Plenković condanna Dabro ma rassicura: «La coalizione non è a rischio»

Riferimenti ustascia e tensioni politiche, la maggioranza sotto pressione

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Plenković condanna Dabro ma rassicura: «La coalizione non è a rischio»
Josip Dabro. Foto: Patrik Macek/PIXSELL

“Condanniamo naturalmente il comportamento di Dabro. È una cosa indifendibile e inutile, ma non metterà a rischio la stabilità della coalizione”. Con queste parole il premier croato Andrej Plenković ha cercato di spegnere l’incendio politico divampato attorno al deputato del Movimento patriottico (Domovinski pokret-DP), Josip Dabro, finito al centro delle polemiche per aver cantato una canzone con riferimenti che esaltano il leader ustascia Ante Pavelić. Un caso che, tuttavia, ha fatto tornare a scricchiolare la maggioranza e ha spinto il Partito social-liberale (HSLS) a minacciare l’uscita dalla coalizione.

Plenković ha parlato apertamente di un episodio “indifendibile”, ribadendo però che non si tratta “della cosa peggiore che potesse accadere” e che il governo ha già superato scosse ben più serie nel corso del mandato. Il premier ha confermato di aver parlato sia con il leader del Movimento patriottico, Ivan Penava, sia con il capo dei social-liberali, Dario Hrebak, annunciando un imminente vertice di coalizione.

“Chiederemo a Dabro che una simile pratica non si ripeta. Questo tipo di canzoni non può entrare nel catalogo delle canzoni preferite di nessuno qui”, ha detto, aggiungendo di non poter rispondere per atti compiuti da altri, nemmeno quando non condivisi neppure dal partito di appartenenza dell’interessato.

Alla domanda se venerdì il nuovo ministro verrà confermato, la risposta è stata netta: “Ho già detto tutto. La coalizione continuerà a funzionare. È una brutta cosa, ma non la peggiore”.

La vicenda e l’indagine della Procura di Stato

La vicenda ruota attorno a un filmato registrato lo scorso fine settimana a Komletinci, nell’est della Croazia, in cui Dabro canta il brano “Kad je Stjepan Radić umirao”, rievocando l’attentato al leader contadino nel Parlamento di Belgrado. Nel video, però, compaiono versi non originali che fanno riferimento a Pavelić, sepolto a Madrid, e un’espressione, “per Milorad”, interpretata come un’allusione al leader della minoranza serba in Croazia Milorad Pupovac. Secondo quanto trapelato, la Procura di Stato croata avrebbe avviato accertamenti preliminari per valutare eventuali profili di rilevanza penale.

L’episodio ha innescato tensioni immediate nella coalizione. Il segretario politico dell’HSLS, Darko Klasić, ha annunciato una riunione degli organi di partito entro la settimana per decidere la linea definitiva, che sarà resa nota entro venerdì, giorno del voto di fiducia al nuovo ministro del Lavoro Alen Ružić. “Da una parte cerchiamo il fascismo, dall’altra il comunismo, e alla fine rischiamo di ottenere l’idiozia”, ha commentato Klasić, lasciando intendere che la pazienza dei social-liberali è al limite.

Dal Movimento patriottico, la deputata Dubravka Lipovac Pehar ha definito il comportamento di Dabro non appropriato, ma ha evitato una condanna netta, invitando Hrebak a riflettere sulla permanenza nella maggioranza e ricordando che lo stesso Dabro ha rivendicato il diritto di cantare ciò che vuole. Ha aggiunto che anche all’interno del DP è probabile un confronto interno sulla vicenda.

La deputata della maggioranza Vesna Vučemilović ha parlato di una “crisi musicale” che dura da mesi. “In altri Paesi le coalizioni cadono per il bilancio, qui per le canzoni”, ha osservato, sottolineando che ogni forma di regime totalitario dovrebbe essere condannata, da quello di Tito ad altri, e che eventuali violazioni di legge dovranno essere valutate dalle istituzioni competenti.

Dal Club delle minoranze, Armin Hodžić ha invitato alla prudenza, spiegando che una posizione definitiva sarà presa solo dopo un confronto interno alla coalizione.

All’opposizione, il socialdemocratico Arsen Bauk ritiene che il comportamento di Dabro possa configurare una turbativa dell’ordine pubblico e si aspetta almeno una sanzione amministrativa. La libertà di cantare, ha osservato, non è assoluta quando entra in conflitto con norme che vietano determinati contenuti. Non è mancata l’ironia, con un “benvenuto nella sinistra isterica” rivolto a Hrebak, mentre a Plenković ha imputato di continuare a “rotolarsi nel fango” lasciato dal suo ex vice.

Dal Most, Ivica Ledenko ha interpretato l’episodio come un tentativo del Movimento patriottico di recuperare visibilità in una fase di sondaggi poco favorevoli, pur dicendosi convinto che la coalizione reggerà, visti gli interessi in gioco.

La vera prova, dunque, resta il voto di venerdì. Se la maggioranza terrà, dimostrerà di saper assorbire anche questa scossa. In caso contrario, una canzone rischia di trasformarsi in qualcosa di ben più serio per l’equilibrio politico del governo croato.

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