Un gruppo di undici Paesi membri dell’Unione europea, tra cui Croazia, Germania, Belgio, Bulgaria, Estonia, Francia, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Paesi Bassi e Polonia, potrà chiedere di non accogliere ulteriori migranti provenienti da altri Stati membri fino alla fine del 2026. Lo prevede l’analisi del commissario europeo per gli Affari interni Magnus Brunner, nell’ambito del nuovo Meccanismo di solidarietà inserito nella riforma del sistema europeo di asilo (GEAS).
Secondo la relazione, questi Stati già gestiscono un numero elevato di richiedenti asilo che, in base alle regole vigenti, dovrebbero ricadere sotto la responsabilità di altri Paesi dell’Ue. Per questo motivo, Bruxelles riconosce loro la possibilità di essere parzialmente o totalmente esentati da ulteriori obblighi di solidarietà, come contributi finanziari o accoglienza aggiuntiva.
A beneficiare, invece, della solidarietà altrui saranno Grecia, Cipro, Spagna e Italia, considerate “in prima linea” per via dell’alto numero di arrivi, soprattutto via mare. L’obiettivo è alleggerire la pressione sulle frontiere meridionali e assicurare una distribuzione più equa del peso migratorio.
Brunner ha sottolineato che la Germania ha già sostenuto gran parte dell’onere solidale prima dell’entrata in vigore del nuovo patto su asilo e migrazione e trarrà vantaggio dal sistema riformato, in particolare grazie alle nuove funzioni affidate ai Paesi di frontiera. Tra queste, la registrazione dei nuovi arrivati, i controlli di sicurezza e la gestione dei centri di accoglienza controllata, strutture di frontiera con regole simili alla detenzione.
Per il potenziamento delle frontiere esterne, la Commissione ha previsto 250 milioni di euro destinati all’acquisto di tecnologie come droni e sistemi di sorveglianza. Brunner ha evidenziato che la linea più rigorosa dell’Ue sta già producendo effetti: “La migrazione irregolare è diminuita del 35% nell’ultimo anno”.
Il rapporto della Commissione rappresenta un passaggio decisivo per l’attuazione del GEAS, che punta a una solidarietà più flessibile: i Paesi potranno contribuire non solo ospitando richiedenti asilo, ma anche con sostegni economici o progetti di cooperazione nei Paesi terzi. L’obiettivo finale resta quello di stabilizzare il sistema e prevenire nuovi squilibri, mantenendo i migranti nel primo Paese d’ingresso e garantendo allo stesso tempo un’equa ripartizione delle responsabilità tra tutti i membri dell’Unione.
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