Croazia, troupe tv aggredita: sei arresti

Violenza dopo un’inchiesta su un cimitero abusivo vicino a Spalato

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Croazia, troupe tv aggredita: sei arresti
Foto: Davor Puklavec/PIXSELL

Un nuovo episodio di violenza contro i giornalisti scuote la Croazia e riaccende il dibattito sulla sicurezza dell’informazione. L’Ordine dei giornalisti croati ha condannato con fermezza l’aggressione ai danni di una troupe televisiva, chiedendo che tutti i responsabili siano perseguiti e che le istituzioni intervengano con decisione.

L’attacco è avvenuto nell’area di Marina, a circa 40 km a nord di Spalato, dove una giornalista e due operatori sono stati presi di mira mentre svolgevano il proprio lavoro. Il fatto si inserisce in un contesto già teso, maturato all’indomani della messa in onda di un servizio televisivo dedicato a un cimitero costruito illegalmente su un terreno privato, senza il consenso del proprietario.

Secondo le ricostruzioni, già durante le riprese il clima era apparso ostile. L’imprenditore coinvolto nella vicenda avrebbe rivolto minacce dirette alla troupe, mentre il sindaco locale si sarebbe rifiutato di rilasciare dichiarazioni. Il giorno successivo alla trasmissione, le autorità competenti avevano disposto la chiusura del sito oggetto dell’inchiesta giornalistica.

La situazione è precipitata quando la giornalista si preparava a un collegamento in diretta. Un gruppo di circa quindici persone si sarebbe avvicinato improvvisamente, passando rapidamente dalle parole ai fatti. I due operatori hanno tentato di proteggerla, ma gli aggressori avrebbero strappato le telecamere e spinto l’intero team all’interno del veicolo della troupe. Un’escalation che segna un salto di qualità nella gravità delle intimidazioni, trasformatesi in violenza fisica durante l’esercizio della professione.

Arresti e indagini in corso

Le forze dell’ordine sono intervenute dopo l’aggressione e hanno arrestato il sindaco. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno, finora sono state fermate sei persone, che saranno denunciate per reati che includono coercizione nei confronti di un pubblico ufficiale, minacce e comportamento violento.

Il ministro dell’Interno, Davor Božinović, ha condannato con fermezza l’accaduto, sottolineando la volontà di inviare un messaggio chiaro: “Non vi sarà alcuna tolleranza verso la violenza, soprattutto quando colpisce chi sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro”. Ha inoltre ricordato l’esistenza di accordi e protocolli tra il Ministero e l’Ordine dei giornalisti, evidenziando come la reazione tempestiva della Polizia dimostri che tali strumenti funzionano.

Nonostante gli arresti e le rassicurazioni istituzionali, il caso solleva interrogativi più ampi sullo stato della libertà di stampa nel Paese. L’Ordine dei giornalisti ha definito l’episodio inaccettabile, sottolineando come gli autori dell’aggressione sembrino non temere conseguenze né per le attività illegali denunciate né per gli attacchi ai media.

L’organizzazione ha chiesto una risposta chiara e sistemica da parte dello Stato, coinvolgendo anche il Ministero competente per i media, e ha annunciato l’intenzione di informare le organizzazioni internazionali.

I dati confermano un quadro preoccupante: nell’ultimo anno si sono registrati circa trenta episodi tra minacce, aggressioni verbali e attacchi fisici contro giornalisti. Un numero che evidenzia come la sicurezza degli operatori dell’informazione resti una questione aperta e urgente, in un contesto in cui il lavoro giornalistico continua a esporre a rischi concreti.

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