Daniel Adu-Adjei ha segnato a Nicosia il gol che fa sognare il Rijeka: una rete pesantissima che riporta il club quarnerino a sfiorare gli ottavi di finale di una competizione europea, 46 anni dopo l’ultima volta.
Un’attesa lunga quasi mezzo secolo che ora torna improvvisamente attuale grazie a un attaccante cresciuto all’ombra di Wembley, con il pallone tra i piedi fin da bambino e un mentore speciale come Anthony Yeboah, grande amico di famiglia e leggenda tra Eintracht Francoforte e Leeds United.
Dal nord-ovest di Londra all’Adriatico
Adu-Adjei è cresciuto nel nord-ovest di Londra, tirando i primi calci a pochi passi da Wembley. Nel suo percorso ci sono il settore giovanile del Fulham e poi l’esplosione con il Bournemouth, dove ha segnato 25 reti nella Professional Development League diventando il riferimento offensivo dei “Cherries”.
L’allenatore Andoni Iraola gli ha concesso il debutto tra i professionisti e minuti in FA Cup contro il QPR. Ma al Vitality Stadium la concorrenza era feroce e il club inglese, forte di cessioni milionarie negli ultimi anni, non poteva garantire spazio continuo a un giovane in crescita. Così è maturata la scelta di cercare continuità altrove.
Il legame mancato e l’arrivo a Fiume
Curiosamente, il suo arrivo al Rijeka si intreccia con una trattativa che avrebbe potuto cambiare il destino del club. Nell’agosto scorso il presidente Damir Mišković era vicino a cedere la società al gruppo guidato dal miliardario Bill Foley, proprietario anche del Bournemouth, ricorda il sito del quotidiano sportivo Sportske Novosti.
L’accordo sembrava a un passo, poi è saltato. Mišković ha proseguito da solo, ma il filo con l’Inghilterra è rimasto. E quel filo oggi si chiama Adu-Adjei.
Gol europei pesanti
In Conference League l’impatto del giovane attaccante è stato decisivo. Dopo il centro che ha steso lo Sparta Praga e la rete che ha aperto la vittoria contro il Celje, è arrivato il momento più pesante: entrato all’82’ contro l’Omonia nell’andata dei play-off di Conference League, giovedì sera ha deciso la sfida con una giocata di puro istinto.
Scatto sul primo palo, inserimento nell’area piccola e tocco di tacco che ha sorpreso difensore e portiere dell’Omonia.Un gol molto simile a quello di Thuram dell’Inter nella semifinale d’andata contro il Barcellona della passata stagione. Non solo bello, ma soprattutto decisivo.
Il precedente con la Juve di Trapattoni che profuma di leggenda
Per ritrovare un Rijeka così avanti in Europa bisogna tornare indietro di 46 anni. Era la stagione 1978/79 e la squadra guidata da Miroslav Blažević raggiunse i quarti di finale della Coppa delle Coppe. A fermarla fu la Juventus di Giovanni Trapattoni.
Per molti tifosi più giovani è una pagina studiata nei racconti dei padri. Oggi, grazie a un ragazzo cresciuto tra Londra e le radici ghanesi, quella storia torna a sembrare meno lontana. E a Fiume si respira di nuovo quell’aria sottile che sa di notti europee vere.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.











































