Con una trovata social insolita, l’Istituto di statistica croato (Dzs), ha attirato l’attenzione su un dato allarmante. Sfruttando l’imminente 35ª ricorrenza del classico natalizio “Mamma ho perso l’aereo” (in croato “Sam u kući”), l’ente ha pubblicato su Facebook una foto del piccolo Kevin McCallister per parlare di una realtà che riguarda sempre più cittadini: la solitudine domestica.
Secondo i dati ufficiali, in Croazia oggi “quasi 400mila persone vivono da sole”. Nel 1991 erano 274mila. Mentre la popolazione complessiva del Paese è diminuita di quasi un milione di abitanti, il numero delle famiglie composte da una sola persona è cresciuto del 45 per cento. In trent’anni, la quota dei nuclei unipersonali è passata dal 17,8 al 27,8 per cento: più di un quarto delle case croate appartiene a chi vive senza conviventi.
Negli anni Cinquanta, la Croazia era un Paese di famiglie numerose: nel 1953 quasi un terzo delle case “contava cinque o più membri”. Oggi il quadro si è rovesciato. Il DZS sottolinea che la dimensione media dei nuclei è scesa da “3,8 persone per casa nel 1953 a 2,7 nel 2021”.
Le differenze territoriali sono marcate: le regioni di Krapina e dello Zagorje e di Međimurje restano le aree con le famiglie più grandi (3,1 membri in media), mentre in nella Regione litoraneo-montana e in quella della Lika e di Segna si scende a 2,4.
Tra le città, Fiume guida la classifica con il 34 per cento di abitazioni con una sola persona, seguita da Zagabria e Osijek (31 per cento) e da Spalato, dove il fenomeno tocca il 26 per cento.
Giovani tardivi, anziani soli
Paradossalmente, la Croazia è anche il Paese dell’Unione europea in cui i giovani lasciano più tardi la casa dei genitori: secondo Eurostat, in media a 31,3 anni. Il risultato è un doppio volto del fenomeno: da un lato il prolungamento dell’adolescenza abitativa, dall’altro un “invecchiamento solitario”.
“La maggior parte dei single croati sono persone anziane, soprattutto donne, e vivono spesso in condizioni di povertà”, spiega Nedjeljko Marković, presidente dell’associazione Pragma e della Rete croata contro la povertà.
Secondo lui, il boom dei single è il risultato di “un mix di invecchiamento, emigrazione e rinvio del matrimonio”, mentre il tasso di divorzi rimane stabile, tra il 20 e il 25 per cento.
Povertà e solitudine, doppia trappola
Marković evidenzia che gli anziani soli sono la fascia più fragile della società. “Le donne anziane che vivono sole sono quelle più a rischio di povertà”, afferma. Negli ultimi anni, alcune riforme sulle pensioni familiari hanno leggermente ridotto il divario economico, ma la distanza sociale resta ampia.
“Il problema – sottolinea ai microfoni del canale all news N1 – non è solo economico, ma anche relazionale. Chi ha costruito reti di amicizia riesce a vivere meglio la solitudine, ma molti restano isolati. La combinazione di solitudine e povertà porta spesso alla depressione, e non sorprende che la Croazia registri uno dei tassi più alti di suicidi tra gli anziani soli in Europa”.
Tra nostalgia e allarme sociale, il post del DZS è riuscito a colpire nel segno: come il piccolo Kevin dimenticato dai genitori, migliaia di croati affrontano un Natale in solitudine. Solo che, stavolta, non è una commedia.
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