Croazia tra i Paesi Ue che invecchiano più in fretta

Oltre 42mila anziani in più dal 2021, bambini in costante calo

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Croazia tra i Paesi Ue che invecchiano più in fretta
Foto: Patrik Macek/PIXSELL

La fotografia demografica della Croazia si fa sempre più sbilanciata. I nuovi dati provvisori dell’Istituto nazionale di statistica (DZS), riportati da Večernji list, mostrano che a metà 2025 il Paese conta 3,876 milioni di abitanti. Un numero leggermente superiore rispetto al censimento del 2021, ma dietro questa apparente stabilità si nasconde un cambiamento molto più profondo.

La quota di bambini fino a 14 anni è scesa sotto il 14% della popolazione. In termini assoluti significa che dal 2021 al 2024 la Croazia ha perso quasi 23mila bambini in quella fascia d’età. Nello stesso periodo, il numero degli over 65 è aumentato di oltre 42mila unità.

Oggi gli anziani sopra i 65 anni sono circa 911.500 e rappresentano il 23,51% della popolazione. I minori di 14 anni sono invece 529.500, pari appena al 13,66%. Il sorpasso generazionale non è una novità, ma la velocità con cui sta avvenendo sì.

Secondo i dati di Eurostat, la Croazia è tra i tre Paesi dell’Unione europea che nell’ultimo decennio hanno registrato il maggiore aumento della popolazione anziana. Non si tratta solo di un progressivo invecchiamento, ma di un’accelerazione.

Il demografo e accademico Anđelko Akrap ha definito “allarmante” il calo della quota di bambini sotto i 14 anni. Non cresce soltanto il numero degli anziani tra i 65 e i 75 anni, ma anche quello tra i 75 e gli 85 e, soprattutto, degli over 85enni. È quella che in termini demografici viene chiamata “vecchia vecchiaia”, la fascia che richiede più assistenza sanitaria e sociale.

Il punto non è solo la spesa per le pensioni. Il vero nodo sarà la cura. Più anziani molto avanti con l’età significa maggiore pressione sui servizi sanitari, sulle strutture assistenziali e sulle famiglie. E tutto questo mentre la base giovane, quella che dovrebbe sostenere il sistema, si restringe.

Akrap sottolinea che questi processi sono stati amplificati dall’emigrazione dei giovani, iniziata già negli anni Novanta e mai realmente invertita. L’importazione di manodopera straniera può tamponare il mercato del lavoro, ma non risolve il vuoto demografico strutturale. Una delle possibili leve, secondo il demografo, resta il ritorno dei cittadini croati emigrati.

Il quadro che emerge è chiaro: non è solo una questione di numeri, ma di equilibrio sociale. Se la tendenza non cambia, il rischio non riguarda soltanto la sostenibilità dei sistemi pubblici, ma la capacità stessa del Paese di prendersi cura della propria popolazione più fragile. Ed è un tema che, al di là delle statistiche, tocca il futuro concreto della società croata.

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