Devčić e Uzinić: «Generare Cristo in noi e negli altri»

Ivan Devčić e Mate Uzinić

“Generare Cristo in noi e negli altri”. Questo, in estrema sintesi, il messaggio natalizio scritto a quattro mani dall’arcivescovo di Fiume monsignor Ivan Devčić e dal suo coadiutore, monsignor Mate Uzinić, che si ricollega al Discorso tenuto da San Carlo, vescovo, nell’ultimo Sinodo (Acta Ecclesiae Mediolanensis, Milano 1599, 1177-1178).
Quest’anno, in seguito alle misure antipandemiche decretate dal Comando nazionale della Protezione civile, le riflessioni dei due alti prelati non sono state presentate nell’ambito del tradizionale incontro con i media, bensì tramite piattaforma digitale.
Il pensiero va a tutte le cose belle legate al Natale, ma stavolta soprattutto a tutto quanto ci ha costretti a liberarci di ciò che è superfluo e irrilevante e ad avvicinarci maggiormente al messaggio natalizio.
“Di tutto ciò che le tradizioni ci hanno imposto – sta scritto nella missiva – di tutte le celebrazioni moderne e gli interessi materiali ci è rimasto soltanto Lui, Gesù Cristo, che si offre di nascere al posto nostro o come sottolineato da San Carlo Borromeo ‘saremo noi ad avere la forza per generare Cristo in noi e negli altri’. È l’amore che fa nascere Cristo in noi, una realtà concreta, palpabile, che si manifesta non con le parole ma con i gesti, le azioni e gli atteggiamenti con cui risvegliamo e diamo agli altri nuova forza, speranza e gioia. Dare il buon esempio, ascoltare, confortare, comprendere, incoraggiare e asciugare una lacrima, porgere la mano, sono semplici gesti d’amore per regalare la realtà e Dio, sempre presente nelle nostre vite.
Con la speranza che permetteremo di far nascere Cristo nelle nostre vite, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità religiose e nella nostra società per mezzo di opere d’amore e di misericordia e di fare di Lui il nostro compagno nella nostra missione di vita, auguriamo a tutti voi un Natale felice e benedetto con l’augurio che nell’anno a venire, tutti noi diveniamo la Madre che porta nel cuore e accompagna con gentilezza e affetto il Figlio di Dio, che ha voluto divenire uno di noi”.

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