Croazia in Schengen. La Polizia slovena pronta per le novità

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Croazia in Schengen. La Polizia slovena pronta per le novità
Foto: Davor Puklavec/PIXSELL

Sono trascorsi 15 anni e un giorno dall’adesione della Slovenia allo Spazio Schengen. I controlli alle frontiere tra la Slovenia e l’Italia, l’Austria e l’Ungheria cessarono il 21 dicembre 2007. Il 1º gennaio dell’anno venturo anche la Croazia entrerà a far parte dell’area europea di libera circolazione, con immensa soddisfazione della Comunità Nazionale Italiana – in primo luogo perché ciò significa che l’Istria smetterà d’essere divisa dai controlli frontalieri – come sottolineato più volte nel corso delle ultime due sessioni dell’Assemblea dell’Unione Italiana svoltesi ieri l’altro a Umago e nel novembre scorso a Capodistria, nonché lunedì scorso a Buie, durante la cerimonia d’inaugurazione della nuova Scuola media superiore italiana “Leonardo da Vinci”. L’evento comporterà un cambiamento al regime d’attraversamento della frontiera tra la Slovenia e la Croazia (nonché tra la Croazia e l’Ungheria, nda).
Onorare gli impegni
“Tutti i passeggeri che soddisfano le condizioni (hanno un documento d’identità valido per l’attraversamento del confine) potranno attraversare il confine tra i due Paesi ovunque. Negli attuali valichi di frontiera, saranno ‘sollevate le barriere’; dove sono installati i semafori saranno accese le luci verdi e verrà adattata la segnaletica orizzontale”, si legge sul sito del governo di Lubiana. “La Polizia slovena – prosegue l’informativa – si prepara da tempo all’ingresso della Croazia nell’area Schengen. Ciò include i preparativi a livello strategico e tattico che, nonostante l’abolizione del controllo Schengen alla frontiera comune, consentiranno di garantire la sicurezza in Slovenia. La Polizia ha adottato una strategia che definisce anche il metodo d’attuazione delle misure compensative alle frontiere interne con tutti i Paesi limitrofi e l’attuazione della legislazione dell’UE alle frontiere interne. Tra l’altro, gli agenti di Polizia attueranno misure alternative sotto forma di misure compensative e saranno ancora presenti nella zona di confine”. “La Polizia – sempre il governo sloveno – monitora e analizza costantemente la situazione non solo al confine con la Croazia, ma nell’intera area dei Balcani occidentali, che influisce direttamente sulla situazione al nostro confine. Tutte le misure di Polizia sono e saranno adattate alla situazione di sicurezza corrente con l’obiettivo di garantire la sicurezza della Slovenia e prevenire l’immigrazione clandestina, comprese tutte le possibili misure consentite dalle norme Schengen”. “La Slovenia è un membro determinato e pienamente impegnato dello Spazio Schengen e continuerà a rispettare tutti i suoi impegni. Siamo consapevoli che la sicurezza è un valore estremamente importante sia per la Slovenia che per l’UE nel suo insieme”, è stato rilevato al termine della comunicazione.
Crescita del PIL
La scorsa settimana, in occasione di un suo intervento al Sabor il vicepremier e ministro degli Affari interni, Davor Božinović, osservò che l’adesione all’Area Schengen ha portato alla Slovenia un incremento del PIL quantificabile attorno all’1,4 p.c. “Considerate le ripercussioni (dell’adesione a Schengen) nella sfera del turismo, possiamo attenderci che nel nostro caso l’aumento sarà addirittura superiore”, disse in quella circostanza il vicepremier.
Panacea
Dell’idea che l’ingresso in Schengen favorirà i flussi turistici è pure il presidente dell’Associazione delle agenzia di viaggio in seno alla Camera croata d’economia (HGK), Boris Žgomba, che ha trattato l’argomento nel corso di una tribuna organizzata ieri a Zagabria dall’Ufficio del Parlamento europeo in Croazia e dalla Radio croata (HR). “Si apriranno gli spazi per nuovi investimenti”, ha aggiunto Žgomba, rilevando che i “turisti sono inclini a scegliere destinazioni raggiungibili con quanto meno complicazioni”. A sua volta Mislav Vučić, dell’Organizzazione che raggruppa gli esportatori croati, ha sottolineato che “ogni barriera che cade favorisce gli affari”. Ha avvertito, tuttavia, che l’adesione a Schengen non è una panacea. “Non è la bacchetta magica che ci permetterà di risolvere tutti i nostri problemi”, ha puntualizzato Vučić. Difatti, lo stesso Žgomba, riferendosi al metodo di riscossione dei pedaggi autostradali in uso in Croazia, ha notato che in seguito all’abolizione dei controlli frontalieri non si possono escludere grossi incolonnamenti ai caselli autostradali.
Migrazioni ordinate e legali
A tale proposito il presidente dell’Associazione degli autotrasportatori, Dragutin Kranjčec, ha fatto presente che la maggior parte dei mezzi pesanti che circolano regolarmente lungo la rete autostradale croata è munita di ENC (sostanzialmente l’equivalente croato del Telepass italiano) e che la minaccia per la scorrevolezza del traffico, specie nei fine settimana durante la stagione turistica è rappresentata dalle automobili. All’incontro sono intervenuti pure l’europarlamentare croato Karlo Ressler (HDZ/PPE) e Davor Božinović. Ressler, in merito ai trend sul mercato del lavoro, ha affermato che “servono nuove persone, migrazioni legali e ordinate”. Božinović ha confermato che la Croazia potenzierà i controlli lungo le sue frontiere orientali che ora coincidono con la frontiera esterna dell’Area Schengen, chiarendo che il regime ai valichi di confine con la Bosnia ed Erzegovina il Montenegro e la Serbia rimarrà invariato. Il ministro ha rivelato, inoltre, che l’anno scorso la Polizia frontaliera croata ha eseguito “300 milioni di controlli all’ingresso nel Paese”.

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