Dall’Italia al Brasile, fino a Fiume: Vignato riparte dal Rijeka

L'INTERVISTA L’ex del Monza ha debuttato con la maglia dei biancocrociati in Coppa Croazia e ora punta a diventare protagonista

0
Dall’Italia al Brasile, fino a Fiume: Vignato riparte dal Rijeka
Foto Goran Žiković

Dal Veneto a Fiume passando per il Brasile: Samuele Vignato, classe 2004, è l’ultimo talento ad essere approdato nelle file del Rijeka, lo scorso 2 settembre, stipulando con la squadra un contratto quadriennale. Originario della provincia di Verona, l’attaccante – che si è unito ai bianchi di Fiume da svincolato – ha iniziato la sua carriera calcistica al Chievo Verona, dove ha esordito in Serie B, prima di trasferirsi al Monza, contribuendo alla promozione della squadra in Serie A nel 2022. Ha segnato il suo primo gol contro il Pordenone il 25 settembre 2021 e l’8 ottobre 2023 ha messo a segno la sua prima rete nella massima serie, nella vittoria contro la Salernitana, diventando il più giovane marcatore del Monza in Serie A. Vignato ha giocato per tutte le fasce d’età della nazionale italiana, dall’Under 15 all’Under 19, e ha vinto il Campionato europeo 2023 con gli azzurrini Under 19. Alla sua terza settimana di avventura fiumana ci ha concesso un’intervista esclusiva in cui si è raccontato: dagli inizi in Italia, allo speciale legame con il Brasile – Paese d’origine di sua madre – fino al nuovo capitolo sulle rive del Quarnero.

Foto Nk Rijeka

Come è nata la tua passione per il calcio?

Vedendo giocare mio fratello di quattro anni più grande… Da piccolo andavamo a giocare insieme, a casa correvamo sempre dietro al pallone. Ho seguito il suo esempio, ma anche quello di mio padre, perché anche lui giocava a calcio. Il sangue è quello: mio padre, mio fratello e poi io.

Quando hai capito il calcio sarebbe diventato il tuo lavoro?

Ci ho creduto fin da piccolo perché ci mettevo tutto l’impegno possibile, mi ero detto che dovevo farcela in qualche modo. La svolta probabilmente è arrivata quando sono entrato nell’Under 15: lì ho iniziato a crederci ancora di più.

Al tuo esordio tra gli azzurrini Under 15 eri un giovanissimo studente: come facevi a conciliare scuola e calcio?

Ho fatto le scuole elementari e le medie a Fumane, dove abitavo. Le superiori le ho fatte a Verona: prendevo il bus la mattina alle 6.45, stavo a scuola fino alle 14. Pranzavo a scuola con il cibo portato da casa e alle 15 incominciavo gli allenamenti, che duravano fino alle 17-18. Per le 19 tornavo a casa e la sera studiavo. In tutta la settimana avevo soltanto un giorno libero dagli allenamenti, ma riuscivo comunque in qualche modo a gestire lo studio.

I professori erano comprensivi della tua situazione?

Sì, sono stato fortunato. Il vicepreside della scuola aveva un fratello che aveva giocato nella Roma. Un paio di miei professori dell’epoca giocavano a calcio. Sono sempre stato circondato da persone che capivano la mia situazione e che mi aiutavano con lo studio.

Serie A, il sogno che si realizza

Che emozioni hai provato quando hai esordito in Serie A con il Monza?

È stato bellissimo, ero felicissimo. Era quello che avevo sempre sognato fin da bambino, un’emozione unica, che non si può spiegare.

Tuo papà è italiano, tua mamma brasiliana. Come è stato per te crescere tra queste due culture?

Molto bello. È stato un valore aggiunto. Quando ero piccolo andavo spesso in Brasile e ci stavo anche per 2-3 mesi. È stata una esperienza che mi ha aiutato ad aprirmi più strade. Mi ha anche aiutato nell’adattamento a posti e contesti nuovi. Inoltre, crescere bilingue mi ha consentito anche ad approcciarmi con più facilità ad altre lingue come l’inglese.

Hai preso qualcosa dal futebol?

