Croazia. Mancano all’appello migliaia di stagionali

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Croazia. Mancano all’appello migliaia di stagionali
Cuochi e camerieri sono tra i profili professionali che l’industria dell’ospitalità fatica a reperire a sufficienza. Foto: Dusko Jaramaz/PIXSELL

La Croazia si sta preparando alacremente per la stagione turistica. Si respira un clima d’ottimismo. Le limitazioni legate alla pandemia sono venute meno e c’è la convinzione che sia possibile ripetere l’annata record del 2019, se non addirittura migliorarla. Gli investimenti nell’industria dell’ospitalità non mancano. Le case per le vacanze continuano inoltre a spuntare come funghi dopo la pioggia un po’ dappertutto lungo la costa e, complici le aspettative inflazionistiche, i prezzi degli immobili dall’Istria alla Dalmazia volano alle stelle. Tutto bene dunque? Non proprio. Il settore turistico lamenta anche quest’anno, forse ancor più che nel passato un problema di fondo che rappresenta un po’ il suo tallone d’Achille: la penuria di manodopera. Mancano lavoratori stagionali, in particolare cuochi, camerieri, donne delle pulizie. Il bacino di manodopera rappresentato dalla Slavonia si sta prosciugando, anche oltreconfine, in Bosnia ed Erzegovina e Serbia è sempre più difficile trovare personale disposto a trasferirsi armi e bagagli d’estate lungo la costa adriatica. Non perché lì gli stipendi siano migliori, tutt’altro, ma semplicemente perché chi aveva voglia di rimboccarsi le maniche ha già provveduto a trovare lavori meglio pagati in Occidente. E allora che si fa? Raschiato il fondo del barile in quella che con un eufemismo viene chiamata la regione, non resta che cercare di reperire lavoratori stagionali più a est, andando a cercarli persino in Asia e nell’Estremo Oriente. E così sono sempre più numerosi i lavoratori che giungono in Croazia dal Nepal, i cui cittadini sono ormai al quinto posto tra gli stranieri che richiedono il permesso di soggiorno e di lavoro. Cresce di mese in mese anche il numero di lavoratori provenienti dall’India, dal Bangladesh e dalle Filippine. Oltre al settore della ristorazione e a quello alberghiero, la manodopera straniera è particolarmente richiesta pure nell’edilizia. In quest’ultimo caso c’è bisogno di operai per tutto l’arco dell’anno. Le cifre sono ormai impressionanti. Quest’anno, come rileva Žarko Katić, segretario di Stato presso il Ministero degli Interni, verranno rilasciati oltre 100mila permessi di soggiorno e lavoro a cittadini stranieri. Si tratta di una cifra superiore di oltre 20mila unità a quella registrata nel 2021.

Non sarà comunque semplice reperire la manodopera per fare fronte alle necessità quest’estate. Stando alle stime degli operatori del settore turistico mancano all’appello ancora 30mila stagionali. Fino ad oggi il Ministero degli Interni ha rilasciato poco più di tredicimila permessi di lavoro per il comparto della ristorazione e dell’alberghiera. Per quello edile, invece, i permessi sono stati di poco superiori alle 20mila unità.
Per tappare le falle si fa affidamento pure sui migranti, in particolare sui rifugiati provenienti soprattutto da Siria, Iraq, Afghanistan, Iran ed Eritrea. Chi ha ottenuto finora il diritto d’asilo (nell’insieme però si tratta soltanto di 890 persone) può essere assunto senza la necessità di richiedere il permesso di soggiorno al dicastero degli Interni. C’è da dire comunque che i datori di lavoro preferiscono assumere manodopera della regione, ovvero dell’Europa sudorientale, perché non vi è una particolare barriera linguistica: si tratta di persone in grado di padroneggiare il croato. Ben diversa è la situazione nel caso di chi proviene dal Medio Oriente e più in là. Fatto sta però che le esigenze dell’economia dettano legge e che ormai, in diversi comparti, primo fra tutti l’edilizia, i lavoratori sono i benvenuti a prescindere da dove provengano. Non c’è barriera che tenga.

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