L’Ufficio di Zagabria della Procura europea (EPPO) ha sporto denuncia contro tre persone e una società commerciale nell’ambito di un’indagine su una presunta frode ai danni del Fondo di solidarietà dell’Unione europea destinato alla ricostruzione post terremoto. Secondo gli investigatori europei, gli imputati avrebbero tentato di ottenere in modo illecito circa 2,5 milioni di euro attraverso documentazione falsificata relativa ai danni provocati dal sisma che nel dicembre 2020 colpì la regione di Sisak e della Moslavina.
La richiesta di fondi per la ricostruzione
L’inchiesta riguarda il periodo compreso tra gennaio 2022 e ottobre 2023. Uno degli imputati, proprietario della società coinvolta, avrebbe presentato domanda a un bando del Ministero dell’Economia e dello Sviluppo sostenibile croato, destinato al ripristino delle infrastrutture energetiche danneggiate dal terremoto. Per accedere ai finanziamenti europei era necessario dimostrare che i danni agli impianti elettrici e alla rete energetica fossero stati causati direttamente dal sisma. Secondo l’accusa, proprio su questo punto sarebbe stata costruita la frode.
Documenti falsi e danni gonfiati
Le indagini dell’EPPO sostengono che il proprietario della società avrebbe organizzato la falsificazione dei documenti con l’aiuto di altri due imputati: un perito giudiziario specializzato in edilizia e un ingegnere elettrotecnico autorizzato.
Nei documenti presentati alle autorità, gli imputati avrebbero dunque dichiarato falsamente che l’infrastruttura energetica della società era stata danneggiata dal terremoto. Inoltre, il consulente tecnico avrebbe artificialmente gonfiato i costi necessari per la riparazione della rete elettrica, aumentando in modo ingiustificato l’entità dell’intervento finanziabile.
I finanziamenti europei e il sequestro dei beni
Sulla base della documentazione presentata, il ministero croato avrebbe approvato un finanziamento di circa 2,5 milioni di euro provenienti dal Fondo di solidarietà Ue. Di questa cifra, circa 1,7 milioni di euro sarebbero già stati versati alla società imputata per spese che, secondo gli investigatori europei, non erano in realtà ammissibili ai contributi comunitari. Su richiesta della Procura europea, il giudice per le indagini preliminari ha disposto il congelamento di beni e fondi societari per un valore di oltre 1,5 milioni di euro, misura finalizzata a garantire il possibile recupero del profitto illecito.
L’EPPO ha precisato che, in caso di condanna definitiva, gli imputati rischiano pene detentive fino a dieci anni di reclusione.
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