Croazia. I vantaggi dell’Ue

Dal luglio 2013 ad oggi sono cambiate molte cose. L’ingresso nell’Unione europea ha sicuramente migliorato lo standard di vita dei cittadini, ma anche le casse dello Stato ne hanno beneficiato, soprattutto ora che arrivano i soldi del Piano nazionale di ripresa e resilienza

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Croazia. I vantaggi dell’Ue

Otto anni e mezzo sono passati dal luglio 2013 quando la Croazia è diventata membro dell’Unione europea. Ora sta per accedere (entro l’estate 2022 secondo fonti ufficiose) anche allo Spazio Schengen. Importanti traguardi per il giovane Stato croato. Ma per i cittadini l’adesione alla grande famiglia europea ha avuto più vantaggi o svantaggi? In questo senso ci arrivano in soccorso i dati ufficiali di varie istituzioni. Partiamo dai risparmi. In base ai dati della Banca centrale croata (HNB), nel luglio del 2013 i croati tenevano in banca 151 miliardi di kune, mentre i risparmi all’inizio del mese di novembre 2022 ammontano a 232 miliardi di kune. Quindi, con l’ingresso nell’Ue, i conti bancari sono stati ingrossati di circa due terzi, grazie soprattutto al turismo, poiché in questa speciale graduatoria primeggiano le regioni che s’affacciano sull’Adriatico, Istria in primis.
Prezzi impazziti
Le regioni “turistiche” hanno sfruttato al meglio l’adesione all’Unione europea, e fino allo scoppio della pandemia di Covid, i prezzi degli immobili in queste zone sono letteralmente impazziti. Ad Abbazia, Ragusa (Dubrovnik), Rovigno, sull’isola di Lesina e in tanti altri luoghi da favola sulla costa croata, il prezzo dii un metro quadrato si aggirava attorno ai 2-3mila euro, mentre ora, soprattutto per le case affacciate sul mare, bisogna spendere almeno il doppio. Anzi, secondo gli esperti del settori, il loro valore è cresciuto in media del 70 pe cento. Aumento consistente anche per i terreni edili e non solo perché il materiale e la forza lavoro ha subito un’impennata dei prezzi, ma soprattutto per il notevole interesse dimostrato dagli investitori per costruire in Croazia. Rimanendo in tema d’immobili, va detto che l’86 per cento dei croati è proprietario di una casa o di un appartamento, rispetto alle media Ue del 50 p.c. circa. La grande crisi che ha colpito il mondo nel 2008, ha avuto anche un effetto pesante sui proprietari degli immobili, di cui una buona fetta ha dovuto chiudere i propri obblighi verso le banche o a cambiare strategia per restituire le rate dei mutui. Perciò, ora il 9 per cento di questi immobili sono sotto ipoteca.
Capitolo automobili. L’età media del parco macchine in Croazia è di ben 12 anni, mentre gli automobilisti croati continuano ad acquistare vetture di seconda mano rispetto a quelle nuove. Però, il parco macchine è cresciuto di un quinto dal 2013 ad oggi. Sulle strade croate, infatti, circolano 2.312.280 veicoli, mentre 8 anni fa erano 1.902.630 le immatricolazioni registrate nelle stazioni di revisione.
La pensione su di 1.600 kune
L’ingresso nell’Unione europea ha fatto bene anche ai pensionati. Alla fine del 2013 la quiescenza media in Croazia ammontava a 2.460,83 kune, mentre oggi raggiunge le 4.067,77 kuna. Buona anche la notizia che circa 400mila cittadini riescono a risparmiare per la pensione, versando una parte del proprio stipendio nel terzo pilone previdenziale, nelle cui casse si trovano attualmente 7,3 miliardi di kune.
Ripresa e resilienza
In base ai dati del Ministero delle Finanze, la Croazia dal 2013 e fino al 17 novembre 2021, ha versato nel Bilancio dell’Unione europea 29,88 miliardi di kune, mentre i mezzi finanziari che hanno intrapreso il senso inverso, ossia che sono stati pagati da Bruxelles a Zagabria, ammontano a 79,70 miliardi di kune, incluso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Complessivamente, la differenza tra i mezzi versati dall’Ue alla Croazia e quelli pagati da Zagabria a Bruxelles ammonta a 49,82 miliardi di kune, Pnrr compreso, ossia 43,69 miliardi di kune, Pnrr escluso.
Crescita degli stipendi
Per la prima volta dal suo ingresso, la Croazia ha un notevole vantaggio proveniente dall’Ue, grazie soprattutto al Piano nazionale di ripresa e resilienza, approvato da Bruxelles per far ripartire l’economia di tutti i Paesi membri. Ma l’adesione ha permesso a Zagabria di avere un rating di credito stabile sui mercati finanziari mondiali, rendendo lo standard di vita accettabile. In questo senso, nel periodo dal luglio 2013 alla fine del 2020 gli stipendi sono aumentati del 27,7 per cento, passando da 5.486 kune alle 6.999 kune.
Nei sette anni precedenti all’adesione, le paghe crescevano a un ritmo del 22,4 per cento. La lievitazione è stata in parte possibile grazie alle riforme fiscali, nell’ambito delle quali lo Stato ha tamponato il calo delle entrate dalle imposte facendo affidamento ai fondi Ue.
L’inflazione, infine, è stata tenuta a bada per tutto questo periodo, ad eccezione degli ultimi mesi di quest’anno, in cui il tasso è tornato a salire in modo preoccupante a livello mondiale.
Import-export e forza lavoro
Naturalmente, anche l’economia ha beneficiato dell’ingresso della Croazia nell’Ue, soprattutto riuscendo a piazzare più facilmente i propri prodotti sui mercati stranieri, quelli tedeschi e italiani in primis. Gli indici dimostrano che continua a crescere il trend di copertura dell’importazione con l’esportazione, anche se la differenza rimane a favore dell’importo con una forbice di 9,5 miliardi di kune.
Una delle più importanti differenze è rappresentato dal mercato del lavoro, che con l’adesione all’Ue si è completamente aperto. In questo senso, la Croazia ha perso un notevole numero di lavoratori, che hanno sfruttato l’occasione per recarsi all’estero e guadagnare molto di più.

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