Croazia. Scuola, piano da 3,2 miliardi di euro

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Croazia. Scuola, piano da 3,2 miliardi di euro
La costruzione di una scuola elementare in Dalmazia. Foto: Zvonimir Barisin/PIXSELL

Una seduta di Governo all’insegna dei grandi investimenti e delle rassicurazioni strategiche. Il premier Andrej Plenković ha annunciato una serie di provvedimenti che spaziano dal futuro dell’istruzione alla centralità della Croazia nello scacchiere energetico europeo.
Il settore dell’istruzione si appresta a vivere una trasformazione storica. Il Governo ha dato il via libera a uno stanziamento aggiuntivo di 521 milioni di euro destinato all’edilizia scolastica. L’obiettivo ambizioso è il passaggio definitivo al turno unico (tempo pieno) in tutte le scuole elementari entro il 2030, eliminando il sistema dei turni pomeridiani.

Con questa iniezione di liquidità, l’investimento complessivo nelle infrastrutture educative per questo decennio raggiungerà la cifra record di 3,2 miliardi di euro. “Oltre alle mura, investiamo nelle persone”, ha sottolineato Plenković, ricordando che in dieci anni la base salariale dei docenti è aumentata del 52%, un dato senza precedenti.

Inoltre, per garantire l’efficienza degli esami nazionali, la società statale AKD è stata incaricata della gestione logistica integrale, dalla stampa all’archiviazione dei test.
Il ministro della Scienza, dell’Istruzione e della Gioventù, Radovan Fuchs, ha dichiarato al termine della riunione dell’Esecutivo che l’introduzione della scuola a tempo pieno nelle elementari non inizierà nel 2027 come inizialmente previsto. Il rinvio è dovuto al fatto che non tutti gli istituti saranno costruiti o pronti per quella data; il Ministero, ha sottolineato Fuchs, è ancora impegnato nell’analisi delle possibili nuove scadenze.

“Non tutte le scuole saranno completate a causa di diversi fattori, dalle procedure di appalto pubblico in poi. Tuttavia, siamo attualmente in una fase di monitoraggio dell’intero progetto sperimentale in corso e stiamo valutando due o tre opzioni”, ha spiegato il ministro.

Fuchs ha precisato che una delle ipotesi al vaglio è un modello ibrido: le scuole già dotate delle infrastrutture necessarie passerebbero subito al tempo pieno, mentre le altre continuerebbero con il sistema attuale, applicando però una parte dei nuovi programmi didattici.

Secondo il Ministro, cronoprogrammi più precisi potranno essere definiti solo al termine delle analisi. L’obiettivo finale resta quello di coinvolgere circa il 91% degli studenti in scuole organizzate su un unico turno mattutino.

Fronte energetico

Sul fronte energetico, Plenković ha lanciato un messaggio chiaro ai partner europei: la Croazia è pronta a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti petroliferi per Ungheria e Slovacchia. Attraverso l’Oleodotto adriatico Janaf e il terminal GNL di Castelmuschio (Omišalj) sull’isola di Veglia, il Paese dispone di una capacità di trasporto di 15 milioni di tonnellate annue, superando ampiamente il fabbisogno delle raffinerie del gruppo MOL.

Il premier ha risposto con fermezza alle recenti critiche di Budapest, che aveva definito l’oleodotto croato “secondario” o “inaffidabile”. “L’Oleodotto adriatico non è affatto secondario; può essere il canale primario e unico se così si decide”, ha ribadito Plenković, sottolineando che la Croazia agirà come partner affidabile per fornire greggio non russo, specialmente ora che l’oleodotto Družba è fuori uso a causa dei danni provocati dai bombardamenti russi in Ucraina.

“Siamo qui come vicini, partner e amici per garantire il normale funzionamento dell’economia dei Paesi confinanti”, ha concluso il premier, confermando che la MOL ha già prenotato diverse petroliere in arrivo a Castelmuschio per il prossimo periodo.

Il premier Andrej Plenković ha dato il benvenuto nel Governo al nuovo ministro del Lavoro Alen Ružić. “Si è già integrato nella squadra di Governo”, ha dichiarato il primo ministro che ha reso noto inoltre come la scorsa settimana siano state identificate altre nove vittime della Guerra patriottica. Plenković ha affermato che restano ancora da identificare 1.727 persone. “Durante il nostro mandato abbiamo ridotto questo numero di 340 unità, tra difensori e civili”, ha aggiunto il primo ministro.

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