Croazia, vaccino Hpv obbligatorio e nuovo screening nazionale

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Croazia, vaccino Hpv obbligatorio e nuovo screening nazionale
Una recente campagna per la vaccinazione con l'Hpv. Foto:Ivo Cagalj/PIXSELL

Dal prossimo anno la Croazia potrebbe compiere un passo storico nella prevenzione oncologica. Il vaccino contro il papilloma virus umano, l’Hpv, è destinato a diventare obbligatorio, dopo le modifiche legislative che il Ministero della Salute prevede di presentare nel secondo trimestre di quest’anno. L’obiettivo è ambizioso e dichiarato senza mezzi termini: arrivare, nel lungo periodo, all’eliminazione del tumore del collo dell’utero, una malattia che oggi è considerata quasi del tutto prevenibile.
L’annuncio arriva in coincidenza con il Giorno e la Settimana nazionale per la lotta contro il tumore del collo dell’utero, il cosiddetto Giorno delle mimose, istituito dal Parlamento croato nel 2011. Un momento simbolico che, come sottolineano dal Ministero, serve anche a fare il punto su quanto è stato fatto e su ciò che ancora manca.

Numeri che non lasciano tranquilli

Negli ultimi quindici anni, spiega Ivana Portolan Pajić, direttrice della Direzione per la tutela della salute del Ministero, la consapevolezza sull’importanza della prevenzione, dello screening e della vaccinazione è cresciuta in modo significativo. Eppure i numeri continuano a essere allarmanti. In Croazia, negli ultimi dieci anni, circa 300 donne si ammalano ogni anno di tumore del collo dell’utero e tra le 120 e le 130 muoiono a causa della malattia.

Nel solo 2024 i decessi sono stati 98, e un dato colpisce più degli altri: un terzo delle donne morte aveva meno di 60 anni. Si tratta esclusivamente dei casi di carcinoma invasivo del collo dell’utero, senza contare le lesioni precancerose, molto più frequenti, né altri tumori correlati all’Hpv, come quelli della vulva, della vagina, dell’ano, del pene o dell’orofaringe, riporta l’agenzia Hina.

“È una malattia che possiamo prevenire”, ribadisce Portolan Pajić. “Abbiamo il vaccino, abbiamo lo screening e abbiamo terapie efficaci per le lesioni precancerose. Per questo è inaccettabile che le donne continuino a morire”.
Una copertura ancora insufficiente

Il vaccino contro l’Hpv è disponibile in Croazia dal 2007. Prima attraverso progetti pilota, poi su scala nazionale. Oggi è gratuito per ragazze e ragazzi tra i 14 e i 15 anni, con la possibilità di recupero per studenti delle scuole superiori e giovani fino ai 25 anni.

Pur non essendo obbligatorio, il programma ha raggiunto risultati migliori rispetto a molti altri Paesi della regione. Secondo i dati dell’Istituto croato di sanità pubblica, almeno una dose è stata somministrata al 54,8 per cento delle ragazze e al 38,9 per cento dei ragazzi nati nel 2009. Numeri incoraggianti, ma ancora lontani dagli obiettivi fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Il piano globale dell’Oms prevede una copertura vaccinale superiore al 90 per cento, la partecipazione di almeno il 70 per cento delle donne agli screening entro i 35 anni e il trattamento tempestivo del 90 per cento dei casi diagnosticati. Solo la combinazione di queste misure consente di parlare seriamente di eliminazione della malattia.

Perché rendere il vaccino obbligatorio

È in questo contesto che nasce la proposta di rendere obbligatoria la vaccinazione. Il Ministero della Salute sta lavorando alle modifiche della legge sulla protezione della popolazione dalle malattie infettive, per inserire l’HPV nel calendario vaccinale obbligatorio. Se l’iter legislativo procederà come previsto, le nuove regole potrebbero entrare in vigore nel 2027.

Dal punto di vista pratico, non cambierebbe molto rispetto a oggi: il vaccino verrebbe somministrato nelle scuole elementari, in due dosi. Cambierebbe però il messaggio politico e sanitario. “Gli epidemiologi e gli esperti sanno bene perché propongono l’obbligatorietà”, afferma Portolan Pajić. “È un segnale chiaro di quanto ci stia a cuore la salute delle future generazioni”.

Resta centrale, sottolineano dal Ministero, il ruolo dell’informazione e dell’educazione, rivolta non solo ai ragazzi ma anche ai genitori e agli insegnanti. I benefici maggiori si ottengono vaccinando prima dell’inizio dell’attività sessuale, ma gli esperti ricordano che il vaccino offre vantaggi anche più tardi, fino ai 25 anni e, in casi specifici, anche oltre.

Non solo tumore del collo dell’utero

Uno degli argomenti più forti a favore del vaccino è la sua protezione estesa. “Non protegge solo dal tumore del collo dell’utero, ma anche da numerose altre forme di cancro che colpiscono sia le donne sia gli uomini”, ricorda Portolan Pajić. “È un investimento nella salute che produce effetti per decenni”.

Accanto alla vaccinazione, lo screening resta il secondo pilastro della prevenzione. Dopo anni di stallo, nel 2023 la Croazia ha avviato un progetto pilota di un nuovo programma nazionale di screening, attualmente in corso nella Regione di Virovitica e Podravina.

Il programma coinvolge donne tra i 20 e i 64 anni. Nella fascia 20-29 anni è previsto il Pap test, mentre per le donne sopra i 30 anni si utilizza una combinazione di Pap test e test Hpv. I risultati del progetto pilota serviranno a definire il modello definitivo, che il Ministero punta a estendere a livello nazionale già dal prossimo anno.

Una malattia che colpisce anche le giovani

A completare il quadro è l’analisi epidemiologica. Come spiega Bojana Mahmutović, epidemiologa dell’Istituto di sanità pubblica, il tumore del collo dell’utero si distingue da molte altre neoplasie perché colpisce più frequentemente donne giovani. È il terzo tumore più diffuso tra le donne tra i 30 e i 39 anni, dopo quelli al seno e alla tiroide.

Un quarto delle nuove diagnosi riguarda donne sotto i 45 anni. La sopravvivenza a cinque anni supera di poco il 60 per cento, ma dipende in modo decisivo dallo stadio della malattia al momento della diagnosi. Quando il tumore viene scoperto precocemente, le terapie sono più efficaci e meno invasive. Nei casi avanzati, invece, la prognosi peggiora sensibilmente.

Poiché il tumore del collo dell’utero è quasi sempre causato da infezioni da Hpv ad alto rischio, il test Hpv sta assumendo un ruolo sempre più centrale nello screening moderno. A differenza del Pap test, che individua alterazioni cellulari già presenti, il test Hpv rileva direttamente il virus, consentendo di intercettare il rischio prima ancora che compaiano le lesioni. Le linee guida europee spingono sempre più in questa direzione, indicando il test Hpv come strumento chiave per una prevenzione più efficace.

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