«Dichiarandoci italiani favoriamo l’attuazione dei nostri diritti»

A Pola conferenza stampa dei vertici della CNI in vista del prossimo censimento

Furio Radin, Maurizio Tremul, Jessica Acquavita, Tamara Brussich e Marin Corva. Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

”Sentirsi, essere italiano significa pensare, sognare, amare, mangiare, vivere italiano. Siamo fieri di essere italiani, di costruire, con il nostro ingegno e lavoro, con la nostra creatività e inventiva, democrazia, pluralismo, convivenza, dialogo interculturale, cross fertilization, con le altre componenti linguistiche, nazionali e identitarie del nostro territorio d’insediamento storico, peculiarmente plurale. Dichiarandoci italiani daremo il nostro apporto al rispetto e all’attuazione dei nostri diritti, nel campo scolastico ed educativo, al bilinguismo, all’autonomia culturale, alla soggettività politica, all’esistenza e alla crescita della nostra collettività”. Questo, in estrema sintesi il messaggio che i vertici della Comunità Nazionale Italiana in Croazia hanno deciso di diffondere tra i connazionali in vista del censimento della popolazione per sollecitare una “libera dichiarazione in armonia col proprio sentimento nazionale”.
In cinque hanno incontrato la stampa per lanciare questa nuova campagna che decolla oggi stesso: il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin, la vicepresidente della Regione istriana, Jessica Acquavita, il presidente dell’Unione italiana Maurizio Tremul e il presidente della Giunta esecutiva UI Marin Corva. A fare gli onori di casa la presidente della Comunità degli Italiani di Pola nonché vicepresidente dell’Assemblea regionale, Tamara Brussich, che ha già avviato tutta una serie di attività in sede per la promozione del censimento (a cominciare dalle magliette dialettali distribuite ai soci, al coinvolgimento dei nuovi maggiorenni, che hanno da poco acquisito la “capacità di agire”).
L’identità italiana collettiva
”Al di là della questione delle conseguenze della conta, si dà il caso che è fondamentale la libertà di dichiarare la propria nazionalità per chi si sente e si considera italiano. In secondo luogo è fondamentale perché è anche dal numero dei censiti che dipende il livello dei diritti che realizziamo in quanto minoranza. Fino a quando il nostro sistema giuridico-istituzionale avrà una tale impalcatura, sarà di vitale importanza dichiararci italiani”, ha esordito Maurizio Tremul, che ha aggiunto: “Tutti noi abbiamo diverse identità individuali in aggiunta a quella nazionale, ma quella che conta adesso è la nostra identità italiana collettiva, e quindi esprimiamola liberamente”.

Maurizio Tremul. Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Campagna promozionale
Per stimolare i connazionali a seguire questa linea di pensiero l’UI in collaborazione con la Regione istriana e le Comunità degli Italiani del territorio ha messo a punto una campagna promozionale su vasta scala che includerà la spedizione di lettere ai soci effettivi delle CI, la messa in onda di spot pubblicitari in televisione e in radio, l’affissione di manifesti giganti, ma anche la diffusione di un volantino tipo vademecum intitolato “Fallo anche Tu!” con consigli pratici per entrambe le fasi del procedimento: l’autocensimento in Rete mediante la piattaforma “e-Građani” (dal 13 al 26 settembre) e il censimento a domicilio (dal 27 settembre al 17 ottobre).
Richiedere il questionario in italiano
Nel primo caso, consigliato a chi abbia dimestichezza con le piattaforme Internet, c’è il vantaggio dell’autonomia, della privacy e della tranquillità. Ma gli anziani con scarse competenze digitali si affidano piuttosto al rilevatore, che può ma non necessariamente deve conoscere l’italiano. Naturalmente la CNI ha sollecitato l’Istituto nazionale di statistica a ingaggiare un numero sufficiente di parlanti, ma l’impresa sembra non sia andata felicemente in porto. Non è stato facile trovare nemmeno il numero necessario di rilevatori per tutto il territorio nazionale e figurarsi se sia stato possibile trovarli poliglotti. Le difficoltà di comprensione, se ce ne fossero, si potranno risolvere con la richiesta del questionario in italiano (già disponibile sul sito dell’Istituto nazionale di statistica, ndr). Il rilevatore non è obbligato a offrirlo, ma è obbligato a fornirlo qualora vi fosse una richiesta esplicita da parte dell’intervistato. Secondo i dati forniti da Marin Corva, per concepire e realizzare tutte queste attività che presto cominceranno a farsi notare, l’UI investe trentamila euro.

