La Settimana della lingua italiana nel mondo è approdata a Draga di Moschiena con una mostra dedicata a uno dei cattivi più amati della storia del fumetto italiano, Diabolik. L’esposizione “Diabolik. Italia, che meraviglia!” propone una serie di pannelli con alcune delle immagini più note tratte dal famoso fumetto. Ne ha parlato con autorevolezza e, possiamo intuire, con passione, la console generale d’Italia a Fiume, Iva Palmieri:
“Ci sono stata qui, d’estate e, non so perché, Diabolik ce lo vedo bene vicino al mare. Se vi guardate intorno, potete notare diverse scene in cui si ritrova in luoghi spettacolari. Presentiamo anche questo volume che è nato con l’idea di promuovere tante delle eccellenze italiane. Ci sono diversi piccoli racconti che parlano, per esempio, del Mugello, dove Diabolik va a rubare il prototipo di un’auto, e quello ambientato a Roma, dove restituisce un dipinto trafugato. C’è quindi Napoli, Venezia… Comunque, è un ladro, ma con forti valori morali”. Il benvenuto lo ha dato, ovviamente, il presidente della locale Comunità degli Italiani, Riccardo Staraj, affiancato da Marin Corva, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana. L’Edit era rappresentata dalla direttrice Christiana Babić, mentre le vicine Comunità degli Italiani di Abbazia e Laurana dai rispettivi presidenti, Sonja Kalafatović e Igor Prodan.
Sostegno di enti e istituzioni
“Ringrazio la Comunità degli Italiani di Draga di Moschiena, l’Unione Italiana e gli altri partner che hanno contribuito all’allestimento di questa mostra – ha aggiunto Iva Palmieri –, e di tutti gli eventi che si organizzano nell’ambito della Settimana della lingua italiana nel mondo, che è anche la nostra più grande rassegna di promozione della lingua e della cultura italiana in tutti i Paesi del mondo, giunta alla 25esima edizione. Il tema di quest’anno è quanto mai vicino alla realtà di questa regione del mondo. Italofonia e la lingua oltre i confini si adatta perfettamente a questa realtà. In questo senso ringrazio l’Edit per la promozione mediatica. È stato un piacere per me mettere insieme un programma eterogeneo, coinvolgendo un po’ tutti gli attori che, a vario titolo, svolgono delle attività correlate alla promozione della lingua e della cultura italiana”, si è detta grata Palmieri.
Chi è Diabolik?
Sessant’anni, più precisamente 63, e non sentirli. Dal 1962, anno della sua nascita, Diabolik continua a essere uno dei fumetti più iconici della cultura italiana. Creato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, due donne della borghesia milanese capaci di trasformarsi in imprenditrici coraggiose in un settore dominato dagli uomini, il Re del Terrore ha attraversato i decenni restando sempre fedele a se stesso e, paradossalmente, più “umano” di quanto non sembri.
Diabolik è un ladro geniale, freddo e spietato ma non sadico: uccide solo se ostacolato, senza compiacimento. Il suo codice morale, per quanto spiazzante, è rigoroso: rispetta l’intelligenza, l’amore, la lealtà. Il denaro lo attrae meno dei gioielli, dei diamanti e delle sfide impossibili. È un criminale elegante, quasi artigianale, che predilige l’ingegno alla violenza e guarda con sospetto alla tecnologia: niente smartphone o computer, ma un vecchio radio-orologio non tracciabile. L’elettronica non gli serve per rubare. Bastano il coltello e una maschera.
Accanto a lui, Eva Kant, apparsa per la prima volta nel terzo numero, è la vera rivoluzione delle Giussani. Non è la donna in pericolo da salvare, ma colei che salva Diabolik, persino dalla ghigliottina. Colta, autonoma, complice, rompe ogni schema femminile del tempo. Con il suo chignon elegante, in anni di cotonature esasperate, rappresenta una bellezza sobria e sicura di sé. È il volto di un protofemminismo ante litteram, una partner alla pari, tanto amata quanto temuta dai lettori maschi degli anni Sessanta, che la vedevano “rubare la scena” al protagonista. Con lei, Diabolik smette di essere un assassino senza scrupoli e diventa un uomo capace di fedeltà e sentimento. L’ispettore Ginko è la controparte morale di Diabolik: ostinato, lucido, onesto fino alla rigidità. Non è un buono sconfitto, ma un giusto che non rinuncia mai alla lotta, pur sapendo di avere davanti un avversario inafferrabile.
Il suo nome è un piccolo scherzo autobiografico legato a Angela Giussani che, in fase di separazione dal marito Gino Sansoni, aggiunse al suo nome la “K” di Diabolik. Per ironia o vendetta sentimentale, gli mise al collo una cravatta rossonera. Sansoni, infatti, era fondatore della rivista Forza Milan e tifoso accanito del Diavolo. Così, anche nel fumetto, il dualismo tra Ginko e Diabolik si tinge dei colori del calcio milanese. Come la sfida tra il bene e il male, diventa quasi un derby eterno.
Attento ai cambiamenti sociali
Sotto la superficie avventurosa, Diabolik è sempre stato un fumetto attento ai mutamenti sociali. Le Giussani, donne di buon gusto, ma dal carattere di ferro, usarono il loro personaggio per lanciare messaggi civili, impegnate contro la violenza sulle donne, contro la droga, contro lo sfruttamento della prostituzione, e persino a favore del diritto al divorzio, invitando i lettori, nel 1974 a votare “no” all’abrogazione della legge, dalle pagine del fumetto.. Attraverso le loro storie, spesso gialli raffinati più che noir efferati, hanno reso il male affascinante, ma mai gratuito, sostituendo alla brutalità la logica, l’intelligenza, la sfida cerebrale.
Il mondo di Diabolik è anche un universo di estetica e di design. Le automobili ne sono il simbolo: la Jaguar E-Type nera del Re del Terrore, “l’auto più bella mai costruita” secondo Enzo Ferrari, e la Citroën DS dell’ispettore Ginko, elegante come lui. Persino qui le Giussani seppero coniugare mito e modernità: la velocità contro la stabilità, la linea sportiva contro l’equilibrio borghese, il crimine contro la legge. Con la scomparsa delle sorelle, la direzione della casa editrice Astorina è passata a Mario Gomboli, loro collaboratore storico, che continua a vigilare su Diabolik e a farlo evolvere senza tradirne lo spirito. Sotto la sua guida il personaggio ha mostrato un volto più “civile”, talvolta meno sanguinario, più attento a temi contemporanei e sempre fedele al fascino dell’ombra e alla precisione del colpo perfetto.
Anche dopo 63 anni Diabolik non invecchia. Non ha bisogno di smartphone o di intelligenze artificiali: gli bastano un bisturi, una maschera e il sorriso di Eva. Ginko continuerà a dargli la caccia, sapendo che non lo prenderà mai. Come in un eterno gioco delle parti, entrambi resteranno prigionieri dello stesso destino, quello di un fumetto che ha saputo unire il crimine alla morale, la seduzione all’ironia, la fantasia al costume di un Paese intero, contagiando i lettori anche fuori dai confini nazionali.



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