La tecnica l’ho perfezionata in Brasile. Da piccoli infatti, durante le nostre permanenze in Sud America, io e mio fratello giocavamo con i nostri cugini e con altri ragazzi del posto nella piastra, un campo in cemento. E poi Ronaldinho è il mio idolo. In campo a volte mi ispiro a lui, cerco di avvicinarmi un po’ a lui. È calcio puro: è fantasia, estro… È proprio divertente da vedere.

Prenderesti mai in considerazione di giocare Seleção, se ti arrivasse la proposta?

Potrei avere questa possibilità a patto di non esordire con la nazionale italiana. Al momento non ci ho pensato, per me sarebbe comunque un grande onore giocare in una delle due nazionali.

Fiume bellissima

Sei a Fiume da poco; come ti stai trovando?

La mia quotidianità è rimasta pressoché invariata. Fiume è bellissima, la presenza del mare è un aspetto molto positivo per me. Ho visitato Abbazia, che è vicina, e l’ho trovata molto bella. Il mio paese di origine in Italia è a sole tre ore di macchina da qui, infatti spesso mi vengono a trovare i miei genitori, la mia fidanzata e degli amici. Mi sono trovato subito bene anche con i compagni di squadra, mi hanno accolto calorosamente.

Quando hai saputo della possibilità di passare al Rijeka, cosa hai pensato? Quanto conoscevi la società?

Avevo sicuramente sentito parlare del Rijeka. Inoltre, due miei compagni al Monza avevano giocato qua, prima di venire ho fatto loro delle domande e me ne hanno parlato bene, dandomi il riscontro di una società seria e ben organizzata, con centri sportivi ottimi, e una volta qui non ho avuto che conferme di quello che mi era stato riferito. L’ho trovato un progetto bellissimo, un bel campionato. Pra siamo attesi anche dalla Conference League. È sicuramente un’ottima scelta.

Avevi seguito il campionato croato la scorsa stagione quando il Rijeka si è laureato campione?

No, ma mi tenevo aggiornato sui risultati.

Perché, nessuno in Italia ha creduto in te, nonostante un curriculum di tutto rispetto?

Magari c’era qualche possibilità di andare in qualche squadra, ma ho pensato che per il mio percorso fosse meglio andare all’estero: ora come ora penso sia stata la scelta migliore. Volevo provare qualcosa di nuovo e secondo me all’estero c’è più spazio per i giovani.

Quali sono, secondo te, le differenze tra la Serie A italiana e il campionato croato?

A primo impatto, ho notato che l’Italia è più tattica mentre la Croazia è più a campo aperto, con più possibilità di fare uno contro uno, di esprimere il proprio gioco. In Italia invece c’è più fase difensiva e più attenzione alla tattica.

Foto Goran Žiković

Sanchez è bravo

Sei arrivato in un momento delicato, con il cambio in panchina. Conoscevi già l’allenatore Victor Sanchez? Cosa ne pensi dei suoi metodi di lavoro?

Lo conoscevo come giocatore, è stato un grandissimo calciatore. Come allenatore non lo conoscevo ma, già dalle prime settimane, ho notato che gli piace il bel gioco, palla terra, molto offensivo. Rispecchia le mie qualità. Sono molto contento.

Il Rijeka giocherà nella Conference League ma al momento in campionato non è messo benissimo. Quali sono gli obiettivi che pensi possa raggiungere quest’anno?

Anche se non siamo partiti bene, l’obiettivo è fare il massimo in campionato. Tutti noi ci crediamo, siamo ancora in gioco di bissare il successo della passata stagione. Poi vogliamo ripeterci anche in Coppa e vincere, fare quanta più strada in Conference, poi si vedrà. Comunque, puntiamo in alto in tutte le competizioni e crediamo nei nostri mezzi.
Hai esordito in squadra lo scorso mercoledì scorso contro il Maksimir in Coppa Croazia. Com’è andata?

Sono felicissimo di aver esordito con questa maglia. È andata bene, abbiamo vinto 4-0. Spero di fare tante altre partite.

Pensi di poterti ritagliare spazio in questa squadra?

Credo e spero di sì. Il gioco rispecchia anche le mie qualità, quindi sì, magari con il passare del tempo avrò più spazio e più possibilità di farmi vedere.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display