Dal oggi, giovedì 11 dicembre, per i contribuenti croati sarà molto più difficile nascondere redditi, beni o movimenti finanziari legati a società offshore, piattaforme digitali e cripto-asset. Con l’entrata in vigore, l’11 dicembre, della legge che modifica il sistema di cooperazione amministrativa in materia fiscale, la Croazia recepisce due direttive europee destinate a rivoluzionare il monitoraggio dei flussi finanziari nel mercato unico.
Il provvedimento introduce nel diritto nazionale la direttiva 2023/2226, che rafforza lo scambio di informazioni su cripto-attività e conti finanziari, e la direttiva 2025/872, relativa agli obblighi di comunicazione delle piattaforme digitali. Il risultato è un ampliamento significativo degli strumenti a disposizione delle autorità di controllo: l’Agenzia delle Entrate, il Ministero delle Finanze e l’Amministrazione doganale avranno accesso a un volume di dati molto più vasto e potranno condividerlo automaticamente con gli altri Paesi membri.
L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è chiaro: ridurre l’elusione fiscale, contrastare l’uso distorto delle strutture offshore e prevenire riciclaggio e finanziamenti illeciti. L’armonizzazione delle regole nel mercato unico dovrebbe inoltre rendere più difficile sfruttare differenze normative tra Stati per sottrarre capitali al fisco.
Secondo la nuova normativa, banche, istituti finanziari e piattaforme digitali – comprese quelle che operano nel settore delle criptovalute – saranno tenuti a raccogliere e conservare informazioni sui propri utenti: identità, residenza fiscale, struttura dei conti, movimenti e volumi delle transazioni. I dati riguarderanno anche compravendite e trasferimenti di cripto-asset, dividendi, interessi e partecipazioni. Saranno poi trasmessi all’Amministrazione fiscale, che li verificherà e, quando necessario, li inoltrerà automaticamente all’autorità fiscale del Paese di residenza del contribuente.
Per gli esperti del settore finanziario, l’aumento della trasparenza potrebbe portare maggiore stabilità e come effetto collaterale favorire una maturazione del mercato delle criptovalute. Tra gli operatori del comparto cripto, tuttavia, c’è timore che un sistema ritenuto troppo rigido possa rallentare gli investimenti, soprattutto dei piccoli risparmiatori.
Uno studio dell’EU Tax Observatory mostra che oltre il 70% degli investitori in cripto non dichiara attualmente i propri guadagni: un dato che, secondo Bruxelles, giustifica l’introduzione di una cornice comune e più incisiva. La piena operatività delle nuove procedure è attesa entro un anno, anche se gli analisti avvertono che la gestione dell’immensa mole di dati generata da banche, fondi, piattaforme e operatori cripto potrebbe mettere sotto pressione le capacità delle amministrazioni fiscali.
Nel dibattito europeo, le nuove norme hanno raccolto un sostegno trasversale. Persino gruppi tradizionalmente diffidenti verso la centralizzazione, come i Conservatori e Riformisti europei (ECR), hanno riconosciuto la necessità di un intervento normativo, pur mettendo in guardia contro possibili derive intrusive. Il deputato croato Stephen Nikola Bartulica, membro di ECR e della commissione ECON, parla di “passo potenzialmente positivo, se accompagnato da solide garanzie e da un controllo parlamentare costante sull’uso effettivo dei dati”.
La vera prova arriverà però nel 2027, quando i primi report completi permetteranno di valutare l’impatto reale delle nuove disposizioni sul gettito fiscale e sulla riduzione della cosiddetta zona grigia. Per ora, la linea dell’Unione è netta: portare cripto-finanza e attività digitali dentro un perimetro regolatorio comune, senza scoraggiare l’innovazione ma chiudendo le porte alle sacche di opacità che da anni preoccupano i regolatori europei.
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