Marin Corva. Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Risposte che contano
Sull’importanza del censimento si è soffermata Jessica Acquavita, coinvolta nel lancio della campagna come autrice del vademecum “Fallo anche tu!”: “Quelle sulla nazionalità e sulla religione sono risposte aperte e cioè senza suggerimenti contenuti nel questionario, per cui riteniamo sia importante dichiararsi esplicitamente italiani. Questo non vuol dire togliere alcunché a qualche altro sentimento di appartenenza, fosse pure regionalista. Certamente siamo anche istriani, ma prima di tutto siamo italiani. Quindi dichiariamolo forte perché ci sono risposte che contano, e queste contano molto”.

Jessica Acquavita e Tamara Brussich. Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

L’essere di casa in questa terra
Sulla stessa lunghezza d’onda il ragionamento di Furio Radin: “Perché riserviamo tanta importanza al censimento? Perché quando ci sono di mezzo i piccoli gruppi come il nostro, le fluttuazioni possono essere molto pronunciate. Lo sono ormai anche per la maggioranza croata, che si presume abbia perso quota numerica a sua volta. Lo saranno a maggior ragione per la nostra etnia. Pertanto sono stati messi a punto questi spot, questi manifesti e queste lettere. Riteniamo importante il censimento anche perché i piccoli gruppi stanno vivendo grandi cambiamenti sociali. Nel 1981 gli italiani in Croazia erano 11.000, in Jugoslavia 15.000. Oggi, il croato è compreso ovunque dagli italiani, con poche eccezioni. Ma il punto è un altro: il bilinguismo non è un diritto che esiste perché gli italiani non conoscono il croato, è un diritto che abbiamo perché deve testimoniare il nostro essere di casa in questa terra, perché rafforza la nostra inclusione. Chi si sente italiano, non dico che abbia il dovere, ma ha il diritto di dichiararsi italiano. E questo diritto secondo noi dev’essere ribadito perché l’Istria non sarebbe quella che è se non ci fosse anche la cultura italiana. Dirò di più: se gli italiani sono importanti per sé stessi, lo sono a maggior ragione per tutti gli altri e soprattutto per i croati”.
Furio Radin: «Niente è scontato»
In chiusura un dubbio sollevato in conferenza stampa sul rapporto numerico che intercorre tra gli italiani censiti e i diritti accordati: che cosa è stato fatto per svincolare i secondi dai primi, ovvero per assicurarsi tutti i diritti minoritari a prescindere dal vincolo del numero? Hanno risposto in due. Maurizio Tremul ha detto pane al pane: “Sono modifiche dell’impianto giuridico che necessitano di una maggioranza qualificata, ossia di una concordanza dei due terzi del Parlamento croato, e sappiamo bene che in questo momento, ma anche in passato, non c’è stata una tale convergenza parlamentare”.
Collaborazione con i regionalisti
Chiaro anche il ragionamento di Furio Radin: “Paradossalmente per la CNI non cambierebbe niente, anche in presenza o in assenza del censimento, perché la gran parte dei nostri diritti deriva dalla collaborazione con i partiti regionalisti: DDI e altri. Io ho presentato la questione ai colleghi delle minoranze nazionali che dipendono fortemente dai risultati del censimento, ma non s’è vista da parte loro la speranza di poter cambiare qualcosa. Quanto a noi, i nostri diritti derivano da tre leggi organiche – sulla Lingua, sull’Istruzione e la Legge costituzionale – le quali, per essere modificate, richiedono appunto la maggioranza dei due terzi. Quello che sto cercando di chiarire è che se non ci fosse una sinergia a livello locale con i partiti sensibili alle questioni minoritarie, andrebbe in fumo una larga parte di ciò che consideriamo essere i nostri diritti acquisiti. Si spera che restino tali, perché niente è scontato” ha concluso il vicepresidente del Sabor e parlamentare della Comunità Nazionale Italiana, Furio Radin.

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