Croazia. Il Parlamento si spacca sulle nuove festività

Non tutti sono convinti della bontà della proposta dell’Esecutivo nemmeno tra le file della maggioranza

Bandiere in Riva a Fiume in occasione di una Festività. Foto Željo Jerneić

Il nuovo calendario delle festività proposto dal governo ha suscitato un’accesa discussione al Sabor. I deputati si sono avvicendati ad elencare quali, secondo loro, dovrebbero essere le feste nazionali e le giornate memoriali.
Una delle date che più di ogni altra ha causato discussioni è stata il 22 giugno, Giornata della lotta antifascista, che la Commissione dei veterani di guerra aveva proposto diventasse memoriale. Il ministro dell’Amministrazione, Ivan Malenica, ha confermato che il governo intende rimanere fermo su questa festività, puntualizzando che è stato il primo Presidente, Franjo Tuđman, a istituirla. Altresì, Malenica ha evidenziato che ogni deputato e ogni gruppo parlamentare ha il diritto di presentare emendamenti, mentre chi ha proposto la Legge – in questo caso, il governo – deve esprimere poi il proprio parere in merito. Dopo la sessione, Branko Bačić, presidente del Gruppo parlamentare dell’HDZ, ha affermato che la Commissione dei veterani di guerra ritirerà l’emendamento, dopo che questo sarà stato respinto dal governo.
Un’altra data tirata in ballo dai deputati è stata quella del 30 maggio che, con la nuova Legge, ritornerebbe ad essere la Giornata della statualità. Per Malenica, “è giusto celebrarla il 30 maggio, non soltanto perché è la data in cui è stato costituito il Sabor, ma anche quella in cui sono state prese importanti decisioni che hanno determinato il percorso della Croazia verso l’indipendenza”. Il suo parere è stato condiviso anche da Davor Ivo Stier, il quale ha puntualizzato che “la Costituzione, su cui giurano tutti i deputati, è chiara. In essa è scritto che il popolo croato, nelle prime elezioni democratiche, nel 1990, ha confermato la sua autonomia millenaria. Perciò celebrare la giornata della Statualità il 30 maggio ha radici costituzionali”.
Il presidente dell’HSLS, Darinko Kosor, ha sottolineato che “il 30 maggio è soltanto la data in cui si è costituito il Sabor, nulla di più. “Secondo me, è molto più importante la Giornata dell’indipendenza, l’8 ottobre, che vorrei rimanesse festa nazionale. Non desidero entrare negli aspetti politici che spingono i deputati a proporre date e festività, ma la Giornata dell’indipendenza è molto di più, perché in tale data la maggioranza dei deputati ha deciso di staccarsi dall’ex Stato”. Per Kosor, “la Giornata dell’indipendenza è, accanto alla Giornata della vittoria, la festa laica più importante e tale deve rimanere”.
La proposta del governo di celebrare il 18 novembre la Giornata in memoria delle vittime di Vukovar e di Škabrnja, è stata accolta con stupore da Vesna Pusić, la quale ritiene che la “festività per definizione significa celebrazione della comunità. Per me è inimmaginabile istituire una festività che ricordi la caduta di Vukovar e di Škabrnja. Significa affermare la cultura della morte. Questa dovrebbe essere una giornata memoriale, non si può festeggiare una tragedia, la sconfitta dell’umanità”. Per il suo collega di partito, Goran Beus Richemberg, “si deve celebrare la pace, non la guerra. Bisognerebbe festeggiare la giornata in cui Vukovar è stata liberata”.
Nella selva di vecchie e nuove festività e giornate memoriali, il deputato dell’HDZ Željko Raguž ha proposto che “il Sabor decida se istituire o meno la Giornata dell’emigrazione dalla Croazia”.

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