Croazia. Nei primi nove mesi del 2019 assassinate 11 donne

Non c'è giustificazione alla violenza. Foto: Dusko Jaramaz/PIXSELL

Con le modifiche al Codice penale e l’inasprimento delle pene abbiamo lanciato con chiarezza il messaggio che consideriamo inaccettabile la violenza e che tutti i dicasteri hanno l’obbligo di difendere le donne da ogni forma di comportamento violento. Questo il messaggio inviato dal premier Andrej Plenković in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Sempre nell’ambito di questa ricorrenza il Ministero della Demografia, della Famiglia, dei Giovani e della Politica sociale ha presentato a Zagabria il progetto intitolato “Fermiamo la violenza contro e le donne e la violenza in famiglia – Per la violenza non esiste alcuna giustificazione”, il cui obiettivo è quello di contribuire a migliorare il sistema di prevenzione e di tutela delle donne vittime di violenze, in particolare in ambito familiare. Il costo finanziario del progetto, che si protrarrà per 2,2 anni, è di 9,9 milioni di kune. Nell’ambito dell’iniziativa verrà introdotta una linea telefonica gratuita, attiva 24 ore su 24 per tutto l’arco della settimana, incluse la domenica e le giornate festive – il numero telefonico sarà 116006 – a cui potranno rivolgersi le vittime di reati e infrazioni. Verrà promossa inoltre una campagna mediatica per sensibilizzare l’opinione pubblica sul triste fenomeno della violenza contro le donne e del femminicidio e far capire l’importanza della prevenzione. Il progetto è stato presentato dal ministro della Demografia, della Famiglia, dei Giovani e della Politica sociale, Vesna Bedeković, la quale ha ricordato che il 49 per cento di tutti gli omicidi in Croazia è stato commesso tra persone vicine fra loro e nel 64 per cento dei casi le vittime erano donne. Inoltre stando ai dati del Ministero degli Interni in Croazia, nel periodo dal 2015 al 2018 sono state uccise 61 donne, il che rappresenta il 43 per cento di tutti gli omicidi. Nei primi nove mesi di quest’anno sono state assassinate 11 donne, ossia tre in più che in tutto l’arco del 2018. Sette di queste sono state uccise da persone con le quali erano legate da determinati vincoli; in quattro casi si trattava di conviventi.
Quindi siamo in presenza di un fenomeno preoccupante, che non tende affatto a rientrare. E questo nonostante la cornice legislativa in merito sia buona. Il problema dunque non sta tanto nelle leggi, quanto nella loro attuazione, è stato il messaggio lanciato dal ministro Vesna Bedeković. Il governo intende rimboccarsi le maniche. Già entro la fine dell’anno dovrebbero essere aperte le case rifugio in sei Regioni che ne sono ancora sprovviste. Le ultime modifiche al Codice penale e alla Legge sulla tutela delle vittime di violenze in famiglia dovrebbero contribuire a contenere il fenomeno: infatti vengono inasprite tutte le pene previste per reati di tal fatta.

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