Croazia. Un anno d’intensa diplomazia

Sul fronte internazionale il 2021 sarà ricordato in Croazia per la proclamazione, in intesa con l’Italia, della Zona economica esclusiva nel Mare Adriatico, per il netto miglioramento delle relazioni con la Slovenia, ma anche per l’abolizione dei visti per i viaggi negli Stati Uniti

I ministri degli Esteri Luigi di Maio (Italia), Anže Logar (Slovenia) e Gordan Grlić Radman (Croazia), Foto: Ministero degli Affari esteri ed europei della Croazia

L’abrogazione dei visti per i viaggi negli Stati Uniti, la visita a Zagabria del Presidente francese, Emmanuel Macron, la soddisfazione dei criteri per l’adesione allo Spazio Schengen nonché l’offensiva diplomatica tesa a risolvere la crisi che attanaglia la Bosnia ed Erzegovina. Sono questi a giudizio di Ivan Šaravanja (Hina) gli eventi che hanno caratterizzato la politica estera croata nel corso del 2021.
Stati Uniti
Un anno che a livello mondiale sarà ricordato per le restrizioni imposte a causa della pandemia da Covid-19 nella sfera dei viaggi: ai cittadini croati rimarrà impresso nella memoria per aver semplificato il loro ingresso negli USA. Dal 23 ottobre scorso, infatti, le autorità degli States non impongono ai cittadini croati che desiderano visitare il loro Paese di munirsi di visto, né di quelli turistici né di quelli d’affari. La Croazia ha realizzato l’ambito obiettivo dopo aver soddisfatto i severi criteri statunitensi attinenti alla sfera della sicurezza e degli standard giuridici. L’ultimo scoglio è stato superato quando le statistiche ufficiali hanno dimostrato che nell’arco di un anno il numero dei visiti d’ingresso negati ai cittadini croati era inferiore al 3 p.c. delle richieste notificate dai medesimi. Rimanendo in tema di rapporti bilaterali tra Zagabria e Washington, il ministro degli Affari esteri ed europei, Gordan Grlić Radman, ha assicurato che pure i negoziati tesi all’abolizione della doppia tassazione sono ormai in una fase avanzata.
Schengen
Tornando a livello continentale, una notizia molto positiva per la Croazia e i suoi cittadini è giunta all’inizio di questo mese, quando è arrivata la conferma che il Paese soddisfa i requisiti per poter aderire allo Spazio europeo di circolazione senza frontiere (Spazio Schengen). Tuttavia, prima di poter cantare vittoria, la Croazia (il Paese comunitario che vigila sul tratto più lungo di frontiera esterna dell’Ue) dovrà attendere di conoscere il parere (non vincolante) del Parlamento europeo e soprattutto ottenere il nulla osta di ciascuno degli Stati già inclusi nello Spazio Schengen. Il primo ministro Andrej Plenkovć è convinto che il 2022 sarà l’anno del via libera definitivo all’adesione della Croazia.
Francia
A favore delle aspirazioni di Zagabria giocherà il fatto che il 1º gennaio la Francia subentrerà alla Slovenia alla presidenza di turno dell’Unione europea. Nel novembre scorso, si ricorda, l’Eliseo aveva espresso il giudizio che la Croazia è pronta a far parte dello Spazio Schengen. Il Presidente francese è indubbiamente il Capo di Stato più influente a livello internazionale ad aver visitato la Croazia nel corso di quest’anno. Emmanuel Macron, che è il primo Presidente francese ad aver visitato la Croazia dalla proclamazione dell’indipendenza, è giunto a Zagabria anche al fine di firmare il contratto di compravendita di uno stormo di 12 Rafale F3R destinati all’ammodernamento dell’Areonautica miliatere croata – Difesa antiaerea/HRZ-PZO (i caccia prodotti dalla Dassault Aviation subentreranno nei prossimi anni ai Mig 21 bis attualmente in dotazione all’aviazione croata). Durante il suo soggiorno in Croazia Macron ha elogiato il Paese, espresso sostegno alla sua inclusione nell’Area Schengen, affermando, inoltre, che Zagabria ha condotto le riforme necessarie a farla accogliere pure nell’Eurozona. A Zagabria Macron e Plenković hanno firmato pure una Dichiarazione con la quale hanno suggellato la partnership strategica tra i rispettivi Paesi, rafforzandone così la collaborazione in un ampio ventaglio di settori.

Andrej Plenković indica la strada a Zagabria a Emmanuel Macron. Foto: Robert Anic/PIXSELL

PNRR
Nel luglio scorso a Zagabria è giunta la presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen, che nel corso della sua permanenza aveva confermato il parere positivo ottenuto a Bruxelles dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) presentato dai Banski dvori. Il PNRR croato, si ricorda, prevede progetti per un valore complessivo pari a 47,5 miliardi di kune. Un importo che rapportato al numero di abitanti e alle dimensioni della sua economia pone il Paese in vetta ai beneficiari del meccanismo varato a livello comunitario per aiutare gli Stati membri a superare le difficoltà provocate dalla crisi innescata dall’emergenza sanitaria.

