Diritti acquisiti. Attuare le leggi con coerenza

Al Sabor ieri il dibattito sull’applicazione della normativa costituzionale sulla tutela delle minoranze nazionali. In Aula è scoppiata la bagarre. Rilevate le carenze ancora presenti

I deputati minoritari Veljko Kajtazi, Vladimir Bilek e Furio Radin

I deputati eletti ai seggi specifici garantiti al Sabor alle comunità nazionali hanno definito incoerente il modo nel quale viene attuata la Legge costituzionale sui diritti delle minoranze. I parlamentari minoritari hanno espresso il loro disappunto, ieri, in Parlamento. Il dibattito sull’attuazione della Legge costituzionale nel 2018 non è trascorso senza polemiche. A introdurre l’argomento è stato il ministro dell’Amministrazione, Ivan Malenica, il quale ha rilevato che nel 2018 i contribuenti croati hanno erogato complessivamente 173 milioni di kune a sostegno delle minoranze, ossia 29 milioni in più rispetto all’anno precedente. Veljko Kajtazi si è detto soddisfatto per il continuo aumento delle risorse destinate alle minoranze nazionali. Tuttavia, il deputato delle minoranze austriaca, bulgara, tedesca, polacca, rom, rumena, russina, russa, ucraina, turca, valacca ed ebraica, ha puntualizzato che ciò non significa né che siano stati soddisfatti tutti gli impegni assunti dallo Stato nei confronti delle etnie, né che i loro problemi siano stati risolti. “Bisogna tenere conto di ciò che viene fatto a livello locale e finora non è stato fatto abbastanza”, ha affermato Kajtazi.
L’ironia di Furio Radin
A sua volta, il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin, ha paragonato il rapporto a un costume da bagno malizioso. “Questo resoconto è come il bikini, permette di vedere molte cose, ma non quelle che contano di più”, ha ironizzato Radin, intervenuto a nome del Gruppo parlamentare dei deputati delle minoranze nazionali. Nel corso del suo discorso, riferendosi all’uso paritetico delle lingue e delle scritture delle minoranze nazionali, il parlamentare della CNI ha rilevato che alcune unità d’autogoverno non hanno rispettato le disposizioni previste dalla Legge costituzionale.
In linea con il giudizio espresso da Radin in merito alla trasparenza del resoconto presentato dal ministro Malenica, è apparso pure il capogruppo dell’SDP, Arsen Bauk. “Prendiamo atto del rapporto. Il medesimo consente di farsi un’idea della situazione, ma non si può dire che offra un quadro completo”, ha puntualizzato Bauk.
Accese polemiche
A infiammare gli animi nell’emiciclo sono stati, però, gli interventi di Miro Bulj (Most) e Hrvoje Zekanović (Sovranisti). Il primo ha criticato il fatto che in Croazia agli appartenenti alle minorane nazionali siano riconosciuti tutti i diritti possibili immaginabili, mentre contemporaneamente in Serbia la comunità croata è soggetta a soprusi. “Che fine ha fatto il principio di reciprocità? In Serbia i croati non hanno diritto al loro rappresentante in Parlamento, mentre in Croazia i serbi possono contare al Sabor su tre seggi garantiti. La Serbia destina alla Comunità croata una kuna pro capite, mentre in Croazia la minoranza serba ottiene 37 kune di sussidi pro capite”, ha dichiarato Bulj. A sua volta, Zekanović ha posto la questione se anche le associazioni delle minoranze nazionali, più concretamente il Consiglio nazionale serbo (SNV), si faranno carico, in modo solidale, del peso della crisi causata dalla pandemia da Covid-19. “Oppure milioni di kune continueranno a essere destinati a quest’associazione, ma anche ad altre che diffondono il linguaggio dell’odio?”, si è chiesto il deputato sovranista, tuonando contro l’”etno business”. E se in precedenza Dragana Jeckov (SDSS) aveva denunciato tendenze antiserbe e storico-revisionistiche, Zekanović ha rinfacciato ai leader della minoranza serba di non aver mai porto scuse sincere per le scelte fatte dai loro connazionali che negli anni ‘90 sono insorti contro la Croazia.
Stupidi nazionalisti
Le tesi espresse da Bulj e Zekanović hanno suscitato in Aula un coro di aspre proteste e l’indignazione di numerosi deputati. Il capogruppo dei deputati delle minoranze nazionali, Vladmir Bilek (comunità ceca e slovacca, nda) ha osservato che le minoranze nazionali svolgono un ruolo importante di collegamento tra la Croazia e le rispettive Nazioni madri. Ha osservato che soltanto negli ultimi anni i Paesi in questione hanno investito 25 milioni di kune nella costruzione di strutture e infrastrutture destinate alle etnie in Croazia. Ben più dura è stata la reazione di Gordan Maras (SDP) e Marko Vučetić.
“I cittadini hanno le scatole piene dei parassiti che lucrano a scapito delle minoranze nazionali, presentandole in un contesto negativo. Chi fomenta l’intolleranza e l’odio non ha a cuore gli interessi della Croazia. Gli stupidi nazionalisti vorrebbero che la Croazia emulasse il modello di governo datosi dalla Serbia”, hanno tuonato i due deputati. Ante Babić (HDZ), a sua volta, ha sottolineato che il governo è impegnato su due fronti: da un lato migliorare costantemente lo status delle minoranze nazionali in Croazia e dall’altro pungolare Belgrado a estendere i diritti della comunità croata in Serbia.

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