Una reazione rapida ed efficace. Dopo che venerdì sera l’aeroporto “San Girolamo” di Spalato (con sede a Castelli/Kaštela) è stato costretto a sospendere improvvisamente tutti i voli a causa della reiterata presenza di un drone nei pressi della pista, provocando la cancellazione di due tratte e pesanti ritardi per molte altre, la polizia spalatina è intervenuta tempestivamente individuando in tempi record il responsabile. A darne notizia è il quotidiano Slobodna Dalmacija.
Il colpevole è un cittadino straniero di nazionalità ungherese, subito arrestato e sottoposto a interrogatorio, come confermato da Antonela Lolić, responsabile dell’ufficio relazioni pubbliche della Questura di Spalato e della Dalmazia.
“A seguito della segnalazione pervenuta nella serata del 31 luglio 2026 relativa alla minaccia alla sicurezza dello spazio aereo, gli agenti di polizia hanno avviato un’indagine criminale. Attraverso gli accertamenti e le verifiche sul campo, sono stati raccolti elementi tali da fondare un solido quadro indiziario a carico di un cittadino ungherese di 36 anni. L’uomo, tra le 20.50 e le 21 di quella stessa sera, in violazione della legge sulla navigazione aerea, ha fatto volare un drone all’interno dello spazio aereo interdetto e riservato al traffico dei velivoli”, ha riferito la portavoce della polizia.
“L’uomo è stato tratto in arresto nella giornata di sabato e, al termine dell’attività investigativa, è stata trasmessa una dettagliata informativa alla Procura della Repubblica per le relative valutazioni giudiziarie”. Servizio di polizia completato, dunque: ora la parola passa alla magistratura.
Panico e disagi
Quella di venerdì sera è stata una vera e propria emergenza per lo scalo dalmata. L’incursione del velivolo non autorizzato ha causato danni materiali ed enormi disagi logistici: parte dei passeggeri è stata sistemata in strutture alberghiere della zona, mentre molti altri hanno raggiunto la propria destinazione con forte ritardo.
Con lo scalo temporaneamente sigillato, diversi voli in arrivo sono stati costretti a rimanere in quota nella “zona di attesa” (holding) o a essere dirottati verso aeroporti alternativi. Sul fronte delle partenze si sono registrati rinvii di diverse ore o dirette cancellazioni, con un effetto a catena sulle rotazioni operative di numerose compagnie aeree che ha lasciato bloccate migliaia di persone all’interno del terminal.
La gestione dell’emergenza
Mate Melvan, portavoce dell’aeroporto di Castelli, ha spiegato la dinamica dell’accaduto: “Il drone si è palesato per ben due volte nei pressi della pista. Non essendo stato segnalato al controllo del traffico aereo, lo abbiamo trattato come una minaccia diretta e abbiamo applicato rigidi protocolli di sicurezza, bloccando preventivamente tutto il traffico aereo. In situazioni di incertezza la priorità assoluta è la sicurezza, e abbiamo agito nel pieno rispetto delle procedure”.
Melvan ha poi aggiunto: “L’episodio ci ha creato notevoli grattacapi: alcuni voli sono stati cancellati e diversi passeggeri hanno subito disagi, ma con il passare delle ore siamo comunque riusciti a smaltire il resto del traffico entro la fine della giornata”.
L’utilizzo di aeromobili a pilotaggio remoto in prossimità dello spazio aereo controllato costituisce un pericolo grave e diretto per l’incolumità dei velivoli, dei passeggeri e degli equipaggi. In ottemperanza ai protocolli di sicurezza, lo scalo di Spalato è rimasto chiuso finché non è stata esclusa ogni minima possibilità della presenza del drone in volo.
«Occorre maggiore consapevolezza»
“È stato un evento grave che per fortuna non ha provocato conseguenze irreparabili, ma non possiamo far finta di niente: non è la prima volta che accade”, conclude Melvan. “È fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che l’uso improvvisato dei droni, per qualsiasi scopo, può rivelarsi estremamente pericoloso, soprattutto vicino agli aeroporti. Molti non ne sono consapevoli e non lo fanno con dolo; ed è proprio per questo che bisogna parlarne e informare”.
L’aeroporto di Spalato ha ripreso le sue regolari attività; la polizia ha concluso gli accertamenti e il fascicolo è ora sulla scrivania dei magistrati. Il trentaseienne ungherese dovrà ora rispondere delle sue azioni davanti alla giustizia croata.
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