Dopo la colonizzazione patriottica arriveranno i CD di Thompson

Gli interrogativi di Valmer Cusma riguardo alle scelte del «redattore erzegovese trapiantato a Fiume» della rubrica sportiva

Foto Željko Jerneić

Cara Voce,
ti scrivo questa lettera per esporre alcune mie considerazioni per le quali ho tratto lo spunto dal recente dibattito sulla riforma dell’Unione Italiana e dalle ultime partite di qualificazione al campionato europeo di calcio del 2020. In merito al dibattito, in numerose comunità è stato posto l’accento sulla necessità di operare per il rafforzamento dell’orgoglio nazionale e del senso di appartenenza a una cultura che sta nelle fondamenta della civiltà mondiale. Io stesso ho fatto un intervento in questo senso alla C.I. di Gallesano che mi ha gentilmente ospitato, visto che la mia C.I., quella di Pola ha ritenuto opportuno non ospitare il dibattito.
Ora, passando al calcio, posso dire che ai miei tempi a scuola si esultava per i successi degli Azzurri e degli sportivi italiani in genere, il che era giusto. Ora non succede più purtroppo: si celebrano le belle gesta di altre nazionali, della Dinamo piuttosto che della Juventus o del Milan come avveniva un tempo. Certo i tempi sono cambiati, però ritengo che tutte le nostre istituzioni dovrebbero dare il loro contributo all’orgoglio e senso di appartenenza ora zoppicanti specie, tra i giovani. Tale orientamento del resto è indicato nell’indirizzo programmatico dell’Unione Italiana cui fanno riferimento le nostre istituzioni. Succede però che qualcuna di essa rema sfacciatamente contro corrente, come la Tua rubrica sportiva diventata un bombardamento patriottico, come se a curarla fosse un redattore erzegovese trapiantato a Fiume. Come si può dedicare il doppio, triplo dello spazio ai “Vatreni” rispetto agli “Azzurri”, mi chiedo io. Basta sfogliare le pagine sportive degli ultimi impegni delle nazionali: paginoni per la Croazia, mezza paginetta per l’Italia. Una pagina intera per la presentazione della partita Croazia-Georgia a Pola, poche righe la presentazione dell’ultima partita ufficiale dell’Italia nel suo girone di qualificazione. Ho tutto documentato. Manca solo in omaggio ai lettori il CD con i grandi successi di Thompson. Alla luce di questa colonizzazione patriottica, tanto per usare le parole di Nelida Milani, che senso di appartenenza o di orgoglio nazionale possiamo attenderci dai nostri giovani? Zero assoluto. Io ho fatto un intervento in questo senso all’ultima riunione dell’Assemblea UI, svoltasi a Capodistria dove sono stato sonoramente applaudito e nei corridoi ho chiesto le impressioni dei presidenti Marin Corva e Maurizio Tremul. “Noi rispettiamo la libertà di espressione” mi hanno risposto in maniera non ufficiale. Allora mi chiedo io, nel rispetto della libertà di espressione, permettiamo che vengano continuamente provocati danni irreparabili alla nostra CNI? Certo la libertà va bene però all’interno delle linee programmatiche definite dall’editore o dal fondatore, come avviene nella prassi universale. Gradirei una risposta.
Con stima
Valmer Cusma

 

