Croazia, lo sciopero dei lavoratori stranieri rompe il silenzio

Abusi, salari e diritti negati nel mercato del lavoro

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Croazia, lo sciopero dei lavoratori stranieri rompe il silenzio
Foto: Hrvoje Jelavic/PIXSELL

Il primo sciopero serio e organizzato dei lavoratori stranieri in Croazia, quello verificatosi in un magazzino della catena alimentare Plodine a Kukuljanovo, alle spalle di Fiume, apre una crepa evidente nel mercato del lavoro e porta alla luce una realtà fatta di abusi, zone grigie e diritti spesso solo teorici. A parlarne è Krešimir Zovak, esponente del Nuovo Sindacato Novi Sindikat) , intervenuto nella trasmissione televisiva Novi dan (Nuova giorno) sul canale all news N1, dove ha tracciato un quadro duro delle condizioni in cui vivono e lavorano migliaia di persone arrivate nel Paese dall’estero.

Uno sciopero ancora poco chiaro

Sul recente sciopero dei lavoratori stranieri, Zovak invita alla cautela. Le informazioni disponibili sono frammentarie e perlopiù informali. Ha smentito ogni coinvolgimento del Nuovo sindacato, chiarendo che si è trattato di un’interruzione del lavoro da parte di alcune decine di dipendenti, circostanza che l’azienda Plodine avrebbe però negato. Un segnale, comunque, che qualcosa si muove in un mondo tradizionalmente invisibile.

Diritti violati e abusi quotidiani

Secondo Zovak, il problema è strutturale. Da mesi il Sindacato si occupa in modo intensivo della condizione dei lavoratori stranieri e ciò che emerge è un ritorno a pratiche che si pensavano superate. Mancato pagamento degli stipendi, trattenute arbitrarie, scarsa informazione sui diritti: situazioni che colpiscono soprattutto chi non conosce bene il sistema e la lingua, e che vengono sfruttate da datori di lavoro senza scrupoli.

Non esiste un sistema pensato esclusivamente per tutelare i lavoratori stranieri, ma solo meccanismi generali validi per tutti. Anche quando le istituzioni intervengono, come nel caso recente di una denuncia penale per salari non pagati, spesso il risultato finale è amaro: i lavoratori non vedono comunque i soldi che spettano loro.

Il limbo dei permessi di lavoro

Formalmente, spiega Zovak, i lavoratori stranieri dovrebbero avere gli stessi diritti dei croati, compreso un contratto di lavoro regolare. Nella pratica, però, molti contratti sono a tempo determinato e il vero problema nasce alla loro scadenza. Per firmarne uno nuovo serve il prolungamento dei permessi di soggiorno e lavoro, che può richiedere settimane o mesi.

In quel periodo le persone possono restare legalmente in Croazia, ma non lavorare. Restano senza reddito, spesso senza risparmi. Qui la critica è diretta: la polizia e l’amministrazione sono troppo lente e contribuiscono a creare una zona di sospensione legale che espone i lavoratori a ulteriore sfruttamento.

Alloggi indegni e dipendenza dai datori di lavoro

Un altro nodo riguarda l’alloggio. Mancano regole chiare e spesso è il datore di lavoro a fornire un posto dove vivere, trattenendo gran parte dello stipendio per affitti sproporzionati. Senza questa soluzione, trovare casa è quasi impossibile, soprattutto a Zagabria, dove il mercato immobiliare è già sotto pressione. Per gli stranieri, la difficoltà è doppia.

Piattaforme digitali e intermediari

Zovak chiarisce che molti lavoratori non operano direttamente per le grandi piattaforme digitali, ma per società intermediarie, gli aggregatori. Un settore poco regolato, dove la responsabilità delle piattaforme è minima, nonostante siano loro a trarre i maggiori profitti. Qui, denuncia il sindacalista, la normativa è insufficiente o del tutto assente.

I settori più esposti

I lavoratori stranieri sono impiegati soprattutto in ristorazione, turismo ed edilizia. Il Nuovo sindacato è in contatto soprattutto con tassisti e rider. Molti di loro vivono una condizione di isolamento sociale estremo e accettano condizioni di lavoro durissime perché il loro soggiorno in Croazia è legato al contratto. Perdere il lavoro significa rischiare di perdere tutto.

Sicurezza e lavoro nero

Gli incidenti, soprattutto nei cantieri, hanno sollevato interrogativi sulla sicurezza. In teoria, i lavoratori dovrebbero essere assicurati e coperti dal sistema sanitario, come i colleghi croati. Nella maggior parte dei casi lo sono, a meno che non lavorino in nero. Sulla carta, dice Zovak, il sistema funziona. Nella realtà, molto dipende da come le regole vengono applicate.

Negli ultimi mesi il Nuovo sindacato ha organizzato proteste, tavole rotonde e attività di pressione politica per modificare le norme sul lavoro digitale. Offre assistenza legale, consulenze, accompagnamento presso le istituzioni. Ma tutto questo, ammette Zovak, è solo una goccia nel mare. Servono soluzioni sistemiche.

Il rischio di un’irregolarità di massa

Guardando al futuro, Zovak lancia un allarme. Molte persone si trovano oggi in Croazia in una situazione irregolare non per scelta, ma per falle del sistema. Senza lavoro e senza alternative, sopravvivono come possono. Il primo passo, secondo il sindacato, dovrebbe essere permettere a queste persone di regolarizzare il proprio status.

Quanto ai salari, non emergono casi diffusi di stipendi sotto il minimo legale, ma sono frequenti le pressioni indirette: affitti esorbitanti, penali arbitrarie, costi inventati mese dopo mese che finiscono per riportare parte del salario nelle tasche dei datori di lavoro.

Zovak respinge infine l’idea che i lavoratori stranieri abbassino il costo del lavoro. Sono arrivati perché mancavano lavoratori locali disposti a fare certi mestieri. La battaglia del Sindacato, dice, è per l’uguaglianza dei diritti. La rabbia non dovrebbe essere rivolta contro chi cerca di sopravvivere, ma contro chi sfrutta la vulnerabilità altrui.

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