Ursula von der Leyen in visita alla Rimac Automobili. Foto: Josip Regovic/PIXSELL

Slovenia
Nel corso del 2021 i leader politici croati hanno a più riprese rimarcato l’ottimo andamento dei rapporti bilaterali con la Slovenia. Il primo ministro Andrej Plenković ha definito le relazioni tra i due Paesi buoni come non mai. Ha pure affermato che grazie al dialogo allacciato tra il suo Esecutivo e il governo presieduto dal suo omologo sloveno, Janez Janša, i due Paesi sono entrati in una fase nella quale i problemi vengono man mano superati. L’amicizia croato-slovena è stata suggellata pure nell’ottobre scorso quando lo stesso giorno i Presidenti Borut Pahor e Zoran Milanović hanno inaugurato insieme a Zagabria il monumento di Franc Prešern e a Lubiana quello di Ljudevit Gaj.
Zona economica esclusiva
Nel 2021, dopo anni di rinvii, nel febbraio scorso il Sabor ha proclamato la Zona economica esclusiva croata nel Mare Adriatico. Un progetto, questo, concordato con l’Italia e nel quale Roma e Zagabria hanno voluto includere pure Lubiana, benché dal punto di vista del diritto internazionale non fossero tenute a farlo. Proclamando la propria Zona economica esclusiva Zagabria ha maturato, oltre ai diritti che già le competevano in virtù della proclamazione della Zona ittica esclusiva, pure la facoltà di costruire nell’Adriatico isole artificiali nonché maggiore libertà d’azione nello sfruttamento dell’energia del mare, del vento e delle correnti marine. Nel presentare il progetto, Roma, Zagabria e Lubiana hanno a più riprese ribadito che uno dei principali obiettivi di quest’iniziativa consiste nel garantire la tutela comune del Mare Adriatico.
Montenegro
Una delle visite più delicate è stata, indubbiamente, quella del presidente montenegrino, Milo Đukanović, che nel luglio scorso, in occasione del suo soggiorno a Zagabria, ha espresso, nel corso di una conferenza stampa tenuta al Pantovčak, una dura reprimenda nei confronti del concetto di “Mondo serbo” promosso da Belgrado, accostandolo alla dottrina della “Grande Serbia”. In quell’occasione il Presidente croato, Zoran Milanović, ha sollevato dubbi sulla sincera intenzione della Serbia d’aderire all’Unione europea.

I Presidenti Zoran Milanović (Croazia) e Milo Đukanović (Montenegro). Foto: Savo Prelevic/PIXSELL

Serbia
La retorica legata al concetto di “Mondo serbo” ha fomentato nel corso del 2021 non poche tensioni tra Zagabria e Belgrado. A smorzare i toni ha contribuito il deputato Milorad Pupovac (SDSS) eletto al Sabor a uno dei tre seggi garantiti alla minoranza serba, il quale ha sollecitato i suoi connazionali a rispettare le leggi croate, invitandoli sostanzialmente a ignorare l’invito del Presidente serbo, Aleksandar Vučić a issare la bandiera serba il 15 settembre, in occasione della nuova festività serba (Giornata dell’unità serba, della libertà e della bandiera nazionale). Belgrado ha criticato la Croazia anche per il suo impegno nella missione di pace in Kosovo, con il ministro della difesa serbo, Aleksandar Vulin che ha rinfacciato ai croati di essere fratelli d’armi dei kossovari, suscitando l’aspra reazione della diplomazia croata.
La situazione in Bosnia ed Erzegovina
In occasione degli incontri bilaterali con i loro interlocutori stranieri gli esponenti politici croati non si sono quasi mai lasciati sfuggire l’occasione d’analizzare l’andamento della situazione nello scacchiere costituito dall’Europa sudorientale e in particolar modo per quanto concerne l’evolversi della situazione in Bosnia ed Erzegovina. A parte qualche sporadico tira e molla, la leadership istituzionale croata è compatta nell’affermare che l’unitarietà della Bosnia ed Erzegovina vada preservata sulle basi poste dagli Accordi di Dayton, ossia garantendo l’unitarietà del Paese sulla base del principio di uguaglianza dei tre popoli costitutivi (bosgnacchi, croati e serbi). Il premier Plenković è giunto al punto d’affermare che la Bosnia ed Erzegovina non può contare su “un amico più grande della Croazia”.
In Bosnia ed Erzegovina l’anno prossimo sono in calendario le elezioni e Zagabria ha lanciato un’offensiva diplomatica nell’intento di sollecitare Sarajevo a modificare la legge elettorale, in modo che la medesima non penalizzi i cittadini bosniaci di nazionalità croata. In altre parole la Croazia vuole evitare la replica di uno scenario che si è ripetuto spesso in passato, quando non di rado i rappresentanti croati nelle principali istituzioni politiche a livello statale venivano eletti con i voti dei bosgnacchi. Per quanto riguarda la sopravvivenza della Bosnia ed Erzegovina, un altro elemento d’instabilità è costituito dalle rivendicazioni di Milorad Dodig, il rappresentante serbo nella Presidenza tripartitica del Paese, che per certi aspetti, richiamandosi a una riforma giuridica, sta fomentando la secessione delle Repubblica Serba.
Nel marzo scorso Grlić-Radman aveva sottoposto ai suoi omologhi europei un “non-paper” teso ad affermare il concetto in base al quale la Bosnia ed Erzegovina deve rimanere unita e coltivare il principio dell’uguaglianza dei tre popoli costitutivi (bosgnacchi, croati e serbi). Un approccio, questo sostenuto dalla Slovenia, dall’Ungheria, dalla Bulgaria, dalla Grecia e da Cipro. Tuttavia, già il mese successivo le tensioni sono lievitate in seguito alla comparsa di un secondo “non-paper” – la cui paternità è stata attribuita da una parte della stampa al premier sloveno Janez Janša, che ha respinto con sdegno la tesi – nel quale s’ipotizzava la possibilità di rivedere i confini nei Balcani, ad iniziare dalla suddivisione della Bosnia ed Erzegovina secondo un criterio etnico. Un disegno che il Presidente Milanović ha definito “una gran stronz…”.

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