Applausi!
Egregio sig. Cusma,
dopo essersi “sonoramente” applaudito allo specchio, beandosi delle “standing ovation” tributateLe dalla platea dell’Assemblea UI, anche in corridoio, spero Lei abbia riletto la lettera inviata “con stima” alla “cara Voce” e si sia reso conto delle corbellerie in essa contenute. Ebbene, indossando le vesti di “redattore erzegovese trapiantato a Fiume”, alias responsabile di quella rubrica sportiva diventata un “bombardamento patriottico”, ci terrei a fare alcune precisazioni. Anzitutto, suppongo che la patria di riferimento sia la Croazia, quella stessa Croazia – rimanendo in ambito sportivo – vicecampione del Mondo a Russia 2018, rassegna alla quale l’Italia purtroppo non ha partecipato, quella stessa Croazia il cui capitano ha ricevuto lo scorso anno tutti i riconoscimenti e premi individuali possibili e immaginabili, ma anche quella stessa Croazia nel cui ente pubblico con prefisso “H” Lei ha lavorato fino alla quiescenza e alla cui cosa la “cara Voce” ha dato ampiamente risalto, quella stessa Croazia dalle cui casse pubbliche Lei ora attinge la pensione, quella stessa Croazia dai cui microfoni di Radio Pola, oltre a leggere in diretta le notizie della “cara Voce”, Lei, Cusma, non ha mai osato commentare in prima persona i momenti di crisi nei rapporti tra CNI e Stato. Oggi, con una pensione sicura, è molto più facile esternare e fare campagna elettorale in sede di Assemblea UI per un posto al parlamento di questa stessa Croazia.
Visto che Lei ritiene giustamente “che tutte le nostre istituzioni dovrebbero dare il loro contributo all’orgoglio e senso di appartenenza”, da bravo “redattore erzegovese” non mi sono riconosciuto nell’equipaggio dell’armo che avrebbe sbagliato direzione perché, secondo Lei, “succede che qualcuna di essa rema sfacciatamente contro corrente”. Non ho intenzione di usare la matita rossa per segnalarLe i due errori contenuti in questa frase – l’uso, possibilmente corretto, della lingua è il nostro primo biglietto da visita –, né il fatto che Lei abbia accorpato due locuzioni (“remare contro” e “andare contro corrente”), ma la Sua requisitoria non può essere ignorata, né dalla “cara Voce”, né dal “redattore erzegovese” che secondo Lei starebbe provocando, perché c’è qualcuno che glielo permette, ahimè, “danni irreparabili alla nostra CNI”.
Sono convinto che i signori presidenti Marin Corva e Maurizio Tremul, che Lei ha scomodato, non abbiano voluto entrare nel merito dei criteri di scelta degli argomenti da affrontare nell’ambito della rubrica sportiva, ma avranno certamente osservato che la “cara Voce” non celebra le belle gesta della Dinamo o di “altre Nazionali” per spinta patriottica, bensì utilizza criteri meramente sportivi e meritocratici. Arringando la platea, però, Lei ha omesso di segnalare al pubblico che l’ha osannata che la “cara Voce” e il “redattore erzegovese” danno ampio spazio alla Serie A italiana, relegando patriotticamente la Prima lega croata a un semplice quadretto con risultati e classifica, seguendo unicamente le due squadre regionali che vi giocano, ossia il Rijeka e l’Istra 1961 di Pola, quella stessa Pola la cui Comunità degli Italiani “non ha ritenuto opportuno ospitare il suo dibattito”. Stesso discorso per la Slovenia, dove seguiamo le squadre del Litorale in tutti gli sport, ma soltanto quelle.
Ritornando alle rappresentative nazionali, non dubiti egregio sig. Cusma, che la “cara Voce” seguirà con grande interesse il cammino dell’Italia a Euro 2020, ma anche quello della Croazia (purtroppo non quello della Slovenia), perché in fin dei conti i nostri connazionali vivono – e lavorano, pagando le tasse – attualmente in territori che appartengono a Stati diversi, entro i cui confini non manchiamo di manifestare con orgoglio la nostra identità nazionale.
Applausi
Ivo Vidotto,
il redattore erzegovese

Criteri professionali
Gentile sig. Cusma,
premesso che per oltre vent’anni ho avuto l’onere e l’onore di curare la rubrica sportiva della nostra “cara Voce”, ruolo che da un anno a questa parte viene svolto egregiamente dal collega Ivo Vidotto, sono rimasto sinceramente sorpreso e sbigottito, o meglio dire colto alla sprovvista, dalle Sue considerazioni sulla “colonizzazione patriottica”. Non volendo minimamente entrare in polemica o approfondire le considerazioni da Lei espresse nella lettera inviata alla “cara Voce”, vorrei fare alcune semplici precisazioni, se non altro per dovere di cronaca. Appunto, la cronaca. Preferenze per le nazionali di calcio di Croazia o Italia? No, semplicemente importanza di un dato avvenimento e in seconda battuta meritocrazia. La Croazia, che non dimentichiamolo è vicecampione del mondo, ha disputato a Fiume la partita decisiva per la qualificazione a Euro 2020 e pochi giorni dopo a Pola ha festeggiato l’accesso alla rassegna continentale. Dunque, è stata a casa nostra… L’Italia ha invece guadagnato il pass con notevole anticipo e quindi le ultime due partite, con Bosnia ed Erzegovina e Armenia, erano utili soltanto per la statistica e per l’aggiornamento dei record degli Azzurri di Mancini. Nonostante ciò, Lei avrà certamente osservato che sulla “cara Voce” di sabato 16 novembre non abbiamo privato i lettori del servizio sulla partita Bosnia ed Erzegovina-Italia, ultimo articolo inserito nel giornale dopo le 23, nonostante i problemi tecnici che ciò comporta.
Fare informazione, in questo caso sportiva, nel rispetto degli aspetti etici e deontologici è il presupposto principale del “buon giornalismo”. Nel nostro piccolo pensiamo, anzi siamo convinti di adempiere a questo obbligo.
Sportivamente
Alessandro Superina
redattore della Voce

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