fatto così anche noi, evitando di chiudere il cantiere. I costi di rincari successivi andranno però condivisi con gli investitori, perché altrimenti molti progetti, soprattutto quelli condotti dalle aziende più piccole, rischiano di rimanere fermi”, ha spiegato Nižetić, che suggerisce di adottare dei modelli nuovi per la stipula dei contratti, dove l’eventuale aumento del costo delle materie prime venga distribuito in un modo prefissato fra le varie parti che firmano il contratto, così da poter distribuire il rischio dell’investimento.
“Nessuno di noi è in possesso della “palla di cristallo” e non sappiamo se, per esempio, l’acciaio aumenterà del 100 o del 200 per cento durante il periodo di realizzazione del progetto. Il calcolo di eventuali rincari, o d’altro lato di possibili sconti, andrebbe definito per contratto. Non si tratta di modelli nuovi, ma è ovvio che negli ultimi 30 anni non è mai stato necessario metterli in pratica, perché una situazione come questa non si era mai verificata”, ha concluso il direttore.

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