Dopo l’omicidio di Novo Mesto, Lubiana pensa ai soldati in strada: il governo si divide

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Dopo l’omicidio di Novo Mesto, Lubiana pensa ai soldati in strada: il governo si divide
Agenti di polizia per le strade di Novo Mesto. Foto: Borut Zivulovic/PIXSELL/F.A. BOBO

La proposta della Segreteria del Consiglio per la Sicurezza Nazionale di attivare pattuglie miste composte da militari e agenti di polizia ha suscitato divisioni all’interno della coalizione di governo slovena.

Mentre il Movimento Libertà, partito del primo ministro Robert Golob, sostiene con convinzione la misura, e anche i Socialdemocratici (SD) hanno deciso di appoggiarla dopo un confronto interno, la sinistra radicale Levica mette in guardia contro il rischio di “militarizzazione dello spazio pubblico”, riferisce l’emittente N1 Slovenija.

L’iniziativa nasce in seguito al tragico episodio avvenuto lo scorso fine settimana a Novo Mesto, dove un ristoratore di 48 anni, Aleš Šutar, è stato ucciso da un 21enne di etnia rom. Il piano prevede l’attivazione dell’articolo 37 della Legge sulla Difesa, che consente all’esercito di assistere la polizia nel controllo dei confini nazionali, ma senza poteri di polizia.

La decisione del governo è attesa per la prossima settimana. Il progetto stabilisce che una parte degli agenti oggi impiegati al confine venga trasferita nella zona di Novo Mesto, mentre i militari subentrerebbero al loro posto. È stato inoltre precisato che l’esercito non sarà presente nei quartieri rom.

Il partito dei Socialdemocratici (SD) ha deciso che i propri ministri voteranno a favore della proposta. Una scelta coerente con le dichiarazioni del presidente Matjaž Han, secondo cui il partito sosterrà ogni iniziativa volta a rafforzare la sicurezza nazionale.

“L’attivazione dell’articolo 37, nelle circostanze attuali, è una misura comprensibile. Sarà però essenziale definire con chiarezza le modalità di cooperazione tra esercito e polizia e garantire un monitoraggio costante delle pattuglie miste. Le due forze hanno già dimostrato in passato di saper collaborare con successo, e il loro lavoro deve essere riconosciuto anche dal punto di vista materiale”, si legge in una nota dell’SD.

Levica: «Rischio di militarizzazione della vita civile»

Di tutt’altro parere è Levica, il partito più piccolo della coalizione, che si oppone fermamente alla proposta. Pur non specificando come voteranno i propri ministri, il comunicato del partito lascia intendere un rifiuto netto della misura.

“L’attivazione dell’articolo 37 e l’introduzione di pattuglie miste vanno oltre i compiti civili di sicurezza e aprono la strada a una pericolosa militarizzazione dello spazio pubblico. In uno Stato democratico, la sicurezza dei cittadini non si garantisce con la presenza dell’esercito nelle strade, ma con una polizia efficiente, un lavoro preventivo nelle comunità e l’eliminazione delle cause sociali di violenza e criminalità”, afferma Levica.

Il partito sottolinea inoltre che la confusione tra competenze civili e militari riduce la trasparenza, aumenta il rischio di abusi e crea la percezione di uno “stato di emergenza permanente”.

“Il compito della politica non è alimentare la paura, ma prevenire la violenza e garantire sicurezza nel rispetto dello Stato di diritto”, conclude la nota.

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